09 December 2020

Dalle Smart city alle Healthy city

  • Di Laura Polverari

Più sostenibile, più salutare e soprattutto più inclusiva. Oggi il nuovo modello di città intelligente si sta focalizzando su questi obiettivi, diventati prioritari a seguito dell'emergenza sanitaria da Covid-19. I progetti che vedono l'impiego delle nuove tecnologie, e in particolare l'utilizzo dell'intelligenza artificiale, rispondono a dei parametri che hanno un unico comune denominatore: il miglioramento della salute del cittadino.

Il dibattito è aperto da mesi: in che modo si possono rigenerare le città che in questa congiuntura sanitaria, sociale ed economica del tutto eccezionale, sembrano ora svuotarsi di persone e prospettive? La sfida è ambiziosa e le soluzioni messe in campo devono tenere conto dell'aumento di due miliardi della popolazione mondiale, che nel 2050 passerà dagli attuali 7,7 a 9,7 miliardi, prima di raggiungere un picco di quasi 11 miliardi entro la fine del secolo, secondo gli ultimi dati delle Nazioni Unite. In Europa il 60-70% della popolazione si concentrerà all'interno dei centri urbani. E se le città occupano meno del 2% del territorio mondiale totale, producono oltre il 70% delle emissioni di carbonio. Quindi è necessario un cambio di visione per renderle più attrattive e funzionali, per trasformarle e ridisegnarle a misura d'uomo. Città vivibili e resilienti, cioè in grado di mettere in atto tutte le misure che contribuiscono alla diminuzione dell'impatto al cambiamento climatico. Capaci di migliorare in modo incisivo la qualità di vita dei cittadini, a partire dalle fasce più deboli come gli anziani, i disabili e i malati cronici. Centri urbani che siano al servizio del benessere dell'uomo.

Una città più inclusiva

Persegue questi obiettivi Pleinair. Il progetto multi-partner finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nel 2019, terminerà nel 2022, e si propone di riprogettare parchi intelligenti come contesti liberi e inclusivi, che favoriscano stili di vita sani per tutte le fasce di età e secondo le abilità di ciascuno. Così gli arredi urbani come le panchine e gli attrezzi ludici e quelli utilizzati per l'attività motoria saranno dotati di sensori in grado di riconoscere l'utente e di adattare in modo dinamico le sue prestazioni sia morfologiche che funzionali. Le nuove tipologie di arredi sfrutteranno gli OSO – Outdoor Smart Objects - basati su tecnologie IoT e applicazioni software che utilizzando i Big data, permetteranno la programmazione di esercizi motori e di strategie motivazionali personalizzate. Il risultato sarà una applicazione che seguirà l'utente anche fuori dal parco.

«Sappiamo che gli anziani tendono a uscire poco, l'app ricorderà loro che in un orario preciso, per esempio, si riunirà un gruppo di animazione, e questo li motiverà a frequentare il parco e a svolgere attività fisica», spiega l'ingegnere Massimiliano Malavasi, coordinatore operativo della onlus A.I.A.S. Bo-WeCareMore, il centro per l'innovazione che all'interno del progetto si occupa di effettuare un’analisi dell’utilità percepita, usabilità e accettabilità del sistema da parte dei target utenti.

Pleinair promuove contesti inclusivi e una socialità transgenerazionale. Ma la pandemia ha inevitabilmente modificato questi obiettivi. «Una parte del progetto tratterà delle implicazioni del Coronavirus. E in attesa di un ritorno alla normalità ci stiamo concentrando sullo sviluppo di scenari aggiuntivi che facilitino il tracciamento e il distanziamento. Senza entrare nel comportamento del singolo utente, la app può dare informazioni per sapere quando frequentare il parco ed evitare quindi gli assembramenti».

Perciò l'emergenza sanitaria ha sdoganato l'importanza dell'utilizzo delle nuove tecnologie per fini sociali.«Ora c'è un alto livello di consapevolezza che renderà molto più facile sviluppare tecnologie che favoriscano l'inclusione: il problema degli anziani non connessi, dell'accessibilità da parte delle persone disabili, la mancanza di una educazione digitale, sono sfide che stiamo affrontando da tempo ma che prima del Covid-19 non sembravano così importanti», continua Malavasi. Piuttosto, la città intelligente è capace di abbattere queste barriere e concretizzare progetti e opportunità. «Difficilmente si tornerà indietro», conclude.

Ed è iniziato l'anno scorso il progetto europeo Memex, coordinato da Alessio Del Bue dell'IIT, Istituto italiano di Tecnologia di Genova, che svilupperà tecnologie di intelligenza artificiale e realtà aumentata che possano favorire processi di inclusione sociale per le persone a rischio marginalizzazione. 4 milioni di euro è il finanziamento previsto nei prossimi tre anni, «per uno dei pochi progetti di ricerca a livello mondiale su queste tematiche», dichiara Del Bue. «Stiamo creando uno strumento digitale - una applicazione - per rendere visibili quelle persone che sono ai margini anche delle offerte culturali». Uno storytelling geolocalizzato. I loro racconti saranno visualizzati in una mappa vicino ai punti di interesse della città, come monumenti o chiese. Gli utenti potranno condividere con il pubblico le loro storie, conoscere meglio il territorio in cui vivono e contribuire alle informazioni storiche. «In questo modo si creerà un meccanismo di riappropriazione degli spazi e tra un paio di anni sarà introdotta anche la realtà aumentata».

Tre sono le città pilota di studio: Barcellona, dove sarà sperimentata dalle donne migranti; il XIX Distretto di Parigi, il quartiere più a rischio di povertà; e a Lisbona, dalle comunità africane nate dalle prime immigrazioni. Il sistema permetterà di costruire percorsi narrativi composti da foto, video e mappe, insieme alle schede informative sul patrimonio culturale dei diversi territori, utilizzando un database di informazioni strutturate e usufruibili sulla mappa attraverso la machine learning. «Sarà possibile anche ripopolare gli spazi e collegare virtualmente centri e periferie. Memex potrà avere un impatto positivo sulla società multiculturale europea, può rappresentare uno strumento utile per le scuole e istituti di formazione come supporto digitale all'apprendimento o può essere utilizzato dagli enti governativi per definire policy di inclusione sociale seguendo le linee guida emerse dal progetto», conclude il coordinatore.

Una città più sostenibile

E non si può prescindere dallo sviluppo di nuovi modelli di città Smart se non si esamina l'impatto del cambiamento climatico sulla salute della popolazione. In particolar modo oggi, che appare chiaro il legame con la diffusione del Coronavirus e con molte altre patologie croniche. La rigenerazione delle città passa inevitabilmente da un piano di azione che comprenda strategie di adattamento ai cambiamenti climatici insieme ad azioni di mitigazione, come il taglio delle emissioni di CO2 e dei costi energetici. Strategie entrambe fondamentali per garantire e migliorare il benessere del cittadino. A partire, ancora una volta, dalle fasce sociali più deboli.

E la micrometeorologia che studia i fenomeni atmosferici degli strati più vicini al suolo, l'interazione tra il costruito e il clima, può aggiungere un orientamento differente al concetto di benessere, inteso in termini fisiologici e termo-igrometrici, relativi cioè alla sensazione di confort termico in un ambiente. E' indispensabile progettare una città dove le persone possano vivere una vita dignitosa, in particolar modo per quelle categorie più esposte alle conseguenze delle cosiddette onde di calore. «Stiamo lavorando con medici e antropologi su questo fronte. Gli studi rilevano che lo squilibrio termico causato dalle onde di calore ha un impatto notevole sui diabetici. I percorsi verdi migliorano la condizione di salute da un punto di vista fisico e fisiologico. Basti pensare ai cosiddetti pocket park (Ndr, giardini pubblici tascabili che non fanno parte di una preventiva pianificazione urbanistica), che hanno due vantaggi: sono aree di riposo per gli anziani ma anche di socializzazione», spiega Teodoro Georgiadis, primo ricercatore dell'Istituto di Biometeorologia del CNR di Bologna.

E se una città Smart e resiliente mette al centro l'essere umano attraverso un approccio multidisciplinare che unisce scienza, tecnologia e urbanistica, i piani urbanistici comunali (PUC) in Emilia-Romagna incontrano i piani di adattamento. «Abbiamo la possibilità che i piani diventino strumenti urbanistici veri e propri per misurare il benessere fisiologico tramite modellistiche che implichino operazioni Smart. Il CNR ha fotografato la città di Bologna in termini microclimatici per la stesura del piano urbanistico. All'interno della città l'aumento delle onde di calore unito alle isole di calore è lineare, e colpisce le aree più deboli della popolazione. Abbiamo estratto le fragilità climatiche della città per capire quali fossero le condizioni di benessere (in senso fisiologico) e abbiamo fornito delle mappature sul costruito, sul verde, sulla densità edificata e infine sulle caratteristiche delle superfici. Successivamente saranno inserite nei Puc e serviranno per sviluppare politiche urbanistiche su aree vaste e piani di rigenerazione urbana».

Una città in salute

Una città Smart aiuta a contrastare le malattie. «La sensoristica a basso costo permette una mappatura approfondita, così come le centraline per la misurazione della qualità dell'aria danno informazioni utili agli utenti e alle Pubbliche amministrazioni», spiega Georgiadis.

Il progetto olandese Bike sniffer va in questa direzione. E' gestito dalla provincia di Utrecht ed è basato sulla realizzazione di piste ciclabili dotate di sensori che misurano l'inquinamento dell'aria. Attraverso il passaggio dei ciclisti si possono stimare i livelli di particolato, geolocalizzarli all'interno di in una mappa interattiva in formatoopen data, oppure nei pannelli posizionati sulle stesse piste verdi. La soluzione offre la possibilità di scegliere percorsi più salutari, così come una maggiore comprensione dei valori del particolato aiuta le persone che soffrono di malattie polmonari a prevenire l'inquinamento atmosferico, un noto fattore scatenante.

Un altro programma tutto italiano è il Piano di inquinamento ambientale (P.I.A.) di Ancona, promosso dal Comune, Regione Marche e Autorità del Sistema portuale del mare Adriatico centrale. Il progetto stabilisce un percorso virtuoso che mira alla tutela della popolazione dall'inquinamento aerobiologico e dalle polveri sottili mediante percorsi scientifici multidisciplinari. «Si studiano le emissioni di polline da parte della vegetazione in relazione con il particolato urbano. In alcune zone si formano sacche che aumentano il calore, e queste associate al traffico e alla produzione di polline hanno un impatto negativo elevato sulle persone asmatiche. L'obiettivo è sostituire questo tipo di piante ornamentali con altre specie arboree funzionali. I costi sono alti - spiega Georgiadis - ma pur sempre minori rispetto a quelli che ricadrebbero sul sistema sanitario nazionale».

Dunque se è ormai riscontrato che le città verdi sono città in salute e se l'obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cittadino, sarebbe più adeguato superare il concetto di città Smart, che pone l'accento sulle nuove tecnologie, per concentrarsi su un nuovo modello nel quale l'innovazione giochi un ruolo determinante, ma più al servizio del benessere dell'uomo. Da un punto di vista psico-fisico, nel rapporto con l'ambiente sociale e l'ecosistema urbano. Una Healthy city, come la definì l'Oms già nel 1986, considera il tema della salute in modo integrato, come bene supremo e collettivo.

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