17 November 2020

Telemedicina: un aiuto contro la pandemia

  • Di Serena Ricci

“Una telefonata allunga la vita” era un noto spot nella campagna Sip-Telecom degli anni ’90 durante il quale un condannato a morte per salvarsi faceva una telefonata interminabile. Nell’attuale situazione emergenziale una richiesta d’aiuto telematica ha senza dubbio la stessa valenza provvidenziale in una situazione assolutamente meno comica. Le cure a distanza tramite l’uso delle tecnologie informatiche sono la risposta alla cronica mancanza di medici e infermieri negli ospedali e sul territorio che la pandemia ha messo in evidenza in tutta la sua drammaticità. La lezione che dovremmo imparare da questa epidemia è che riorganizzare la sanità territoriale è una necessità per combattere i nuovi rischi pandemici ma va posta in essere utilizzando le nuove tecnologie, sfruttando al meglio tutte le potenzialità della telemedicina. Il monitoraggio dei pazienti attraverso sensori collegati con il medico di base può rendere più efficiente ed efficace la gestione del malato e migliorare la prognosi della malattia con una conseguente riduzione dell’utilizzo della terapia intensiva. Un esempio lampante sono le Usca (le unità speciali di continuità assistenziale per i pazienti Covid), purtroppo insufficienti ovunque.

La Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) ha lanciato l’app Sm3.0 per la prenotazione di visite, farmaci e certificati, l’invio di referti e per fare video consulti con il medico. La tele assistenza, la televisita e il teleconsulto rappresentano il futuro della sanità in cui investire. L’Osservatorio innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano ha selezionato (e premiato) alcuni progetti di telemedicina virtuosi quali il software Telecovid Zcare dell’Asst di Lodi che da marzo consente il telemonitoraggio a domicilio dei pazienti Covid sintomatici per intercettare i segnali di peggioramento e stabilire un eventuale ricovero. Anche l’Asl di Latina ha messo a punto un sistema informatico dedicato a chi ha contratto il Covid già in condizioni di salute fragile (anziani, fumatori, ipertesi, cardiopatici, obesi e diabetici). L’Asl Roma 3 ha fornito un dispositivo che rileva i parametri vitali ai pazienti con patologie croniche o molto invalidanti. L’Asl di Verbano Cusio Ossola, in Piemonte, per ridurre il via vai dei pazienti in dialisi in ospedale e per evitare loro di essere contagiati, ha ideato un caregiver virtuale per la dialisi domiciliare. Infine “Covid-it-net” è l’hub di teleconsultazione realizzato dal Campus Bio-Medico di Roma e gratuitamente messo a disposizione di tutti i presidi ospedalieri, centrali e periferici che fornisce immagini analizzate da un software di intelligenza artificiale, che classifica il livello di gravità della polmonite, refertabili dagli specialisti.

Gli interventi riorganizzativi del Sistema Sanitario Nazionale devono dunque scaturire da programmi strategici in cui la componente telemedicina può rivelarsi essenziale per il raggiungimento progressivo degli obiettivi. Tuttavia, affinchè la telemedicina sia qualificabile giuridicamente come servizio pubblico universale, è necessario attribuire la stessa qualificazione giuridica alla banda larga, dalla cui esistenza la telemedicina strettamente dipende. Durante un question time rivolto al Ministro della salute, svoltosi nell’Aula della Camera dei deputati il 23 settembre scorso, il Ministro Speranza ha dichiarato di condividere la necessità di recuperare il terreno perduto sulla sanità digitale messa in evidenza dalla pandemia, considerandolo uno dei temi fondamentali della riforma sanitaria in corso d’opera. La parola chiave che deve guidare la riforma, secondo il Ministro, è “prossimità” intesa non solo nel senso di avere un medico e un infermiere a domicilio, ma anche un Servizio sanitario nazionale che si faccia carico del paziente, interloquendo con il malato attraverso le nuove tecnologie. E’ dunque fondamentale che vengano utilizzate tutte le risorse disponibili per investire sul digitale, sulla teleassistenza e sulla telemedicina, sostituendo le apparecchiature obsolete e intervenendo uniformemente e con criteri omogenei sull’intero territorio nazionale. Non dimentichiamo che tali strumenti innovativi richiedono formazione, competenza, specializzazione ed esperienza da parte di medici e di sanitari.

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