24 January 2020

“Vaccini” Elisabetta Sgarbi mette in dialogo la scienza con la filosofia

  • Di Amelia Cartia

La regista ed editrice ha realizzato il film “Vaccini. 9 lezioni di scienza”. Da Burioni a Cacciari, nove esperti discutono di medicina preventiva.

Torna la psicosi da pandemia: a oggi sono 26 le vittime. Dalla città cinese di Wuhan, un corona-virus che nasce nei mercati di bestiame in pochi giorni ha infettato centinaia di esseri umani facendo registrare più di 800 segnalazioni tra Stati Uniti, Giappone ed Europa. Controlli in tutti gli aeroporti internazionali, isolate cinque città della provincia cinese, nel ricordo del violento precedente, quello della Sars che tra il 2002 e il 2003 infettò più di 8.000 persone.

Le verità scientifiche non si decidono per alzata di mano: in tempi di fake, l’ospedale pediatrico fiorentino Meyer ha coinvolto Elisabetta Sgarbi, regista ed editrice de La Nave di Teseo, che ha realizzato il film “Vaccini. 9 lezioni di scienza”, già presentato al Torino Film Festival.

Protagonista è la scienza, in dialogo con filosofia e infanzia: un mosaico di voci e giochi, per ribadire l’invito a non scherzare con la vita. Docenti sono il virologo Roberto Burioni, i filosofi Massimo Cacciari, Annamaria Lorusso e Emanuele Coccia, il medico di Lampedusa Piero Bartolo, i docenti di pediatria Chiara Azzari e Andrea Biondi, il presidente della Fondazione Meyer Gianpaolo Donzelli e il direttore scientifico di Humanitas Alberto Mantovani.

Vaccini usa il rigore e la metafora del gioco. È un antidoto alle fake news?

L’ospedale Meyer, in particolare Gianpaolo Donzelli, Presidente della Fondazione, mi ha chiesto un film sui vaccini, mi è parso interessante mescolare il cinema con un progetto scientifico-didattico. Ho voluto essere onesta: non volevo fare reportage giornalistici, non è il mio mestiere. Volevo dichiarare subito cosa il film è: 9 lezioni di scienza. Il riconoscimento della autorevolezza di un maestro e di una posizione di ascolto, propria di chi deve imparare (senza essere acritici). E quindi riconoscere l’autorevolezza della scienza.

Nove esperti discutono della medicina preventiva, spesso messa in dubbio da una cultura del sospetto.
Nello spettro di significati della parola scienza ho voluto includere non solo la scienza medica ma filosofia e semiotica, convinta che le scienze, i saperi, devono dialogare per restituire una immagine unitaria della persona e del paziente: è una tesi che Cacciari e Donzelli esprimono con chiarezza. È uno sguardo alla base del mio cinema, della Milanesiana e della editoria. Infine, ho voluto inserire il tema della immigrazione, speculare a quello dei vaccini per il modo in cui, spesso, viene trattato.

Tema affidato al medico di Lampedusa Piero Bartolo. Ci sono poi Roberto Burioni, che ha rivendicato la “non democraticità” delle verità mediche, e Massimo Cacciari, filosofo. La conoscenza si oppone alla paura?

Sì, è vero, anche se con sfumature diverse. Cacciari ha un senso del tragico, quando dice che la scienza deve stare, con le sue ragioni, dentro “il fiume immondo che è la vita”, in cui c’è di tutto, ci sono false opinioni, gemme e relitti di ogni tipo; e deve starci con la consapevolezza che la sua voce probabilmente non sarà ascoltata.

Editore ma con una laurea in farmacia, come coesistono scienza e umanesimo?

Ora una sintesi è possibile solo ad alti livelli, e io non sono un medico né uno scienziato, ma un’umile farmacista. Grandi scienziati, medici o chimici hanno generato riflessioni filosofiche e di filosofia si sono nutriti, in tutte le epoche. Per parte mia, riconosco che gli studi di farmacia e chimica mi hanno dato un senso del rigore, del dovere, della precisione nel dettaglio non sempre presente nei giovani umanisti che arrivano nelle case editrici.

Elisabetta Sgarbi, regista ed editrice de La Nave di Teseo

Elisabetta Sgarbi, regista ed editrice de La Nave di Teseo

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