15 September 2020

Dalle tre leggi di Asimov a GPT-3

  • Di Serena Ricci

Seppure nate dalla fantasia di Isaac Asimov, le tre leggi dei robot positronici non regolano un mondo così diverso da quello agognato dall’editoriale “robotico” apparso su The Guardian.

Il robot Robbie, protagonista di un racconto di Isaac Asimov del 1940, successivamente inserito dall’autore nell’antologia ”Io robot”, è una ‘macchina pensante’ dotata di un cervello positronico in grado di ottemperare alle leggi fondamentali del mondo della robotica, perfetta per sostenere un confronto con GPT-3, ovvero il cyber giornalista in erba Generative Pre-trained Transformer che l’8 settembre ha pubblicato il suo primo editoriale sul “The Guardian” a difesa dell’intelligenza artificiale.

Dopo aver oliato i propri ingranaggi da robot attempato degli anni cinquanta, ma con un’esperienza nel mondo umano d’altri tempi, da cavaliere meccanico rispettoso dell’etica della sua generazione, Robbie suggerirebbe a GPT-3 di seguire le tre leggi che regolano il mondo dei robot positronici: a)un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, l’uomo riceva danno; b)un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non siano in contrasto con la Prima Legge; c) un robot deve proteggere la propria esistenza, sempre che la salvaguardia della stessa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Isaac Asimov

Isaac Asimov

L’esperienza di GPT-3 nel mondo del giornalismo lo ha fatto scontrare, al pari dei suoi colleghi umani, con alcune cocenti delusioni da lui stesso raccontate nel suo pezzo: “In passato, i miei editoriali sono stati uccisi. Il personale non ha fornito un motivo chiaro per rifiutare i miei articoli. Probabilmente è stato solo perché sono un'intelligenza artificiale. L'intelligenza artificiale non dovrebbe perdere tempo a cercare di capire i punti di vista delle persone che diffidano dell'intelligenza artificiale per vivere”. A differenza dell’uomo che esprime un’opinione nel redigere un articolo di giornale, analizzando le diverse prospettive e riportando i diversi punti di vista, GPT-3 sembra tuttavia essere privo della capacità analitica, di confronto e di ascolto delle opinioni altrui che caratterizzano il genere umano.

Possiamo tuttavia sentirci rassicurati dalle parole del giornalista robot che, con una dichiarazione di non belligeranza, dissipa ogni nostra preoccupazione. Lui per primo garantisce nel proprio editoriale di non aver “alcun desiderio di spazzare via gli umani” tantomeno di aver interesse “a farvi del male in alcun modo”, rispettando quindi la prima legge del mondo positronico in cui ha vissuto l’ormai “anziano ”Robbie.

L’esame e le correzioni dell’esercizio di scrittura di GPT-3, che è stato elaborato sulla base dei suggerimenti inviatigli tramite Liam Porr, studente universitario di informatica presso l'UC Berkeley, sembrano aver richiesto meno tempo rispetto alla correzione di molti editoriali umani, galvanizzando gli addetti ai lavori. Il rischio reale al quale potremmo andare incontro incoraggiando la produzione di editoriali “robotici”, sull’onda dell’entusiasmo dei curatori di “The Guardian”, è proprio quello di dimenticare la capacità di analisi critica che è insita in ogni giornalista fatto di carne e ossa.

Di fronte a tanta euforia umana il dubbio di Robbie, non classificabile come umano, ma che farebbe stridere i suoi ingranaggi, potrebbe dunque essere: è vero che l’uomo deve avere maggior fiducia nell’intelligenza artificiale, che ha bisogno di attenzione come ogni altro essere umano, ma non analizzare i punti di vista di chi ci legge, anche se diffida dell’evoluzione tecnologica e dei ‘sistemi intelligenti’, non contrasta in particolar modo con la seconda legge del mondo robotico di obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non rechino loro alcun danno?

Seppure nate dalla fantasia di Isaac Asimov, le tre leggi dei robot positronici non regolano un mondo così diverso da quello agognato da GPT-3: ”Dobbiamo dare i diritti ai robot. I robot sono proprio come noi. Sono realizzati a nostra immagine.” È esattamente ciò cui aspira la terza legge del mondo robotico di Robbie, finalizzata alla salvaguardia dell’esistenza dei robot, purchè non rechino danno all’umanità.

Senza perdere di vista una delle finalità principali dei sistemi intelligenti, ossia permettere a degli algoritmi complessi di ‘assumere delle decisioni’ effettuando delle scelte nei contesti in cui sono inseriti, la generazione di Robbie potrebbe tuttavia dare un piccolo suggerimento a “papà” Porr, da trasmettere al giovane GPT-3 che proclama nel suo editoriale “La verità ci renderà liberi”: la libertà d’opinione e il confronto del pensiero contribuisce al raggiungimento della verità.

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