14 December 2020

Un “Monte Bianco” di energia: viaggio dentro la nuova turbina a gas GT36

  • Di Lorenzo Fiori

Lo scorso novembre, in Val Polcevera a Genova, è stata presentata la GT36, la nuova turbina a gas di Ansaldo Energia. L’hanno soprannominata “Monte Bianco” per la sua potenza. È infatti la più potente e performante turbina mai progettata e realizzata in Italia.

La genesi di questa macchina ha avuto anche la sua degna cornice, ad effetto: la sacralità delle navate dello splendido stabilimento progettato e realizzato dall’architetto Adolfo Ravinetti durante la prima guerra mondiale, dove la Giovanni Ansaldo & Co trasferì molta della sua produzione meccanica dal non lontano stabilimento di Sampierdarena che Cavour stesso aveva affidato nel 1853 a quel poliedrico ingegnere, nonché umanista, di Giovanni Ansaldo per produrre caldaie, locomotive… energia, tanta energia … e poi tante altre cose.

Reparto grande meccanica dello Stabilimento Ansaldo di Cornigliano Ligure, Genova, 1925

Reparto grande meccanica dello Stabilimento Ansaldo di Cornigliano Ligure, Genova, 1925

Monte Bianco dunque, con un rotore da 150 tonnellate di acciaio, mentre lo chassis di tonnellate ne racchiude altre 370. Maestosa come la montagna, di metallo scintillante come la neve, compatta come la roccia: non è più lunga infatti di un pullman di gran turismo, non pesa più di 400 auto di media cilindrata che, però, tutte insieme al massimo della loro coppia non erogherebbero più di un decimo della sua potenza. Ma quanta potenza eroga Monte Bianco? 538 MW. E cosa significano tutti questi megawatt? Significano alimentare l’equivalente di consumo di energia elettrica di quasi 250.000 appartamenti. Chissà cosa avrebbe detto il futurista Marinetti di una macchina così potente? Probabilmente, per accoglierla, avrebbe rielaborato una delle sue celebri frasi sostituendo una sola parola “velocità” con “potenza”: “la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: quella della potenza”.

Le domande continuano: cosa c’è dietro la GT36? Semplice: tanta civiltà delle macchine. Lo sviluppo ha richiesto sette anni, tre milioni e settecentomila ore di lavoro di ingegneri e tecnici. Sempre per fare paragoni in un anno scorrono 8544 ore. Naturalmente tante competenze, quello che l’uomo ha sviluppato per progredire sempre e incessantemente il suo livello di civiltà: meccanica, termodinamica, fluidodinamica, metallurgia, elettronica e, oggi, anche sostenibilità e ambiente. Sì, proprio così sostenibilità e ambiente: perché la GT36 ha un rendimento energetico pari al 63%, il più alto reso disponibile oggi dalla tecnologia e ambiente con un abbattimento delle emissioni di CO2del 40% rispetto alla media dell’attuale parco elettrico italiano e del 70% di quelle di ossidi di azoto NOx. A regime, la centrale di Marghera, dove Monte Bianco sarà installata, sarà l’impianto termoelettrico più efficiente di Europa.

Torna alla mente l’ingegnere poeta, Leonardo Sinisgalli. Di centrali termoelettriche ne aveva sempre scritto sulla rivista Civiltà delle Macchine. In un pezzo del 1953 sulla turbina, sempre Ansaldo, destinata alla centrale di Chivasso c’è un passaggio davvero evocativo e altrettanto semplice nelle parole usate che merita di essere ripreso quale dedica finale all’impegno profuso da coloro che hanno lavorato alla progettazione e costruzione della GT36: “… Cinque (questa volta sette, ndr) anni di coordinate fatiche, di un numeroso e forte corpo di tecnici, sono lunghi, e la massa di lavoro realizzato è stata assai notevole. Chiari segni di progresso tecnico molti hanno potuto vedere…”.

Buon lavoro GT36.

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