11 ottobre 2019

Il sogno, un’abitudine della notte

  • Di Salvatore Conforti

“Che cos’è il sogno? È un’abitudine della notte”. La definizione non è del sottoscritto ma scaturisce da una riflessione derivante dalla pratica filosofica in classe ed è stata espressa da Elisa, una bambina di sette anni. Così come, tra le tante, sono significative queste parole di Luca, studente di otto anni: “Il destino è un libro bianco che si scrive da solo, che ognuno nasconde, in una parte della realtà a noi ancora ignota”. Si tratta di alcuni esempi del lavoro che in una scuola romana, l’Istituto comprensivo Borgoncini Duca, andiamo portando avanti da quattro anni: fare filosofia con i bambini e i ragazzi del primo ciclo scolastico. Una pratica che, nelle intenzioni dei promotori, può rappresentare la rivoluzione pedagogica oggi necessaria e che di fronte al rischio di una deriva burocratica tutta giocata su astratte competenze può riportare la scuola alla sua matrice originaria, quella della paideia classica in cui il leggere, lo scrivere e il far di conto avevano come presupposto quello di imparare a pensare.

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Nel dettaglio, il percorso prevede l’applicazione nelle classi della “pratica” del dialogo filosofico, attraverso la modalità socratica di domande sollecitate e attivate negli alunni. L’obiettivo è di sollecitare il pensiero e di aiutare a impostare una vera e propria pratica filosofica. In questo senso, seguendo il curricolo internazionale della Philosophy for Children messo a punto da Matthew Lipman, più che di un rovesciamento, dovremmo parlare di un cambio di prospettiva: la scuola non solo come luogo della preparazione all’esistenza, ma anche come strumento per riflettere sull’esistente.

Dopo l’avvio nell’anno scolastico 2016-2017 – e dopo avere avviato una collaborazione con il CRIF (Centro di ricerca per l’indagine filosofica, organismo accreditato dal Miur) e con il Prof. Antonio Cosentino – quest’anno il sottoscritto è stato ufficialmente designato a svolgere tutte le sue ore di insegnamento di ruolo nella scuola primaria non in una disciplina o l’altra ma sotto la dicitura di “Filosofia”. Mi occupo, nello specifico, di un’ora di “pratica filosofica” in tutte le classi del plesso scolastico in cui lavoro. E non si tratta di un progetto, ma di ore curricolari: è il primo esempio in Italia. Per maggio è in preparazione un Festival della Philosophy for Children a Villa Pamphili. Chissà che il sogno di un’estensione della Filosofia in tutta la scuola italiana, di ogni ordine e grado non diventi realtà? Una riforma della scuola dal cuore antico ma adeguata a una società sempre più complessa.

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