12 luglio 2019

50 anni dallo sbarco sulla luna. Bruno Vespa: "Una felice profanazione"

    A cura di

  • Camilla Povia

Breve dialogo col cronista: la missione Apollo 11 e "Luna", il suo nuovo libro

“I conti più prudenti dicono che per ogni dollaro speso nella conquista della luna ne sono tornati almeno cinque in tecnologia e cultura”. Parla uno dei protagonisti dell'informazione Rai. Il 20 luglio 1969 l’uomo mette il primo piede sulla luna: all’epoca il cronista aveva venticinque anni e aveva appena iniziato il suo lavoro in televisione. Racconta quel giorno nel suo nuovo libro “Luna”, ricordando l’avventura che ha segnato la memoria collettiva mondiale.

“Per la verità, cento anni prima della scoperta della luna, Jules Verne anticipò quella missione scrivendo un impressionante romanzo fantascientifico, ‘Dalla terra alla luna’, raccontando quello che sarebbe successo il 20 luglio 1969. E a parte la qualità tecnica del razzo, Verne aveva previsto tutto”.

(sinistra) Jules Verne "Dalla terra alla luna" - (destra) Bruno Vespa "Luna"

(sinistra) Jules Verne "Dalla terra alla luna" - (destra) Bruno Vespa "Luna"

Scrittori come lui, ma anche poeti e artisti, negli anni hanno contribuito a tenere accesa la dimensione mitica ed emotiva della luna, testimoniando come quel satellite naturale e lontano da noi sia stato e sia tutt’ora il simbolo dell’intreccio tra scienza e arte.

“L’intreccio tra scienza e arte è un coinvolgimento naturale: da un lato si è sempre guardato alla luna come fonte di ispirazione e dall’altro si è sognato di studiarla, di analizzarla, di conquistarla. Probabilmente la scoperta della luna è stata una felice profanazione, per questo auguro sempre a tutti di continuare a guardare ad essa come se l’uomo non l’avesse mai violata”.

E invece l’uomo ha impiegato anni di lavoro e di ricerca tecnologica per rendere possibile quell’impresa. Anzi, nel pieno della guerra fredda, lo scopo della missione Apollo 11 a molti è sembrato più una lotta per la supremazia tra americani e russi, che non il famoso ‘balzo gigantesco dell’umanità’.

“Certamente la luna è un obiettivo militare, come lo è il controllo dello spazio. Gli americani venivano da sconfitte politiche e tecnologiche pesantissime. Le sconfitte politiche riguardavano la guerra del Vietnam, che sembrava meno facile di quanto non fosse, e l’invasione fallita di Cuba che fu un duro colpo per Kennedy. Le sconfitte tecnologiche erano state persino peggiori: una su tutte l’approdo dei sovietici nello spazio con lo Sputnik, con Laika e con Gagarin. Per questo Kennedy, nel 1961, davanti al Congresso riunito in seduta plenaria, si lanciò in quella felice previsione, affermando che entro un decennio l’America avrebbe mandato l’uomo sulla luna e lo avrebbe fatto tornare sano e salvo sulla terra”.

E se invece il primo piede sulla luna fosse stato messo oggi? Di certo gli attori di questa lotta per la supremazia non sarebbero stati gli stessi.

“Oggi non c’è la guerra fredda né l’incubo di una terza guerra mondiale ma la Cina combatte per ottenere la leadership mondiale. Darle anche una leadership scientifica diventerebbe molto imbarazzante. ‘America First’ significa anche questo. Credo, infatti, che una delle ragioni per cui il presidente Trump abbia deciso di investire un bel po’ di soldi sulle missioni spaziali, sia perché sulla luna sono arrivati anche i cinesi, con una sonda. Ecco dunque che rinasce il potenziale pericolo militare. I cinesi sono i nuovi sovietici. Anche perché ad oggi con la Russia c’è sostanzialmente un accordo: sulla stazione spaziale russa gli americani ci possono andare pagando 80 milioni a biglietto. Ma chi può sapere come si stanno organizzando i cinesi?

Si dice che Donald Trump si stia organizzando anche per essere il primo ad andare su Marte.

“E’ del tutto legittimo e fa bene a farlo. Marte rappresenta i confini del diverso ed è ancora un obiettivo emozionante. Ma per arrivarci è indispensabile creare una stazione intermedia sulla luna. E se al giorno d’oggi andare sulla luna si può paragonare alla classica settimana bianca, andare su Marte richiede un tempo infinitamente più lungo. L’ipotesi minima sono due mesi di viaggio a partire dalla stazione sulla luna. Poi dipende dal tempo e dalle condizioni”.

Anche l’Italia può avere l’ambizione di concorrere a questo obiettivo?

“Quasi nessuno ricorda che siamo stati i terzi a mettere in orbita un satellite con Luigi Broglio, padre dell’astronautica italiana. E moltissimi degli esperimenti che si tengono nella stazione spaziale internazionale sono a progettazione italiana. Anche la trascuratissima scienza astrofisica italiana ha avuto risultati fantastici. Quindi sì, assolutamente, possiamo e dobbiamo lavorarci”.

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