22 ottobre 2020

5G e Smart Working in Italia, sul piatto della bilancia opportunità e criticità

  • Di Alejandro Cifuentes

Lo smart working o lavoro agile è una rivoluzione in termini di tempo e spazio nei confronti del lavoro tradizionale resa possibile dall’evoluzione tecnologica - rivoluzione che oggi si intreccia necessariamente con il futuro della connettività, il 5G. Di tempo perché non si ha nessun vincolo d’orario, di spazio perché non si ha nessun luogo specifico dove si è obbligati a svolgere la propria professione. Niente sergenti da corridoio, il lavoro viene organizzato per fasi, cicli e obiettivi.

L’incremento della produttività, il rapporto tra risultato ottenuto e tempo investito, è nell’interesse del lavoratore: più sei efficiente più tempo guadagni. Oltre al tempo relativo che potenzialmente si risparmia grazie alla flessibilità e all’aumento della produttività c’è un tempo rigido, oggettivo, che è quello normalmente impiegato per gli spostamenti, come andare e tornare dall’ufficio. Parlando di spazio, la possibilità di svolgere il proprio lavoro in un luogo diverso dalla città in cui si trova l’azienda consente di potere risparmiare sull’affitto e di scegliere un luogo dove si esercita un potere d’acquisto maggiore rispetto alla metropoli. Anche le imprese possono riconfigurare i propri spazi alleggerendone i relativi costi (affitti, utenze, manutenzione) dal momento che gran parte del lavoro può essere dislocato. Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working, sostiene che “si può stimare un incremento di produttività del 15% per lavoratore, una riduzione del tasso di assenteismo pari al 20%, risparmi del 30% sui costi di gestione degli spazi fisici per quelle iniziative che portano a un ripensamento degli spazi di lavoro e un miglioramento dell’equilibrio fra lavoro e vita privata per circa l’80% dei lavoratori”. Inoltre, dobbiamo considerare l’impatto positivo che il decongestionamento della viabilità avrebbe sulle emissioni di CO2.

La disintermediazione, la grande promessa della rete, smaterializza il tempo e lo spazio, fluidifica le barriere al punto da portare tutto qui e ora, ovunque e sempre. Secondo uno studio condotto da Tito Boeri e Alessandro Caiumi su lavoce.info in Italia circa un quarto delle professioni possono essere svolte da casa, un terzo da dove si preferisce e la metà avendo contatti sporadici con i colleghi. Questo vuol dire che circa il 50% dei lavori può essere portato a termine senza doversi recare in ufficio. Se guardiamo al Bel Paese ci sono alcune caratteristiche strutturali che potrebbero rallentare questo processo. L’Italia, infatti, è il secondo paese manifatturiero d’Europa e rispetto alle altre grandi economie il suo tessuto produttivo è formato in gran parte da piccole e medie imprese. Non è difficile immaginare che il settore dei servizi, il cui baricentro si trova nel nord Italia, sia più incline ad abbracciare i cambiamenti nel mondo del lavoro rispetto a quello manifatturiero, così come lo sono le grandi imprese rispetto a quelle sotto i 100 dipendenti. La composizione dell’economia reale italiana e la scarsissima alfabetizzazione digitale, nonché l’assenza di una banda larga efficiente e capillarmente diffusa sono fattori cruciali se parliamo di digitalizzare una fabbrica o di smart working. Secondo l’ultima edizione del rapporto DESI (Digital Economy and Society Index), l’indice sviluppato dalla Commissione europea per misurare la digitalizzazione dell’economia e della società, l’Italia è terzultima sui 28 paesi che fanno parte dell’Ue.

Per avere una prova tangibile di quel che è possibile realizzare - persino nel settore secondario - possiamo guardare a oriente. L’azienda cinese China Molybdenum per rispettare il distanziamento durante la pandemia ha munito alcuni macchinari, destinati al trasporto di materiali, di un sistema di guida da remoto; sfruttando la bassa latenza della tecnologia 5G sono riusciti a estendere lo smart working ai coletti blu. Il potenziale sviluppo di questo primo passo è impressionante, basti pensare ai mestieri usuranti, agli infortuni sul lavoro, alla diffusione di malattie o alla salute in generale.

Condividi sui Social

Ultimo numero Civilità della Macchine

La Rivista - Civiltà delle Macchine

Novembre 2020

L’ultimo numero dell’anno ha come focus principale l’impatto che il 5G avrà sulla nostra società: dagli sviluppi geopolitici alle sfide che le nuove tecnologie impongono alle democrazie. L’editoriale di Enrico Savio ci introduce alla nuova civiltà digitale; il tempo è al centro delle riflessioni, tra gli altri, di Gianfranco Pasquino, Lucetta Scaraffia e Tiziana Lippiello.

Sistema Museale

Il Sistema Museale Integrato si presenta quale realtà unica in Italia comprendente musei, archivi storici e altre realtà espositive proprietà di Leonardo, adiacenti ai siti produttivi. Con l’obiettivo di valorizzare e comunicare la memoria storica, industriale e tecnologica, i musei vogliono essere un punto di riferimento culturale per le nuove generazioni e per i territori in cui sono situati.

Promossi da volontari e seniores, per rivolgersi in particolar modo ai giovani, il ‘Sistema Museale’ intende essere uno strumento di conoscenza di quell’evoluzione tecnologica che è parte del presente e soprattutto del nostro futuro. Come un immaginario ponte da attraversare, qui si racconta quel progresso di cui, ancora oggi, Leonardo è protagonista.

Leggi Tutto
Copyright © 2019 Leonardo S.p.A. Privacy & Cookie Policy