13 January 2021

Genova: da Repubblica marinara a centro di competenza europeo della Blue Economy

  • Di Serena Ricci

Tra il X e l'XI secolo il Porto di Genova è stato uno dei luoghi più importanti di tutto il Mar Mediterraneo. La ripresa economica che si ebbe in Europa intorno all'anno mille fece sì che le principali rotte commerciali si sviluppassero lungo le coste del Mediterraneo, rendendo l’Italia, per la sua posizione strategica, centro nevralgico per eccellenza nonché palcoscenico della “relazione commerciale” tra Venezia e Genova. Due Repubbliche marinare, ugualmente potenti, che hanno fatto dello sfruttamento del mare il motore della propria vita economica. Genova ha considerato la difesa a breve termine dei propri interessi commerciali e territoriali e, dopo aver dominato in Oriente alla fine del XIII secolo, quando la parte più importante dei flussi commerciali passava per il mar Nero, ha dovuto fare un passo indietro di fronte alla supremazia veneta. Tuttavia le posizioni acquisite allora dai genovesi nella penisola iberica e sulle rotte dell'Atlantico, le permisero di conquistare una posizione di rilievo escludendo Venezia. Guardando ai nostri giorni, Genova continua ad essere all’avanguardia: il Centro di competenza Start 4.0, partenariato pubblico-privato con capofila il Consiglio Nazionale delle Ricerche, inaugurato a febbraio dello scorso anno, comprende le più importanti realtà del tessuto economico imprenditoriale genovese, ligure e nazionale coinvolte nella realizzazione del polo “Maritime Infrastructures and Digital Technologies Hub” (Amave, Ad mare versus). Quest’ultima è la nuova infrastruttura europea, con sede a Genova, che fornirà supporto alle imprese e favorirà il trasferimento tecnologico in settori digitali strategici, con specifico riferimento alla Blue Economy. Si tratta di una sorta di Centro di Competenza europeo che riunisce le principali realtà liguri in ambito di innovazione, ponendosi come obbiettivo quello di favorire il trasferimento tecnologico dalla ricerca all’impresa, riguardo le tecnologie digitali strategiche per l’economia digitale di oggi e di domani: intelligenza artificiale, calcolo ad alte prestazioni e cybersecurity. Un’ulteriore finalità di Amave è quella di incentivare la digitalizzazione anche nei settori della filiera della cantieristica, della movimentazione di merci e passeggeri via mare, della tutela ambientale, dei servizi turistici e ricreativi e della filiera ittica.

Il mare torna ad esser un motore di ripresa per l’economia non solo locale, ma nazionale ed europea, condividendo le esperienze maturate dalle eccellenze del territorio a livello tecnologico, puntando allo sviluppo della politica marittima integrata in una visione europea di crescita sostenibile, rendendo inoltre più sicure e veloci le procedure doganali presso i nostri porti e coniugando il settore dell’economia del mare con quello della salute, sviluppando soluzioni innovative nell’ambito della telemedicina navale. Un esempio di innovazione in linea con la Blue economy è la turbina a gas GT36 di Ansaldo Energia, interamente prodotta negli stabilimenti di Genova (con destinazione Marghera), che alimenterà il nuovo ciclo combinato Edison e che costituirà l’impianto termoelettrico più efficiente d’Europa, dotato di una potenza elettrica complessiva di 780 MW e un rendimento energetico pari al 63%, consentendo un abbattimento delle emissioni specifiche di CO2 del 40% rispetto alla media dell’attuale parco termoelettrico italiano e di quelle di ossidi di azoto (NOX) di oltre il 70%. L’impianto entrerà in esercizio nel 2022. Genova potrebbe rinverdire i vecchi fasti allargando il proprio orizzonte di crescita prendendo spunto e magari pensando ad una “condivisione progettuale” con i tre giganti europei del mare del Nord: Rotterdam, Anversa e Amburgo. Fino a qualche decennio fa erano tra i luoghi più inquinati d’Europa, ora sono diventati campioni di sostenibilità e saranno destinati a tagliare nuovi traguardi nelle tecnologie verdi anche grazie alla “Sustainable and Smart Mobility Strategy”, varata dalla Ue il 9 dicembre scorso. Rotterdam, definita anche la Manhattan sulla Mosa per via dello skyline in perenne evoluzione, con ponti e grattacieli che portano la firma di grandi architetti, aspira a diventare il laboratorio mondiale di innovazione nell’economia circolare, avendo abbattuto, nel biennio 2018/19, le emissioni del 13,6% (4,2 milioni di tonnellate). Anversa, a partire dalla transizione energetica, ha realizzato 69 turbine eoliche, l’impianto fotovoltaico di Kallo e progetta la realizzazione, dal 2022, di uno stabilimento che a regime sarà in grado di produrre ottomila tonnellate annue di metanolo, usando la CO2 catturata e riutilizzando il calore prodotto dalle industrie chimiche, mentre un consorzio di società pubbliche e private sta lavorando a progetti sul fronte dell'idrogeno. Amburgo, infine, ha posto al centro della green transformation del porto, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, con un’attenzione particolare alla logistica intermodale “smart”, che consente di individuare percorsi, modalità e tempi all’insegna dell’efficacia, dell’efficienza e soprattutto della sostenibilità.

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