11 December 2020

Plastic free o feti cyborg?

  • Di Serena Ricci

Da uno studio effettuato a luglio 2020 dai gruppi di ricerca delle Prof. Elisabetta Giorgini e Prof. Oliana Carnevali dell’Università Politecnica delle Marche e portato a termine nei primi giorni di dicembre, è emersa la presenza di microplastiche e micro particelle pigmentate in campioni di placente umane. Lo studio, condotto in collaborazione con l’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, analizzando le placente di sei donne sane, tra i 18 e i 40 anni, con gravidanze normali, che hanno dato il loro consenso alla ricerca, ha fornito un nuovo punto di vista sull’impatto dell’inquinamento da plastica sulla salute umana. I ricercatori hanno identificato nelle placente dodici frammenti di materiale artificiale, tre identificati come polipropilene(il materiale con cui vengono realizzati le bottiglie di plastica e i tappi) e nove di materiale sintetico verniciato. Quest’ultimo entra nella produzione di cosmetici, smalto per le unghie, dentifricio, gesso, creme per il viso e il corpo, sostanze di uso comune con cui le donne, che hanno fatto parte dell’esperimento, sono entrate in contatto. Le vie d’ingresso delle microplastiche nell'organismo umano, secondo il direttore dell’Unità di Ostetricia e Ginecologia del Fatebenefratelli, Antonio Ragusa (primo autore dello studio),sono due: "La prima riguarda l'apparato respiratorio e quindi il circuito ematico. La seconda attraverso l'alimentazione, quindi via intestino." Cinque particelle sono state trovate nella parte di placenta attaccata al feto, che è parte integrante dello stesso, quattro nella parte attaccata all’utero materno e tre dentro le membrane che avvolgono il feto. Si indaga sulle conseguenze sulla salute con allarme dal momento che studi internazionali hanno già mostrato come la plastica alteri il metabolismo dei grassi, e potrebbe influire anche sul sistema immunitario che riconosce come se stesso anche ciò che non è organico. Secondo il prof. Ragusa “È come avere un bimbo cyborg: non più composto solo da cellule umane, ma misto tra entità biologica e entità inorganiche”.

La produzione globale di plastica supera attualmente i 320 milioni di tonnellate all’anno. Oltre il 40% viene utilizzato come imballaggio monouso, producendo quindi rifiuti di plastica. In Europa, ogni anno vengono prodotti 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica dei quali solo il 30% viene incanalato nella raccolta differenziata, mentre il resto bruciato o destinato alle discariche e disperso nell’ambiente. Nel settembre del 2018 gli eurodeputati hanno approvato una strategia sulla plastica che mira a modificare la progettazione, la realizzazione, l’uso e il riciclaggio dei prodotti plastici nell’UE. Lo scopo di tale strategia non è quello di attuare una “guerra” alla plastica ma di favorire un'economia circolare in cui trattare questo materiale in maniera sostenibile e responsabile, con il duplice obiettivo di tutelare l’ambiente e di porre le basi per una nuova economia delle materie plastiche. Lo schema dell’economia lineare è quello dell’estrazione, produzione, consumo e smaltimento: alla fine del consumo il prodotto diventa rifiuto, mentre quello dell’economia circolare è un “sistema in cui tutte le attività sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun altro”. Nella legge di bilancio per il 2020 è stata introdotta la plastic tax, recependo la Direttiva 2019/904 del Parlamento Europeo e del Consiglio, la quale promuove approcci che vadano a privilegiare prodotti e sistemi sostenibili, riutilizzabili e non tossici al fine di ridurre la quantità di rifiuti prodotti. L’adozione della stessa, però, è stata differita al 1°gennaio 2021 in seguito al Decreto Rilancio (D.L. 19 maggio 2020, n. 34, art.133) e al 1°luglio 2021 dalla legge di bilancio per il 2021, all’esame della Commissione bilancio della Camera dei deputati in questi giorni. La plastic tax comporta un aumento del prezzo dei beni monouso al fine di renderli meno appetibili al consumatore in modo da indurlo all’acquisto di beni con materiali più duraturi e sostenibili. Alcuni Paesi stanno applicando tasse agli imballaggi, altri ad alcuni tipi di materie plastiche e/o articoli di plastica non riutilizzabili. L’Italia è leader mondiale nel packaging e il maggior numero di imprese sono localizzate sulla via Emilia, con un fatturato annuo di 3 miliardi di euro che rappresenta il 60% dell’industria nazionale delle macchine automatiche. Tuttavia di fronte al rischio di bimbi cyborg con un sistema immunitario difettoso è preferibile favorire un’economia circolare anche a costo di una spesa superiore a tutela dell’ambiente e anche delle nuove generazioni.

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