29 May 2020

Postumanesimo, metaumanesimo, transumanesimo: come andare oltre l’umano

  • Di Stefan Lorenz Sorgner

Uso la formula “filosofia postumana” per riferirmi alla grande varietà di approcci contemporanei che condividono la volontà di trascendere, con modalità differenti, l’umanesimo. La sottile distinzione esistente tra di essi sfugge non solo al pubblico più istruito, ma persino agli accademici. L’eterogeneità del background culturale e dei criteri di riflessione, infatti, rende necessario per qualsiasi indagine critico-filosofica distinguere tra le varie metodologie. Prima di procedere, è bene presentare però anche alcune delle caratteristiche comuni che giustificano la possibilità di indicarle attraverso un’unica definizione, quella di “filosofie postumane”.

Tre sono gli aspetti condivisi: in primo luogo, tutti gli approcci utilizzano la parola “postumano”, ma, poiché al termine viene associata una pluralità di significati, è necessario sempre chiarire a quale specifica accezione si stia facendo riferimento. In secondo luogo, viene condiviso l’obiettivo di superare l’umanesimo attraverso strade diverse. Ancora una volta, questa affermazione ha bisogno di una puntualizzazione. Molti studiosi, infatti, la ritengono sbagliata o che necessiti di ulteriori spiegazioni, soprattutto i postumanisti critici, i quali percepiscono i transumanisti come “iperumanisti” o umanisti sotto steroidi; il loro giudizio è basato su una comprensione semplicistica dei vari movimenti. Qualsiasi analisi critica che tenga conto della grande varietà degli approcci di questi movimenti culturali deve giungere a un’altra conclusione. In terzo luogo, viene preso seriamente in considerazione l’impatto delle tecnologie emergenti. Quest’affermazione è un po’ meno controversa rispetto alle precedenti. Alcuni postumanisti critici, tuttavia, sottolineano come la non dualità sia più importante del coinvolgimento del fattore tecnologico. Se si avvalora il concetto di non dualità, infatti, si hanno chiaramente delle implicazioni immediate sulla relazione essere umano-tecnologia.

Ciò che è palesemente diverso tra i metodi che pretendono di andare oltre l’umanesimo è il loro “pedigree” culturale. Uso la metafora del “pedigree” perché tutti gli approcci contemplano una più stretta relazione tra gli umani e gli animali non umani: il postumanesimo è, infatti, un ulteriore sviluppo delle filosofie postmoderne, in particolare delle teorie di Giles Deleuze e Michel Foucault; il transumanesimo, invece, è radicato nella tradizione evoluzionista angloamericana. Infine, il metaumanesimo è fortemente connesso a Eraclito e Nietzsche e presenta tracce relazionali con tutti gli altri movimenti.

Le successive brevi caratterizzazioni provano ad associare ognuno dei tre approcci ad alcune peculiarità specifiche. In sintesi, il postumanesimo critico riguarda il pensare e l’agire in modo non dualistico, non essenzialista, non antropocentrico e non gerarchico. Il transumanesimo contempla l’uso delle tecnologie per trascendere le nostre attuali limitazioni, in quanto questo aumenterebbe la possibilità per le persone di vivere un’esistenza migliore. Il transumanesimo basato sull’utilizzo di substrati di silicio intende il postumano come una mente “uploadata”; mentre quello basato sul carbonio ritiene più plausibile che il postumano appartenga a una nuova specie, o che faccia ancora parte di quella umana, ma con delle evidenze che superino in maniera significativa i tratti che gli esseri umani attualmente possiedono. Le tecnologie più promettenti per realizzare questi obiettivi sono l’ingegneria genetica e l’upgrade delle persone attraverso chip mobili integrati nel corpo. Il metaumanesimo rappresenta un approccio alternativo. Esso va oltre l’umanesimo, ma si trova anche tra il transumanesimo e il postumanesimo.

In greco antico, infatti, “meta” significa sia “oltre”, sia “tra”. Il termine “postumanesimo” è stato coniato da Ihab Hassan nel 1977: «per quanto concerne il postumanesimo, l’aspetto più rilevante della dialettica prometeica riguarda l’immaginazione e la scienza, il mito e la tecnologia, la terra e il cielo, due regni che tendono verso uno». Qui, appare anche la nozione di “filosofia postumanista”. Il concetto di “transumanesimo”, invece, risale a un articolo di Julian Huxley del 1951: «Una filosofia tanto vasta potrebbe forse essere chiamata transumanesimo e non umanesimo, poiché quest’ultimo presenta connotazioni poco soddisfacenti. Si tratta dell’idea dell’umanità che prova a superare i propri limiti per arrivare a una fruizione completa; è la presa di coscienza che sia gli sviluppi individuali sia quelli sociali sono processi di auto-trasformazione». Le nozioni di “post” e “transumano” in senso transumanista appaiono sicuramente nell’articolo “Transhumans-verso una dimensione postumanista». Infine, il metaumanesimo è stato sviluppato da Jaime del Val e da me medesimo: «Il metaumanesimo è una critica di alcune premesse fondanti dell’umanesimo, come il libero arbitrio, l’autonomia e la superiorità degli anthropoi dovuta alla loro razionalità. Approfondisce la visione del corpo come un campo di forze relazionali in movimento e della realtà come l’incarnazione di un processo di divenire immanente, il quale non si conclude necessariamente con forme o identità definite, ma può svilupparsi in un’amorfogenesi senza fine. I mostri sono strategie promettenti per rappresentare questo sviluppo lontano dall’umanesimo». Il metaumanesimo presenta alcune importanti peculiarità: la pluralità, il prospettivismo, la relazionalità e l’ontologia non dualistica del divenire permanente in tutti gli aspetti; oltre a queste, però, può ibridarsi con una serie di linee filosofiche diverse.

Definito “l’idea più pericolosa del mondo” da Francis Fukuyama nel 2004, da allora, il transumanesimo ha conquistato l’attenzione del pubblico. Dan Brown ne scrive esplicitamente nel suo romanzo “Inferno” così come molte serie TV fanno riferimento a concetti transumanisti, da “The Big Bang Theory”, passando per “Westworld” e “Altered Carbon”, fino ad arrivare a “Black Mirror”. Hollywood ha sviluppato le idee centrali del transumanesimo in pellicole come “Transcendence” (2014) con Johnny Depp. Ultimo, ma non meno importante, molti imprenditori di punta della Silicon Valley si considerano transumanisti, tra questi Ray Kurzweil, Peter Thiel, Martine Rothblatt ed Elon Musk. Negli Stati Uniti esiste anche un partito transumanista, il cui fondatore, Zoltan Istvan, è stato anche candidato alle presidenziali. Ogni 2000” (1974) di Fereidoun M. Esfandiary: «in viaggio oltre l’animale e oltre il transumano – volta che il termine “postumano” emerge nei dibattiti pubblici, le persone lo associano subito al transumanesimo.

(In copertina) perFashion Styley, Ahmet Atil Akar, immagine realizzata con ZBrush, KeyShot e Photoshop CC. (Sopra) Organs Without Bodies – Improvised/Involuntary/ Automated, Stelarc, 2015, Second Life performance, 7th Beyond Humanism Conference, Seul

(In copertina) perFashion Styley, Ahmet Atil Akar, immagine realizzata con ZBrush, KeyShot e Photoshop CC. (Sopra) Organs Without Bodies – Improvised/Involuntary/ Automated, Stelarc, 2015, Second Life performance, 7th Beyond Humanism Conference, Seul

Nonostante quindi i transumanisti appaiano in riviste famose, servizi e dibattiti pubblici, questi non vengono mai presi sul serio dal mondo accademico. Sembra esserci infatti un pregiudizio ampiamente condiviso, in particolare nelle scienze umane e sociali, secondo le quali il pensiero transumanista è del tutto inconsistente dal punto di vista filosofico. In effetti, molti non possiedono una formazione strettamente umanistica, ma rimangono legati a un modo di pensare lineare fondato principalmente sull’affidabilità dei dati scientifici e sull’etica utilitaristica. Molte opinioni espresse dai transumanisti sembrano implicare una trascuratezza intellettuale che emerge soprattutto quando questi sostengono l’approssimarsi dell’immortalità individuale. Dopo ulteriori approfondimenti, appare chiaro che quanto dicono molto spesso non corrisponde a quello che intendono. Quando si riferiscono al concetto di “immortalità” il più delle volte stanno semplicemente affermando la possibilità di prolungare la durata della vita in salute, un obiettivo di fatto condiviso da tante persone.

Al contrario, i postumanisti critici hanno una formazione accademica molto forte che permette loro di esprimersi in maniera assai più cauta. Possiedono infatti una solida preparazione, fondata sugli studi di genere, sulla critica letteraria e sulla teoria dei media.

Set di sessanta teste in miniatura usate in frenologia, William Bally, 1831, Wellcome Collection, Londra

Set di sessanta teste in miniatura usate in frenologia, William Bally, 1831, Wellcome Collection, Londra

Il metaumanesimo, infine, può affermarsi in vari contesti culturali. L’interpretazione metaumanista viene impiegata in una grande varietà di ambiti: nel contesto artistico, ad esempio, dove l’ambiguità non rappresenta una carenza ma un vantaggio. Un artista che è stato e può essere associato a tutti e tre i movimenti culturali è Stelarc che ha dato vita a performance incredibili in tempi in cui nessuna di queste correnti di pensiero aveva ancora conquistato un più ampio riconoscimento. Tra le altre, “Second Life” – presentata alla 7° Beyond Humanism Conference di Seul (2015) – è diventata l’emblema della possibile coesistenza di tutti e tre gli approcci citati. Durante questa performance, Stelarc interagisce con altri partecipanti attraverso la piattaforma on-line omonima: collocati fisicamente in diversi continenti del pianeta, essi sono tuttavia presenti nello stesso momento nel mondo virtuale, dove riescono effettivamente a relazionarsi. A Seul qualcuno dell’audience è responsabile di un avatar; mentre l’artista ne controlla un altro attraverso il suo corpo: il lato sinistro viene gestito coscientemente dal performer attraverso dei sensori, i movimenti del lato destro, invece, vengono determinati da un algoritmo irregolare i cui impulsi provocano azioni involontarie sul suo corpo. La metà destra è controllata da un algoritmo, la sinistra da Stelarc stesso. I sensori posizionati su tutte le parti del suo corpo fanno muovere l’avatar su Second Life, facendolo interagire con tutti gli altri. L’interazione avviene quindi in un luogo virtuale, ma le persone responsabili dell’interazione si trovano in diverse parti del mondo reale. La consueta struttura soggetto-oggetto delle relazioni umane viene assottigliata sia sfidando la concezione tradizionale della responsabilità delle azioni di una persona, sia sollevando il problema di dove avviene questa interazione. Di conseguenza si pone anche la questione della relazione tra entità al silicio ed entità al carbonio. In questa performance vengono affrontate molte delle sfide filosofiche cruciali dibattute dai postumanisti critici. Anche la domanda su come dovrebbe essere classificata da un punto di vista storico-artistico non è di facile risposta perché essa mette in luce interrogativi filosofici complessi e di grande rilevanza nel mondo contemporaneo.

Va sottolineato che la cooperazione intellettuale, artistica e scientifica è necessaria per affrontare l’impatto delle tecnologie emergenti. Le menti migliori delle varie tradizioni e discipline devono unirsi per interrogarsi su alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo. C’è bisogno di discussioni tra intellettuali di una grande varietà di approcci, che devono affrontare la complessità di problemi sociali, culturali ed etici contemporanei. Questo è il motivo per cui assieme a Sangkyu Shin, James Hughes, in collaborazione con la Penn State University Press, abbiamo fondato, nel 2017, il “Journal of Posthuman Studies”, che è la prima rivista in double-blind e peer reviewed esplicitamente dedicata al postumano. Attendo i vostri contributi e tutte le stimolanti discussioni che possono alimentare il dibattito sul postumano.

I transumanisti non vengono mai presi sul serio dal mondo accademico: sembra esserci un pregiudizio ampiamente condiviso, in particolare nelle scienze umane e sociali, secondo le quali il pensiero transumanista è del tutto inconsistente dal punto di vista filosofico

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