07 April 2021

Niente panico: uscire dalla pandemia evitando l’ipertrofia della Tecnica

  • Di Marco Proietti

Mentre il Titanic affonda, l’orchestra continua a suonare. Lo sviluppo della Tecnica è direttamente proporzionale alla paura e al panico che ne deriva, e l’attuale fase pandemica aiuta bene a comprendere questa riflessione: l’Uomo non decide di scendere dal Titanic finchè vede che il tempo è buono e il mare è calmo, ed i suoi passeggeri non si accorgono minimamente della limitazione alle proprie libertà (ovvero l’imminente impatto con l’iceberg che non lascia scampo), né riescono a comprendere il pericolo nel momento successivo all’incidente perché, appunto, l’orchestra continua a suonare per tenerli tranquilli.

Riflettere sull’uso della Tecnica è sicuramente opportuno, se vuole volgersi lo sguardo verso quell’Umanesimo Digitale che consenta al progresso di essere in qualche modo sostenibile, invece di trasformarsi in un turbine di cambiamenti fuori controllo.

Il terrore pandemico di questi mesi insegna molto. Sorge il problema di un virus nuovo, poi il panico del contagio si sposta sulle varianti ed infine è proprio la Tecnica a seminare il maggiore disagio, perché l’utilizzo salvifico dei vaccini viene messo in discussione dagli effetti collaterali degli stessi o dai dubbi sollevati sulla loro portata risolutiva della crisi sanitaria.

Niente panico, la Tecnica può salvare l’Uomo, a patto di non rimanerne schiacciati.

Il confronto con la realtà quotidiana dettata dalla pandemia impone di fermarsi a riflettere. Si è affrontata la pandemia con la stessa fiducia nella Tecnica di chi è salito sul Titanic, con il sole e il vento basso, ma si è finiti per entrare in un vortice che si è avvitato su sé stesso, divenendo poi esso causa di paure e timori di ogni tipo: nel momento in cui l’Uomo ha lasciato che la Tecnica divenisse un fine a sé stessa, e non più un mezzo per il dominio sulla Natura, è inevitabilmente incappato in un “tragico destino”.

L’iceberg è lì a ricordare la durezza della realtà.

Tuttavia è proprio quella vicenda a tirarci fuori dall’impasse. Il Titanic si scontra contro l’iceberg perché cambia rotta, venendo portato più a nord – aumentando la velocità della crociera – per cercare di vincere il premio allora denominato “Nastro Azzurro” nel viaggio d’esordio: la fiducia cieca nella Tecnica ha fatto il suo corso da sé, e quella metafora è ancora lì a tramandare un insegnamento.

Si riparta dalla lezione epistemologica dell’Uomo e la Tecnica di Oswald Spengler. La Tecnica, allora, è coessenziale all’esistenza e all’evoluzione del genere umano stesso, è il destino dell’Uomo al quale egli non può sottrarsi a meno di non scegliere una vita da eremita; impossibile poter vivere oggi, infatti, senza le molteplici facce della tecnologia e del progresso (dalle ferrovie a internet, passando per l’automobile, alla polvere da sparo, alle nano tecnologie, ecc.). La Tecnica è cultura, questo lo insegna Spengler: è politica, è produzione, è arte, è economia, è scienza. La pandemia ha spiegato al mondo come la tecnologia può essere l’unico fedele e inossidabile alleato dell’Uomo, la cui capacità determinista non deve mai venir meno: lui deve tracciare il percorso del progresso, non deve subirlo.

Resta sempre un avvertimento che lascia Spengler per il futuro: non cadere nell’utilitarismo spicciolo, ove la macchina si limita a togliere il lavoro all’Uomo che può quindi vivere sereno in una società dove tutti, in eguale misura, si divertono, godono di un benessere diffuso. Quel “triviale ottimismo progressista” infatti, porterebbe l’umanità al massacro. L’essere umano è un predatore per sua natura, e utilizza la tecnica per dominare il mondo ma è anche l’unico che può dominare la tecnica, rendendola cosciente e volontaria, personale e inventiva.

Ecco perché, ancora una volta, lo sguardo umano è fondamentale per il futuro.

Seguendo le linee della Risoluzione UE del febbraio 2017, nonché il Libro Bianco UE sull’intelligenza artificiale, si deve sempre tenere a mente un concetto chiave nell’evoluzione della tecnologia e, per quello che qui interessa, nella tecnologia algoritmica del machine learning: tutto il sistema deve rigorosamente rimanere “under user control” poiché diversamente si finirebbe con le ali bruciate di Icaro, oppure si potrebbe essere vittime dell’incidente del Titanic ove l’armatore – confidando di poter fare a meno dell’esperienza umana – portò il transatlantico oltre i suoi limiti.

“Quando l’uomo impugna una lancia, diventa egli stesso la lancia”

(Martin Heiddeger)

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