11 November 2020

Perchè senza coraggio non c'è vera leadership

  • Di Luciano Violante

Quello del secondo Covid è il tempo delle scelte difficili. Perché con qualche leggerezza molti, comuni cittadini e non solo, hanno creduto che la notte fosse passata; ora è particolarmente difficile tornare alle precedenti limitazioni. Perché si intrecciano valori di natura diversa, la salute, la libertà, l'economia, il tenore di vita, la convenienza partitica, l'interesse nazionale, ciascuno dei quali preme con prepotenza alle porte del governo. Sono temi e problemi che stanno dividendo molti Paesi, non solo il nostro. Conseguentemente tutte le leadership sono alla prova del fuoco; resisteranno quelle che avranno manifestato il coraggio delle soluzioni giuste, anche se impopolari.
John Fitzgerald Kennedy, prima di essere eletto alla Casa Bianca, durante una lunga convalescenza seguita ad un difficile intervento alla colonna vertebrale, scrisse Ritratti del coraggio, un libro che racconta scelte coraggiose compiute da otto senatori. Tre figure si distinguono. Il senatore Oscar Underwood, dell'Alabama, perse consapevolmente la possibilità di essere candidato alla presidenza nella Convenzione democratica del 1924, perché prese pubblicamente posizione contro il Klu Klux Klan e chiese, inascoltato, che altrettanto facesse il suo partito. Il senatore del Kansas Edward G. Ross, repubblicano, nel 1868 votò, in dissenso dal suo partito, contro l'impeachment del presidente Johnson, suo avversario personale; il voto fu determinante per impedire l'incriminazione. A un telegramma firmato da mille cittadini del suo Stato che lo invitavano a votare per l'impeachment, rispose: «Non riconosco il vostro diritto di esigere che io voti per o contro la condanna. Ho giurato di rendere giustizia imparziale secondo la Costituzione e le leggi e sono fiducioso che avrò il coraggio di votare secondo i dettami del mio giudizio e per il massimo bene della nazione». Ricevette dai suoi elettori un telegramma: «Il Kansas vi ripudia come ripudia tutti gli spergiuri e tutte le puzzole». Non venne rieletto. Il senatore John Quincy Adams, presidente dal 1825 al 1829, scrisse ad elettori che contestavano una sua scelta di politica estera, che avrebbe «difeso i loro interessi contro le loro inclinazioni, addossandosi ogni possibile nuova conseguenza del loro risentimento per salvarli dal vassallaggio alle loro illusioni». Tre esempi di coraggio politico fondato su tre diversi presupposti: la difesa dei diritti umani, il primato della giustizia sugli interessi di parte, la capacità di esercitare la rappresentanza politica come leader, non come follower. Le scelte coraggiose non sono tutte necessariamente giuste; e le scelte giuste non sono tutte necessariamente coraggiose. Ma una dose di coraggio è sempre necessaria nella vita politica perché il coraggio contiene una visione alternativa, orienta i comportamenti dei cittadini, rivela capacità di scelta, possesso di valori, rifiuto del cinismo.
Senza coraggio, si annega. Papa Francesco, nell'esprimere il proprio giudizio sulle coppie omosessuali, ha compiuto un atto di coraggio.
Craxi nella vicenda di Sigonella, dimostrò coraggio. Togliatti che firma l'amnistia per chiudere il capitolo della guerra civile e De Gasperi che pochi anni dopo respinge le pressioni del suo partito per il riconteggio dei voti dopo la sconfitta della "legge truffa" per soli 50mila voti, sono esempi di coraggio. Hanno coraggio le donne della Bielorussia; ha coraggio Olga Misik che legge la Costituzione seduta sull'asfalto davanti alla polizia di Putin; ha avuto coraggio Daphne Caruana Galizia, giornalista, uccisa per aver denunciato la corruzione del suo paese; ha coraggio Ilaria Cucchi; ha avuto coraggio Angela Merkel nel condannare in modo deciso l'elezione di Thomas Kemmerich a presidente della Turingia, con i voti della estrema destra, sino ad ottenerne le dimissioni; ha avuto coraggio Kamala Harris, la vice di Biden, a bloccare Mike Pence, vice di Trump, che cercava di sovrastarla con la voce mentre parlava, dicendogli con fermezza: «Signor vicepresidente, ora sto parlando io». Hanno coraggio i giovani di Lagos e quelli di Hong Kong. Donne e giovani. Gli uomini politici oggi più noti, lo sono prevalentemente per l'esercizio spregiudicato del potere: Trump, Erdogan, Putin, Bolsonaro. La vita politica è attraversata, non solo in Italia, da un guelfismo strisciante, fatto di recinti, altari ideologici e steccati. Eppure, per chiunque aspiri ad una società migliore, oggi è il tempo dei grandi spazi, senza steccati.
Stiamo vivendo un cambiamento d'epoca. Nel mondo è in corso la transizione dall'analogico al digitale; nascono nuovi poteri e nuove opportunità; emergono nuove disuguaglianze. Il Covid smaschera gli egoismi latenti. Le migrazioni rivelano laceranti disumanità in nazioni fino a ieri orgogliose dei propri valori civili. Il futuro sarà probabilmente un mondo diverso; sta a noi, oggi, costruirlo. Che posto avranno, dopo, i valori umani? Che posto avranno le donne e i giovani? Che giudizio potranno dare le generazioni di domani sulle nostre generazioni? Perciò serve coraggio; essere tutti meno guelfi e più ghibellini.

Articolo pubblicato su "La Repubblica" dell'11 novembre 2020

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