03 July 2020

La bellezza non può essere vissuta dallo schermo di un computer

  • Di Francesco Pontorno

Intervista alla scrittrice Stefania Auci

Dopo l'articolo di Alessandro Profumo apriamo il confronto con le istituzioni, l'impresa, la politica e la cultura. Ecco l'intervento di Stefania Auci.

Le priorità del post-covid non dovrebbero riguardare esclusivamente il pareggio di bilancio, ma gli investimenti nella sanità e nei servizi fondamentali per la crescita di una comunità. È necessario lavorare a un progetto Europa unitario, basato su istruzione, sanità, redistribuzione della ricchezza.

Così parla Stefania Auci, scrittrice e insegnante che nel 2019 ha pubblicato il grande successo I leoni di Sicilia. La saga dei Florio (Nord). Il romanzo sulla famiglia che con il proprio progetto industriale ha segnato l’avvio dell’Unità d’Italia.

"I leoni di Sicilia" primo romanzo della saga dei Florio di Stefania Auci

"I leoni di Sicilia" primo romanzo della saga dei Florio di Stefania Auci

Cosa avrebbero fatto i leoni di Sicilia oggi?

Avrebbero reagito con spirito di impresa, facendo di necessità virtù. Avrebbero utilizzato le proprie fabbriche e stabilimenti per produrre alcol a uso sanitario e mascherine. Se quella che viviamo è certamente un’emergenza, per una famiglia di imprenditori com’era quella dei Florio, potrebbe essere anche un’occasione.

Queste nostre generazioni senza traumi si sono trovate un po’ disorientate?

Di certo non eravamo pronti dal punto di vista psicologico. Fino agli anni Venti le epidemie erano frequenti. La prima moglie di Vincenzo Florio, per esempio, muore di colera. Le epidemie erano parte della vita e venivano sperimentate più volte nel corso dell’esistenza delle persone. Noi, al contrario, veniamo da decenni di "pace sanitaria". Anche la fase clou dell'aids era vissuta con l'idea che la patologia fosse legata esclusivamente a un certo tipo di persone (con annesse e discutibili valutazioni morali). Nel caso del covid anche questa considerazione viene meno e abbiamo compreso che non siamo pronti a vivere situazioni di emergenza a livello economico e produttivo.

Come scritto dall'AD Alessandro Profumo, il covid segna una cesura storica che dà spazio a una riflessione sul futuro della politica industriale italiana, anche rispetto all'integrazione con l'Europa.

Sono d’accordo. E sottolineo subito la grande mancanza, prima ancora che di misure economiche, di un piano generalizzato di prevenzione e di ristrutturazione del sistema sanitario. Una debolezza che a livello europeo non ha permesso di fronteggiare questa emergenza in modo sempre razionale. Ciascun paese l’ha affrontata con le proprie peculiarità. L'Italia ha forse vissuto l'emergenza in modo troppo restrittivo rispetto ad altri contesti in cui c'è stata più elasticità. Quindi se dovessimo fare oggi una revisione delle priorità, non dovremmo guardare solo e subito al pareggio di bilancio ma agli investimenti nella sanità e nei servizi fondativi per una comunità. È necessario prima dei MES e delle varie altre sigle, lavorare a un progetto Europa unitario, basato su istruzione, sanità, redistribuzione della ricchezza.

Quali sono i settori in cui l'Italia è forte e di cosa avrebbe bisogno per confermare la sua grandezza?

Nell’arco di poche settimane, siamo stati costretti a metterci al pari con tecnologie che molti di noi non conoscevano e di cui non avevano esperienza. Moltissimi insegnanti non avevano idea di come gestire una lezione frontale attraverso strumenti informatici. Abbiamo dovuto accelerare la cosiddetta trasformazione digitale che in Paesi diversi dal nostro si trova a uno stadio molto più avanzato. Tuttavia, la nostra economia si basa strettamente e fortissimamente sul territorio. La bellezza non può essere vissuta dallo schermo di un computer. In termini pratici, è necessario individuare gli strumenti virtuali per la progettazione e l’anticipazione dell’esperienza di un viaggio, che possa incentivare il viaggio vero e mettere le persone che svolgono le attività sul territorio e i turisti in condizione di totale sicurezza. Inoltre bisogna potenziare le infrastrutture tecnologiche, come la rete e diffondere competenze digitali che permettano a chiunque e non solo a una nicchia, di utilizzare i portali digitali sul turismo.

Qual è il futuro della scuola?

Rispetto a questo argomento sono fortemente conservatrice. La scuola è prima di tutto relazione umana che non può prescindere dal contatto e dalla presenza. Attraverso il video la comunicazione non verbale non passa, non è efficace. Il tono di voce, lo sguardo, la battuta, la complicità non esiste nello schermo o di sicuro non ha la stessa intensità di un’esperienza vis-à-vis. Online e offline sono piani e modalità completamente differenti.

Trasformiamo questa emergenza in opportunità: snelliamo le procedure burocratiche, con tutte le attenzioni necessarie per le procedure di appalto, riqualifichiamo i tanti edifici di cui lo Stato è proprietario e facciamo classi più piccole, da 15 studenti. In un momento in cui tanti giovani stanno uscendo dall’università, potremmo assumere più docenti e garantire una formazione scolastica migliore di quella che offriamo a classi da 25 studenti, inoltre daremmo un aiuto importante al settore dell'edilizia, ai produttori di banchi e strutture per la scuola, a nuovo personale ATA. I ragazzi potrebbero finire il percorso di istruzione con una preparazione più robusta e sul lungo periodo avremmo solo vantaggi. Finalmente la scuola non sarebbe più la Cenerentola del bilancio statale.

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