08 July 2020

Monopattini elettrici, lo dico?

  • Di Oriano Giovanelli

Che faccio lo dico? Ma perché mi devo infilare sempre in questi angoli dove sono combattuto fra il dare delle rasoiate o impormi di stare zitto che non è il caso sempre di dire ciò che si pensa perché ciò che si pensa forse dipende da ciò che non si è capito.

Però lo dico. Questa cosa dei monopattini che sta egemonizzando il dibattito sulla mobilità sostenibile nelle città finirà come la corazzata Potemkin nel film “Il secondo tragico Fantozzi”. Una cagata pazzesca!

Mobilità sostenibile si dice, ma mobilità di che, mobilità di chi. Il mondo purtroppo si è organizzato in megalopoli abbiamo bisogno di far spostare in modo sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale milioni di persone contemporaneamente e la tecnologia più avanzata che proponiamo sono i monopattini elettrici che hanno un motore che potrebbe azionare un aspirapolvere e soprattutto è un manifesto ideologico dell’individuo versus la collettività. Individualismo contro la mobilità come bene comune perché anche dall’assenza di rispetto per il prossimo nel come si muove è l’emblema del “ io so io e voi non siete un cazzo”.

Ma dice il sindaco moderno: lo usano i giovani. Ecco appunto se pedalassero davvero su una bicicletta magari i giovani eviterebbero l’obesità, smaltirebbero gli aperitivi e risparmierebbero i soldi nella palestra. Ma soprattutto non scasserebbero i cabbasisi a quelli che camminano sui marciapiedi che ahimè sono spesso anziani (invecchiamento della società italiana, capisce la parola!) con il rischio crescente di far finire questi ultimi in ospedale. Quindi giovani contro anziani bell’affare non c’è che dire!

E dove circolano i monopattini? Nelle periferie? Hanno una qualche funzione per muovere quelli che vivono negli slabbrati margini delle città? Macché finirebbero schiacciati come mosche fra un autobus e una macchina. E’ il centro del centro che si muove in monopattino. Che sia il centro finanziario o politico o religioso comunque centro. Centro contro periferie altro bel messaggio.

Da quanto tempo è che non salite su un autobus? Avete presente che ancora vanno per la maggior parte a diesel e che ancora non hanno risolto l’accesso di chi si muove in carrozzina o ha difficoltà a fare i gradini? Non sarebbe questo l’essenziale invece che concentrarsi su un superfluo oggi status symbol e già domani mattina rottame da gettare nel fiume da parte di bande di balordi?

Ma a cosa pensano oggi le grandi famiglie industriali? A cosa pensa lo Stato che deve avere oggi per l’impresa e per l’ambiente una urgente idea strategica molto precisa? Treni aerei tram metropolitane auto reti ciclabili non è forse qui che si gioca la vera battaglia della sostenibilità, non è forse qui che si dovrebbero concentrare ricerca, investimenti e vantaggi fiscali? Ma dove è finito il genio italico che progettava navi, aerei, treni, auto, moto da far invidia al mondo!

Da anni c’è una splendida manifestazione culturale del comune di Cattolica che si chiama: Cosa fanno i filosofi. Ecco mi viene spontaneo domandare ma a cosa caspita state pensando di davvero rivoluzionario per non lasciare che l’urlo di Greta Thumberg assomigli sempre più all’urlo di Munch.

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Il focus di questo numero è dedicato al doppio anniversario dell’Archivio e della Fondazione Ansaldo, con uno sguardo rivolto anche su Genova. L’intervista al pittore Liu Xiaodong apre invece la sezione sulla Cina; e ancora, un racconto di Barbara Frandino sull’astronomo Aristarco di Samo, e i disegni di Gastone Novelli per “Il bagno di Diana” di Pierre Klossowski.

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