15 ottobre 2019

Minima Materialia, memorie della modernità. Mangiadischi e 45 giri

  • Di Oriano Giovanelli

Il presente si chiama Spotify, preceduto dall’Ipod, dal cd, dall’ LP e dalle musicassette. Ma ci fu un periodo fra la metà dei ‘50 e la fine dei ‘60 che la diffusione popolare della musica si chiamò 45 giri e il suo principale veicolo giovanile Mangiadischi. Il 45 giri fu un vero e proprio tornado che abbatte le mura erette dalle élite musicali benestanti , quelle che adoravano ascoltare la musica classica o il melodramma prima con i rari 78 giri e poi con i sempre poco avvicinabili 33 giri. Anche gli amanti del jazz facevano parte di quella schiera acculturata e ristretta. Chi poteva mai permettersi un 33 giri d’importazione se non chi sapeva bene cosa volesse ascoltare ed era disposto a pagare parecchio per farlo! Ecco che con il boom dei consumi fra il 1952/54 esplodono i 45 giri. Tutti possono avvicinarsi al suo costo, stanno alla musica come l’amata Fiat 500 sta alle automobili. “Quando Quando Quando” e “Nel blu dipinto di blu” sono fra i più venduti nel mondo ma senza 45 giri non avremmo forse avuto i fenomeni Morandi, Pavone, Mina, Little Tony, i Pooh.

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La forza del 45 giri non fu solo la sua accessibilità economica, crebbero le gare canore dai festival più noti, Castrocaro, il Disco per l’Estate a quelli che proliferarono in ogni angolo delle città e della provincia italiana. Ci fu il fenomeno dei “complessi” tutti alla ricerca della incisione del 45 giri con cui uscire dai garage. Ma la sua forza maggiore probabilmente stette nel fatto che il 45 giri si legò all’ idea nuova di mobilità che stava affascinando gli italiani. Un bisogno irrefrenabile di muoversi. Il 45 giri si poteva spostare facilmente, nacquero comodi raccoglitori, lo potevi mettere in borsa, te lo potevi scambiare come si faceva con le figurine Panini. Ma soprattutto con pochi e selezionati 45 giri potevi organizzare delle feste ovunque, creare ambienti intimi con qualche lampadina colorata o semplicemente spegnendo la luce della stanza per fare atmosfera.

Oltre alle prime minigonne e ai primi trucchi sui visi delle ragazze ci pensava la musica a fare il resto: lo shake per scaldare il lento per stringere. Tutto questo ben di Dio non si sarebbe potuto organizzare senza quel quasi giocattolo dal nome Mangiadischi, di forme e colori diversi, dotato di un manico retrattile che potevi portarlo davvero dovunque, vero strumento di una modernità tecnologica irriverente. Noi che vivevamo ai margini delle città, anche se la città era una capitale mondiale dell’arte come Urbino, conoscemmo anche un altro fenomeno: il venditore ambulante di 45 giri. Erano incisioni non originali delle canzoni più famose, costavano ovviamente meno ma per gente con pochi mezzi come noi andava bene ugualmente e per convincere la mamma o la nonna a fare la spesa magari compravi anche la registrazione di un discorso famoso di Papa Giovanni XXIII rigorosamente in 45 giri da ascoltare nel Mangiadischi. La Chiesa ha sempre avuto la vista lunga.

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