22 February 2021

Ricerca: dai dati Observa Italia al 27° posto per investimenti

  • Di Camilla Povia

Nella classifica dei Paesi che investono più soldi in Ricerca e Sviluppo rispetto al Pil noi siamo ventisettesimi. Sono i dati di Observa - Annuario Scienza Tecnologia e Società 2021, a cura di Barbara Saracino e Giuseppe Pellegrini, prossimo all’uscita per il Mulino e anticipato dal Corriere della Sera. L’Italia è dunque dietro Israele, Corea, Taiwan, Repubblica Ceca, Ungheria, per citare solo alcuni Paesi, e investe in Ricerca e Sviluppo solo l’1,4% del suo prodotto interno lordo.

Ma non è il solo dato che desta preoccupazione. Tra i tanti grafici elaborati da Observa sulla base di una infinità di fonti, quello sulla attrattività delle nostre università ci vede dietro quelle slovacche, finlandesi, estoni, ungheresi. In Italia dunque vengono a studiare solo il 5,6% degli stranieri. Un dato che, insieme con altri come l’età media dei Ricercatori salita a 45 anni e addirittura a 49 per quelli pubblici, la dice lunga sullo stato di salute dell’Università e della Ricerca in Italia. Per fortuna che c’è la scuola, vien da dire. E invece, anche su questo, i dati di Observa sono impietosi.

I docenti che dichiarano di avere imparato l'uso delle Tecnologie dell'informazione e della comunicazione necessarie poi per insegnare a loro volta agli alunni come utilizzare vari strumenti tecnologici, sono solo il 52% (I dati però sono del 2018, precedenti alla pandemia). Ma solo 35,6% di loro dichiara di essere preparato per l'uso delle Ict nell'insegnamento. Stiamo parlando di competenze fondamentali che i docenti dovrebbero padroneggiare per poterle insegnare. Se pensiamo che negli Emirati Arabi i docenti già formati durante il percorso scolastico risultano nel 2018 l’86,5%, a Singapore l’88,2% e in Vietnam il 96,6%, c’è da farsi più di una domanda.

Non è un caso che il Presidente del Consiglio Mario Draghi, nel suo discorso di insediamento alle Camere abbia riservato particolare attenzione agli ITIS (istituti tecnici), ricordando che in Francia e in Germania, ad esempio, questi istituti sono un pilastro importante del sistema educativo. Anche Fondazione Leonardo sta provando a fare la sua parte, come dimostra il progetto di formazione sulla Cyber Security condiviso con l’Enciclopedia Treccani, al quale accedono appunto gli insegnanti degli istituti tecnici. Ci vorrà del tempo per un’inversione di tendenza ma certamente sono state gettate le basi.

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Il primo numero del 2021 è un viaggio linguistico nella parola democrazia. Le quattro sezioni della rivista analizzano le diverse sfumature del rapporto tra il regime democratico e le sue possibili declinazioni in campo poetico, politico, economico e scientifico. Sono intervenuti, tra gli altri, Valerio Magrelli, Andrea Cortellessa, Angelo Panebianco, Sofia Ventura, Pietro Reichlin, Valeria Termini, Marcella Panucci, Laura Boella e Antonio Pascale.

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The Leonardo museums bear exceptional witness to the technological and industrial memory and constitute an instrument of dialogue and constant sharing between the company and the territory. They were born out of the awareness that a large part of the industrial culture of our time is not only produced by the great cultural and educational institutions, but is also formed within companies. Living, dynamic structures, corporate museums represent a point of reference for communities and territories, centres of industrial culture open to visitors, researchers, students, economic and cultural operators.

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