27 marzo 2020

A me mi piace 'o blues e anche Rossini

  • Di Oriano Giovanelli

Due chiacchiere con Daniele Carnini musicologo, storico della musica, compositore e Direttore Editoriale della Fondazione Rossini, ha curato la voce Rossini per la Treccani.

Leggere, ascoltare musica chiamare gli amici sono alcuni dei consigli che in modo martellante ci vengono dati in questo tempo di clausura. Ma che vita fa e cosa pensa un musicista ai tempi della pandemia.

Daniele Carnini. Photo Credits www.danielecarnini.com

Daniele Carnini. Photo Credits www.danielecarnini.com

Daniele Carnini, la tua Roma è vuota e struggente nella sua bellezza, tu come tutti noi sei bloccato in casa. Le vite quotidiane in queste settimane sono radicalmente cambiate, a te che fai un lavoro non molto comune, il musicologo, come va?

Come compositore, storico della musica e soprattutto componente della Fondazione Rossini il mio lavoro non ha subito pressoché nessuna variazione da quando c’è stato il blocco.

Ambeh allora tutto uguale...

Devo solo rinunciare alle scampagnate e limitare la mia attività sportiva. Ma per il resto, la gran parte delle mie occupazioni si è sempre svolta nel quadrilatero della mia scrivania: correggo bozze della nuova edizione critica (Demetrio e Polibio, la prima opera di Rossini) e sorveglio come posso le pubblicazioni della Fondazione Rossini per quanto mi spetta come direttore editoriale.

E attività compositiva?

A dire il vero, proprio ieri ho avuto l’idea per una cantata “civica”...caspita bello!.. niente a che vedere con le attuali emergenze, per carità. Del resto tutto quel che ho messo in musica aveva un riferimento, se vogliamo, “civile”, nel senso di appartenenza a una cittadinanza umana che solo nella comunità può trovare realizzazione e compimento.

Io ti conosco da tanto ma della tua produzione come autore non molto, conosco quel bel lavoro che hai fatto su Aldo Moro assieme a Sandro Cappelletto dal titolo "Un’infinita primavera attendo". Che peccato, quest'anno anche l'anniversario del rapimento di Aldo Moro e la strage della sua scorta, 16 marzo 1978, è passato in secondo piano. Un paese civile non dovrebbe mai dimenticare nemmeno nei momenti di emergenza.

Speriamo che si possa pensare all’altra ricorrenza, il 9 maggio, pure se infausta. Quanto al mio orticello, forse anche l’opera farà allora una comparsa (non dico altro perché i tempi non permettono sicurezza).

Molti scrittori Tucidide, Boccaccio, Manzoni, Camus e altri ancora hanno scritto opere in cui il fenomeno sociale conseguente a tragiche pandemie, di peste in particolare, è protagonista. Nell'opera lirica, che è teatro popolare per definizione in cui le storie e i personaggi principali sono sempre immersi in un contesto sociale e culturale popolare, esiste qualcosa di analogo?

A questo proposito, non saprei se per dimenticanza o ignoranza, non mi vengono in mente grandi opere in musica che riguardino i flagelli e le pestilenze, mi vengono in mente invece opere in cui i mutevoli umori delle persone e del pubblico (e dunque di una comunità) sono rappresentati con potenza. Sicuramente Boris Godunov di Musorgskij; ma ancheCardillac di Hindemith, in cui il popolo alla fine lincia il colpevole. Forse anzi solo l’opera in musica può rendere con immediatezza il potere della massa. E, naturalmente, Guillaume Tell di Rossini, Simon Boccanegra di Verdi. Gli esempi sarebbero tanti. Quando una comunità è in pericolo rischia di frantumarsi o di diventare una massa informe. Questi giorni mi pare dimostrino una oscillazione tra queste due opposte sciagure.

Locandina del Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini, dicembre 1988 al Teatro alla Scala di Milano

Locandina del Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini, dicembre 1988 al Teatro alla Scala di Milano

Tanta gente ha in questi giorni un sacco di tempo per pensare, paura, preoccupazione immediata per i propri cari e per il dopo quando proveremo a tornare alla "normalità" e ci accorgeremo che non sarà cosi facile. La musica secondo te può aiutare in questi momenti e come vivono questa situazione quelli che della musica hanno fatto lo scopo principale nella vita.

Non sono convinto che la musica possa consolare o alleviare, se non in piccolissima misura. Quanto ai musicisti e ai musicologi, suppongo che ognuno debba coltivare il proprio giardino, meditare e lavorare al meglio delle sue possibilità. Come sempre, e non pensando al transeunte, e lasciando che il momento storico si depositi e si faccia, appunto, storia. Come spettatori non vediamo l’ora di tornare in teatro. Io sono abbonato all’opera e sarei dovuto andare a vedere, in questo periodo, Turandot (altra opera in cui c’è tanto popolo impaurito). Stare a casa e vedere o ascoltare musica che adesso ci viene data a bizzeffe come una caramella balsamica no, non vale e personalmente non mi consola. Nemmeno Rossini. Ogni tanto per reazione ascolto qualche classico, oppure suono un po’ di Bach.

Bisogna essere attivi. Chi sta bene è bene che sia attivo, operoso, lucido, non si faccia contagiare – in nessun senso, nemmeno morale – dai mali dell’epoca.

Sul "non farsi contagiare" il nostro amato Rossini credo che non ti avrebbe dato ascolto tanto era impaurito dalle malattie, o sbaglio?....

Dalle malattie vere e presunte, dal vapore e dalle barricate. Chissà che anche noi un giorno saremo meno terrorizzati.

Non so se ti è capitata sott'occhio la notizia che attraverso l'intelligenza artificiale è stata completata la decima sinfonia di Beethoven, in verità due movimenti, partendo da alcuni appunti. Ne abbiamo parlato anche sul nostro sito con un articolo di Regina Krieger. Cosa ne pensi di queste operazioni.

Grazie per avermi dato notizia di questa Decima di Beethoven. Ne prendo atto, sicuramente tra qualche anno finirà negli «Strano, ma vero!» della Settimana enigmistica, grande consolazione di questo periodo!

Ahahah non avevo dubbi sulla tua risposta. A me piace Rossini ma anche il blues a te?

No, il blues non tanto: ma un napoletano cui piaceva il blues, quarant’anni fa, qualcosa di prezioso l’ha fatto: chapeau.

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