18 ottobre 2019

Memorie della modernità. La Rolleiflex

  • Di Lorenzo Fiori

Quanti momenti indimenticabili avrà mai immortalato il meraviglioso parallelepipedo Rolleiflex in poco più di novant’anni di vita?

Un gioiello di tecnologia ottica e meccanica, sofisticato e geniale per risolvere tante limitazioni degli albori della fotografia: gli scambi vetro smerigliato / porta-lastre, l’uso del treppiede, la portabilità, tutto per essere pronti allo scatto, per immortale un ricordo, un sogno, una intuizione del proprio sentimento.

Tutto queste limitazioni furono rimosse grazie all’allora “civiltà delle macchine” che aveva messo a punto molta innovazione nei processi produttivi della meccanica, come per esempio la riduzione delle tolleranze e lo stampaggio inventando le pellicole a rotolo.

Artefici di questo meraviglioso parallelepipedo furono agli inizi degli anni ’20 Paul Franke e Reihnold Heidecke che avevano lavorato per una azienda che aveva prodotto una fotocamera stereoscopica con 3 ottiche, due per la ripresa e una per la visione. Avevano imparato molto e il parallelepipedo era un po’ una evoluzione ingegneristica di quella fotocamera.

Un apparecchio robusto, affidabile, con una ergonomia intelligente per avanzare la pellicola con la manovella laterale accompagnata dalla sua silenziosa musica del cinematismo meccanico, il bottone laterale per la messa a fuoco integrando l’ago dell’esposimetro, e poi il mirino e tante altre ingegnose soluzioni.

In questo anniversario vinciano è bello ricordare un commento di Giulio Forti – giornalista e grande esperto di fotografia – che nel 2017 scriveva della Rollefleix , una fotocamera che aveva “…..una magia nascosta che regalava a tutti i possessori questo plus senza che la maggior parte se ne accorgesse. Non solo con lei al collo si inquadra e si mette a fuoco sul grande vetro smerigliato: è che l’obiettivo di ripresa (quello in basso), capita più o meno all’altezza dell’ombelico. Il quale, come chiarisce l’Uomo Vitruviano di Leonardo è al centro di quel cerchio che mostra le proporzioni del corpo umano. Dunque, se l’asse ottico va da ombelico ad ombelico, il soggetto (in piedi come il fotografo) apparirà perfettamente proporzionato e quindi più bello” parole che suonano quasi una poesia e forse, anzi no certamente è anche il bello della civiltà delle macchine.

Foto scattata con la Rolleiflex

Foto scattata con la Rolleiflex

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