05 November 2019

L'ulivo, albero del mito e della civiltà.
Il racconto di Monica Centanni

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  • Amelia Cartia

“Albero non piantato da mano d’uomo, che da sé ricresce, terrore delle lance nemiche, che in questa terra soprattutto germoglia: l'argenteo ulivo, che nutre i nostri figli”. Sofocle - Edipo a Colono

C’è una radice che dice un posto: ne dice la natura e perfino il destino. Anticipa la nascita di una civiltà, e la definisce a partire dai suoi confini, senza che questi vengano fermati dal mare. Pianta sacra ad Atena, l’ulivo nasce dalla lancia della dea in armi che dà il nome alla capitale Attica: simbolo con le radici di una civiltà mobile, simbolo della pace nato da un’arma di guerra. In questo tempo di frantoi a raccontarne la storia è Monica Centanni, docente di lingua e letteratura greca presso gli Atenei di Venezia e Catania.

“Nasce sui bordi del Mediterraneo, l’ulivo, e spesso falliscono i tentativi di trapiantarlo altrove. Mentre il vino si produce anche fuori dall’Europa, la produzione dell’olio d’oliva è ben più rara fuori. È un dono di Atena, ed è ‘site-specific’”.

Contorto come il suo legno, il percorso della pianta d’ulivo s’intreccia nella storia e nel mito all’origine del popolo greco, e dei popoli mediterranei. “Prima della fondazione della città di Atene - spiega Monica Centanni - Atena, dea in armi, si contese il patronato della regione Attica con Poseidone, che erroneamente viene associato solo al mare: nella tripartizione del nome del divino a lui spettò infatti il dominio sulla crosta terrestre, a Zeus il cielo e ad Ade gli Inferi. Tutto nel mito ha una corrispondenza concreta: con quella contesa la città è chiamata a capire su quale simbolo possa precipitare il senso del suo essere. Da un gesto di Poseidone sgorga una sorgente, e dalla lancia di Atena, piantata sull’Acropoli, nasce subito un ulivo: viene convocata una votazione, e sono i cittadini a scegliere per sé il nome e la protezione di Atena. È un simbolo della pace, ma non secondo l’odierno senso “pacifista”: Atena difende. Il suo dono rimane - secondo il mito è ancora lì, sotto l’Eretteo, sull’Acropoli - e rinasce, dopo essere stato bruciato dai Persiani durante l’assedio del 480. Secondo Erodoto sarebbe tornato in vita in una notte. L’ulivo è simbolo di una civiltà mobile: Atena e Atene si corrispondono, fin dalle colonizzazioni dell’VIII secolo, che hanno coperto tutte le sponde del Mediterraneo.

Il mito di Atena e Poseidone

Il mito di Atena e Poseidone

Questa espansione dimostra come la Grecia sia nata altrove: una possibilità che l’ulivo ben rappresenta, quella di uno sradicamento, di una identità non territoriale ma politica. Solo nel V secolo a.C. si imporrà un’egemonia ateniese. Ed è con l’attacco di Serse al cuore dell’Acropoli che nasce l’idea di Grecia, che supera il profilo delle poleis: ancora una volta torna l’immagine del legno. È Temistocle a proporre di interpretare l’oracolo della Pizia, “difendetevi con mura di legno” come un invito a lasciare la città e ad andare sulle navi: la città non consiste nel radicamento nel territorio ma è fatta dai cittadini, esiste comunque, anche se il suo cuore è profanato e incendiato. La storia dei Persiani, poi, è da brividi: solo sette anni dopo Eschilo la mise in scena ambientandola nella reggia del nemico, facendoci piangere - "noi Ateniesi" - per Serse. Come se nel 2007, a parti inverse, avessimo rappresentato la madre di Osama Bin Laden che chiede “Dov’è mio figlio?”. Solo che la regina di Persia nemmeno lo sapeva dove fosse la piccola Atene. Il simbolo dell’ulivo torna non solo nel mito fondativo della città, ma anche nella sua rinascita, dopo che il grande nemico l’ha distrutto: c’è un’anima che vive al di là del radicamento, il suo simbolo sono i rami contorti e le foglie argentee, non le radici". Ed è ancora Eschilo a rappresentare il popolo attraverso la sua dea. “Il tragediografo guerriero dà l’immagine di Atena con lo scudo e le braccia aperte: in epoca bizantina quella immagine, cui è stato aggiunto il Bambino, è stata trasformata nella Madonna, che con le braccia aperte, protegge la città. È, quella della dea, l’immagine di una città in armi perché si difende. È politica, Atena, e la politica è metafora della tessitura, non viceversa: Atena è prima di tutto dea del telaio, ha la sapienza profondissima di conoscere il progetto complessivo e la precisione del punto, per poi tessere il disegno generale”. Ed è questa la politica: un telaio. Di legno d’ulivo

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Monica Centanni
Filologo classico di formazione, è studiosa del teatro antico (drammaturgia, strutture, funzione politica della tragedia greca; riprese del dramma classico nel Novecento); di storia della tradizione classica nella cultura artistica e letteraria, dall’antico al contemporaneo. Su questi temi è autore di studi e monografie e ha curato mostre ed eventi teatrali.

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