14 December 2020

La natura salva il teatro. Al Donnafugata il pubblico è in fiore

  • Di Ginevra Leganza

Più ossigeno per l’arte

Tutti chiusi i teatri in Italia eccetto uno: quello di Donnafugata, a Ragusa.

Ed è già pienone, in quel di Ibla, per il Concerto di Natale. Eleganti parure floreali e compassati rami di nobile Nocellara, senza vincoli di distanziamento o trista sanificazione, hanno già prenotato la platea e i restanti posti in galleria.

Ebbene, sì: musica per vegetali nell’impossibilità di accogliere gli uomini che – in ristrettezze proprie da pandemia – potranno godere dell’Adeste fideles in diretta streaming. È un’invasione di piante quella pianificata dalle sorelle Di Quattro, Vicky e Costanza, direttrici artistiche del teatro di Donnafugata, a Ragusa Iblea, in vista dello spettacolo “Note di natura: più ossigeno per l’arte”. La mattina di Natale, a mezzogiorno, verrà appunto trasmesso in streaming un concerto cui assisteranno gli unici viventi indubbiamente trascurati dal Covid-19: piante, fiori, fili d’erba…

Se l’uomo retrocede, la natura avanza. Così è stato nei mesi di quarantena: gli uomini perdevano vita e lavoro fintanto che orsi, cinghiali e persino delfini, al largo della costa tarantina, guadagnavano in termini di svago. Oltre ai bestiari, ci sono poi i florari: anche in quel caso, se l’uomo si chiude, spuntano fili d’erba fra i sampietrini. Quanto più duratura è la reclusione tanto più si protrae, come nel Macbeth, la marcia dei boschi. A proposito di drammi e foreste, Il teatro ibleo è uno dei più piccoli d’Italia. I posti a sedere sono appena cento, un numero perfetto per la magica stretta fra pubblico e artista.

Per Vicky Di Quattro, quello fra palco e platea è il rito di un amplesso: lo spettacolo è un abbraccio carnale. Ma ormai lo sappiamo, la carne è stata soffocata dai tribuni del virus nel manto nero del bene comune. Da un lato è quasi meglio non impuntarsi e piuttosto aspettare, perché a teatro è bello vestirsi bene, la mascherina è fuori luogo, guasterebbe tutto. E poi, spiega la direttrice, bisogna essere in tanti altrimenti l’applauso non esalta ma vieppiù sconforta.

Vicky Di Quattro

Vicky Di Quattro

Così è deciso: il concerto di Natale del Teatro di Donnafugata delizierà non cento persone ma duecento vegetali provenienti dalle aziende florovivaistiche e vitivinicole associate a Confagricoltura Ragusa. Le piante saranno poi destinate agli ospedali iblei, dove la musica carezzerà via streaming il cuore dei pazienti. Il quartetto d’archi che calcherà il palco rivestito di prato, è quello dell’Accademia del Teatro alla Scala: l’esecuzione de “I crisantemi” di Puccini sugellerà la comunione tra Milano e Ragusa.

Il gioiello siciliano si stringe attorno alla città dove accadono le cose (belle come la vita, dolorose come la pandemia): il pathos di Donnafugata, dalle corde degli archi, si farà strada tra le piante incapaci di applausi ancorché vive e smascherate. La musica sarà – com’è da sempre – l’anello che salda creato e civiltà. Il teatro attenderà con pazienza che anche noi ci riappropriamo della nostra natura e della nostra cultura, svestendoci di mascherine – pezze da bruti privi di virtute – e riconvertendoci al bello della conoscenza.

Se l’uomo retrocede, la natura avanza. Ma il teatro resta lì dov’è, fermo, eterno, destinato a durare più a lungo di quelli che accoglie: più degli uomini, più delle piante. Il teatro aspetta, incede senza fretta. L’arte invita al ritmo più pacato dell’attenzione che – scriveva Simone Weil – è sorella della preghiera. Quello del concerto di Natale è un invito all’imitazione della bellezza dei fiori nella tregua dagli affanni. È il profumo di una vita contemplativa che va perdendosi nei miasmi dell’incuranza.

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