26 January 2021

Baricco, la pandemia e la mitologia

  • Di Ginevra Leganza

“Quel che stavamo cercando” il saggio sulla pandemia di Alessandro Baricco, diviso in 33 frammenti è stato pubblicato online e ciascun frammento può essere condiviso sui social.

Nella Commedia i canti dell’Inferno sono 33 più 1 come 33 più 1 sono i frammenti con cui Alessandro Baricco chiosa l’inferno pandemico.

Il frammento 0, in apertura, è una porta con epigrafe e anafora, a presagire pianto e stridore di denti:

“Ciò che un medico decide di chiamare malattia, è una malattia.

Ciò che un virologo decide di chiamare virus, è un virus.

Ciò che un epidemiologo decide di chiamare pandemia, è una pandemia”. Tutto il resto è negazionismo.

Un finimondo messo in scena dal destino, che si presenta però come “Quel che stavamo cercando” (titolo della raccolta, Feltrinelli). Baricco ha buone ragioni di cogliere nella pandemia un cercato incoraggiamento all’andazzo del mondo: da tempo la Moira filava affinché un timido virus prendesse le sembianze di un mostro. Non è un caso, infatti, se i sussulti decisivi degli ultimi decenni sono stati dei veri contagi. I social network altro non sono: focolai che dalla Silicon Valley si sono propagati nel resto del mondo (l’aggettivo “virale” riguarda quasi più loro che i parassiti appassionati di spillover). Ai virus eravamo abituati, insomma, e la pandemia, divenuta pandemonio – vero inferno fatto di chiasso, mordacchia e catene – è per Baricco una costruzione mitica più che un fatto: è il frutto di un contagio anzitutto mentale. La malattia esiste (come d’altronde esistono i miti), ma più che un fenomeno è un racconto: si è diffusa allo stesso ritmo del mondo, nello spazio di un click, è il primo grande mito sorto in epoca digitale. Un attimo prima di infestare il paziente 0, ogni legge del fato ben disponeva a una contaminazione velocissima del corpo e della mente di tutti: corpi tanto veloci e menti tanto lente si erano già da tempo trasformati in ricettacoli perfetti.

Homepage del sito www.libroprivato.it

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Adesso il mito della scienza, esitante com’è nell’obiettivo di un vaccino, langue sotto il torchio di nuovi dei. Il “Game”, mostro metà fisico e metà digitale, lascia spazio al flagello globale del mito pandemico, che ha scelto invece il digitale nella sua forma pura. La metà fisica si assottiglia sempre più, fino a sparire in nome dell’ igienismo: l’imposizione degli schermi esige l’addio ai corpi, covi di germi. A tal proposito, vengono in mente le lucide pagine di Byung-Chul Han. Ne “La salvezza del bello” il filosofo sudcoreano sostiene che la pornografia levigata di corpi tirati a lucido (guarda caso il porno è prerogativa digitale) spazzi via l’antico demone erotico, per sua natura lontano dal fitness pornografico, ignaro della salute a tutti i costi, e dunque sempre più remoto dagli schermi. È proprio all’amore che Baricco dedica il suo ultimo frammento (immaginiamo che quello amoroso sia un mito eternamente lontano dal bisogno collettivo di pulizia che oggi ci attanaglia). L’ossessione igienista, parente dell’ansia di trasparenza (spiccatamente porno), si regge su un “luminoso oscurantismo” (frammento 25) secondo cui la salvezza è al di qua dello schermo: fuori dallo schermo, la malattia.

Chissà che non sia una forma svecchiata di gnosticismo, un istinto di espiazione, quello del mitopoieta che – cercando un lavacro nell’amuchina – vuol soffocare il mostro che lui stesso ha creato. Magari è proprio così, visto che – scrive Baricco – quest’uomo rigetta la carne in nome dell’ascesi e del senso civico: si consacra a ordine e disciplina (parole maledette fino a ieri) e lo fa nello spazio temporale di un click.

Letti i frammenti, ci chiediamo – noi che amanti della disciplina non lo siamo mai stati – quanto la paura evochi mostri e mobilitazione, nemici invisibili e collaborazione. Ci domandiamo a quale volto appartenga invero la maschera di “ministro della paura”, in quali e in quanti volti abbia soggiornato. Forse appartiene al volto di tutti quelli che – social-salottieri, spettatori poltroni di talk show del terrore, delatori alla finestra – hanno disegnato i contorni di un mito sovrumano, difficile adesso da attraversare. Eppure è nell’attraversamento che si può “pensare l’impensabile” (frammento 32), nella lettura di un mito che come ogni storia, in barba ai ministri della paura, è bene che finisca presto. Restituendoci alla vita.

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