15 ottobre 2020

Ai margini del mondo. L'opera itinerante di Liu Xiaodong

  • Di Mattia Cavanna

Saper catturare le incongruenze del mondo, rappresentando la grandezza e la varietà dei panorami naturali e urbani, è da sempre la prerogativa dei grandi pittori classici. Liu Xiaodong è indubbiamente tra i maggiori artisti cinesi contemporanei e la sua curiosità nei confronti dell’umanità lo rende interprete di questo spirito. Le sue tele sono il frutto di viaggi nelle periferie del mondo e di settimane di pazienti appostamenti alla ricerca di persone e scorci che sceglie con coinvolgimento emotivo e che ritrae con precisione documentaristica. Bloccato da mesi in un appartamento di New York a causa della pandemia, senza sapere quando potrà tornare a Pechino, Xiaodong recupera on-line il materiale necessario per dipingere e risponde alle nostre domande, anche grazie al suo assistente-interprete italiano Marco. Parliamo di Oriente e Occidente, di sostenibilità dei modelli di sviluppo, di montagne con troppo vento per dipingere, di mosche appiccicate alla tela, ma anche di neorealismo italiano, di Tehching Hsieh e di Zdeněk Zeman. Ci racconta dei viaggi in Italia e di “Weight of Insomnia”, un’istallazione nella quale utilizza un pittore robot, promettendo che ci contatterà per testare possibili utilizzi dell’IA nell’arte.

(Copertina) East Village, Liu Xiaodong, 2020, acrilico su foto, dettaglio. (Sopra) Coming Across a Scene Like This One Cannot but Think Of Manet's Le déjeuneur sur l'herbe, Liu Xiaodong, 2020, acquerello su carta

(Copertina) East Village, Liu Xiaodong, 2020, acrilico su foto, dettaglio. (Sopra) Coming Across a Scene Like This One Cannot but Think Of Manet's Le déjeuneur sur l'herbe, Liu Xiaodong, 2020, acquerello su carta

Da dove viene il suo desiderio di ritrarre gli aspetti marginali della società di oggi?

Mi sono sempre considerato un outsider. Trovo che le persone ai margini della società incarnino in modo più evidente i problemi della contemporaneità. Penso che i nostri animi umani siano interconnessi, quindi un’opera, se è genuina e sincera, è probabile che susciti interesse e partecipazione in tutti.

La sua pittura ha una natura documentaristica, ha ritratto scene dal vivo nella provincia cinese, a Cuba, in Corea, Israele, Italia, Regno Unito, incontrando comunità molto diverse. Di recente è stato in Groenlandia a visitare e a dipingere un orfanotrofio, quale sarà la sua prossima destinazione?

Ci sarebbero davvero troppe storie, troppi aneddoti da raccontare. Quello di cui sono contento è che le comunità, le persone che hanno partecipato attivamente a questi progetti sono il frutto delle connessioni create lì, da amici del posto. Tutto si è concretizzato con spontaneità e con un certo grado di improvvisazione. La prossima meta sarà il nord-ovest della Cina. Voglio tornare a dipingere nei luoghi dove sono stato la prima volta ai tempi dell’università ma purtroppo, a causa della pandemia, questo progetto dovrà essere posticipato.

Le sue opere mettono in mostra in maniera cruda certi effetti della modernità: l’iper-urbanizzazione, l’alienazione della classe operaia, la solitudine, la povertà, l’opulenza, la prostituzione. Cina e India stanno rincorrendo lo stile di vita occidentale, dove porterà questa strada secondo lei?

L’essenza stessa del capitale è quella di espandere continuamente i limiti dei prestiti, di generare nuova domanda e di far proliferare la catena di fornitura globale, fino all’inevitabile esaurimento delle risorse e alla rottura della catena stessa. L’unica possibilità è di riuscire a sviluppare e far accettare rapidamente stili di vita e di consumo environmentally- friendly, altrimenti dovremo davvero iniziare a pensare di andare a vivere su Marte con Elon Musk.

L’immagine di un pittore in piedi su tele enormi, isolato per settimane in spazi aperti e sconosciuti, intento a ritrarre e scoprire persone e paesaggi, è molto forte e scenografica. È un’immagine di altri tempi. Da dove deriva il suo approccio così immersivo alla pittura?

Devo molto a Tehching Hsieh, il performance artist di Taiwan, il quale ha avuto un’enorme influenza su di me. Le sue performance mi hanno fatto comprendere che l’arte è suprema, essenziale, proprio perché inutile. L’arte è il modo migliore di passare il tempo. Tutto è arte. Nei miei progetti artistici il viaggio è una componente fondamentale, prima vedo con i miei occhi e poi reinterpreto con la mia pittura, questa è la mia performance.

As humans we should all have the same love and respect for machines than we (normally) have for biological organisms. Only a pacific coexistence of men and robots will grant a happy future on this planet

Things Aren't as Bad as They Could Be, Liu Xiaodong, 2017, oil painting on canvas

Things Aren't as Bad as They Could Be, Liu Xiaodong, 2017, oil painting on canvas

Il suo stile artistico è istintivo, immediato, necessario per riprendere scene e persone in tempo quasi reale. Come si coniuga l’esigenza di una pittura rapida con la tecnica a olio tradizionale che ha tempi di essicazione molto lunghi?

Di solito la sera porto la tela su cui ho lavorato durante il giorno in un luogo coperto, per evi tare di esporla a vento o pioggia. Se il luogo dove mi trovo a dipingere è immerso nella natura faccio in modo di costruire una tenda, una struttura temporanea dove poter mettere le tele che ancora non sono asciutte. Non uso il fast drying medium, solo e semplicemente olio di lino e trementina. La lentezza nell’asciugatura è intrinseca della pittura a olio, a volte capita che insetti o zanzare si appiccichino alla tela, ma non me ne preoccupo, anche queste sono tracce preziose. Quando poi la tela è asciutta (di solito dopo una o due settimane) la faccio trasportare fino allo studio. E non la tocco mai più, perché non vada persa nessuna traccia del luogo in cui ho dipinto.

Durante queste performance all’aperto spesso sfida gli eventi atmosferici, c’è stato un quadro che ha dovuto abbandonare?

Tendenzialmente no. Ogni progetto che intraprendo necessita di tutta una serie di preparativi. E poi ci sono molti aspetti, molti dettagli che possono essere difficili da realizzare, penso ad esempio a una situazione in cima a una montagna con troppo vento, o su una barca con il mare in tempesta.

La rivista “Civiltà delle Macchine” indaga fin dalle sue origini le connessioni tra il mondo della tecnica e quello dell’arte. Per la serie “Weight of Insomnia” ha ideato e programmato un robot con un braccio meccanico in grado di dipingere frammenti di realtà urbane riprese da videocamere di sorveglianza. Cosa le ha insegnato quel robot?

Il robot esegue le istruzioni in modo meticoloso e scrupoloso, non c’è riposo, non c’è pigrizia, non dribbla le responsabilità. Lavora come una persona onesta, in silenzio, in modo sincero, senza interruzioni. La sua dedizione è commovente. Tutti gli oggetti hanno uno spirito. Il robot di tanto in tanto dipinge qualcosa che non ti aspetti, e se lo tratti bene funziona senza intoppi, se lo tratti male spesso qualcosa va storto. Dobbiamo avere verso le macchine lo stesso amore che abbiamo nei confronti degli organismi biologici. Solo una pacifica coesistenza tra l’uomo e le macchine ci regalerà un futuro felice.

Com’è stato per un pittore lavorare con ingegneri meccanici e sviluppatori di software?

I tecnici che hanno collaborato a questo progetto sono tutte persone di scienza, rigorose e serie nel lavoro. Non solo ammiro molto le cose di cui sono capaci, ma il fatto che abbiano saputo trasformare in realtà questa mia fantasia è di enorme ispirazione per la mia immaginazione artistica.

Weight of Insomnia, Liu Xiaodong, 2019, Lisson Gallery, Londra

Weight of Insomnia, Liu Xiaodong, 2019, Lisson Gallery, Londra

Leonardo è attiva nella robotica e sta aprendo laboratori di ricerca interni dedicati all’intelligenza artificiale. Se in futuro per qualche progetto artistico le servisse una nuova tecnologia, sa dove trovarci...

Dopo aver realizzato la serie di quadri con robot painting, mi sono detto che ogni cinque anni mi sarei cimentato in un progetto artistico con le intelligent machines. Questo è un settore che seguo con interesse e su cui rifletto spesso, ma poi i miei impegni mi obbligano a fare delle scelte. Grazie per il suggerimento, in futuro valuterò attentamente questo campo, appena avrò un’idea interessante mi piacerebbe discuterne con voi.

Nonostante una tradizione millenaria e istituti artistici molto validi, sono ancora pochi gli artisti cinesi conosciuti in Occidente. Quanto è stato facile per lei affermarsi?

La mia “grande fortuna” è stata che recentemente l’interesse del mercato globale dell’arte si sia concentrato sulla Cina, in quanto paese con opportunità di crescita enormi. La “piccola fortuna” è l’impegno che ci ho sempre messo; nella cerchia degli artisti con un certo seguito, il mio è un modo di dipingere forse particolare, che tende a espandere le possibilità della pittura a olio come medium. L’unione di questi due fattori ha determinato quella che oggi è la mia posizione nel mercato globale dell’arte.

Da molti mesi lei è isolato a New York, dove era venuto per un’esposizione. Come vive questa permanenza forzata?

A causa della situazione legata al Covid-19 i collegamenti aerei tra Cina e Stati Uniti sono stati praticamente azzerati. Al momento non so davvero quando potrò tornare a casa. La cosa che noi umani non riusciamo ad accettare è di non essere padroni del nostro destino. Fare un viaggio all’estero e non poter più tornare a casa propria è un po’ come essere seduti su una navicella spaziale e non essere sicuri di poter far ritorno sulla Terra in sicurezza. Qui a New York cerco di trovare dei modi per non uscire di casa, accorciando i giorni e allungando le notti. Mi alzo tardi, studio un po’ l’inglese, il pomeriggio dopo pranzo dipingo un acquerello, poi preparo la cena per la famiglia. La sera guardo un film e dalle 23:00 alle 2:00 leggo mentre bevo del vino.

Cosa sta scoprendo degli Stati Uniti?

Ho avuto modo ancora una volta di notare come non ci sia niente che possa mettere un freno al temperamento liberale degli americani.

Negli USA ho avuto modo ancora una volta di notare come non ci sia niente che possa mettere un freno al temperamento liberale degli americani

Liu Xiaodong mentre dipinge all'aperto

Liu Xiaodong mentre dipinge all'aperto

In un momento così tragico, che fine fa la creatività? Immagino, tra l’altro, non sia stato semplice procurarsi il materiale per dipingere durante il lockdown.

Ho acquistato materiale on-line: quaderni da disegno, acrilici, pennelli, quanto basta per dipingere acquerelli e opere di piccole dimensioni. Di fronte a questa pandemia, ho l’impressione di trovarmi davanti a due film: uno è di genere drammatico, l’altro una commedia. Ogni spezzone del film drammatico è felice, considerando che la situazione è in continuo peggioramento. Ogni spezzone della commedia non è pienamente soddisfacente, perché spero che il futuro abbia in serbo qualcosa di migliore. In che direzione sta andando il mondo? Non so. Mi sento completamente smarrito.

Restando in tema di salute, so che come suo padre, anche lei è un fumatore accanito. Zdeněk Zeman, un noto allenatore di calcio di serie A, per il quale essere consapevoli che fumare uccide gli faceva venir voglia di fumare ancora di più. Che legami hanno il fumo e la pittura?

Per me dipingere è come fumare, crea dipendenza. Dopo un po’ che non fumi non ce la fai più a trattenerti. Vale lo stesso per la pittura, dopo un po’ che non dipingi senti quasi una mancanza, un bisogno fisico.

Le immagini che crea e le espressioni dei soggetti ritratti sono quasi senza tempo. Se i suoi quadri avessero una colonna sonora quale sarebbe?

Lo xiao, che come il flauto è uno strumento a fiato, fatto con il bambù. Da piccolo sentivo sempre mio padre suonare lo xiao – peraltro molto male – ma serbo ancora il ricordo di questo suono, un suono delicato e remoto. Per questa ragione amo la musica e la pittura che hanno un qualcosa di remoto, di distante.

Tom his Family and his Friends, Liu Xiaodong, 2020, olio su tela

Tom his Family and his Friends, Liu Xiaodong, 2020, olio su tela

Negli scorsi anni ha realizzato vari progetti in Italia (ritraendo la comunità cinese di Prato o le discariche a cielo aperto di Napoli) e ha partecipato alla Biennale di Venezia. Cosa le viene in mente parlando dell’Italia?

L’Italia è il paese in cui lo spirito della società contadina, rurale, e la modernità della società industrializzata si incontrano nel modo più felice, più riuscito. Non mi riferisco solo al fatto che il paese sia immerso nell’architettura antica dei castelli e dei borghi storici e al tempo stesso in città moderne, simboli universali della moda, ma, aspetto ancora più importante, di come questo tipo di consapevolezza tipica degli italiani permetta alle nuove generazioni di avere una saggezza e una creatività innate. Inoltre sono follemente innamorato del neorealismo italiano e di “Ladri di biciclette”. La rappresentazione del rapporto padre-figlio tocca l’animo di tutti, antichi e contemporanei. Le immagini del fiume e delle erbacce sotto i ponti ispirano tutt’oggi la mia immaginazione e la mia malinconia verso i tempi che furono. Il neorealismo italiano è ai miei occhi il periodo d’oro del cinema.

Nel 2017 ha reinterpretato il “Il Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo in un quadro di grandi dimensioni realizzato nel piazzale della stazione centrale di Milano, utilizzando come modelli degli immigrati. Come vede le difficoltà dell’Unione europea nell’accogliere i migranti?

L’Italia e gli altri paesi europei devono affrontare molte difficoltà nell’accoglienza dei migranti, questo è il riflesso della grande civilizzazione europea. In Italia ho visto alcune delle strutture che venivano preparate per l’accoglienza dei migranti, erano addirittura migliori delle condizioni in cui ho vissuto io all’università. All’epoca noi dormivamo in quattro in una stanza, le strutture che ho visitato erano camere doppie. I migranti sono spinti verso l’Europa alla ricerca di un’esistenza migliore, è la natura umana. Al tempo stesso però spero che questi migranti possano rispettare leggi, usi e costumi dei posti che li accolgono, essere grati e pronti a fare sacrifici. Questo è il motivo per cui ho dato a quest’opera il titolo “Things Aren’t as Bad as They Could Be”.

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La Rivista - Civiltà delle Macchine

Settembre 2020

Il focus di questo numero è dedicato al doppio anniversario dell’Archivio e della Fondazione Ansaldo, con uno sguardo rivolto anche su Genova. L’intervista al pittore Liu Xiaodong apre invece la sezione sulla Cina; e ancora, un racconto di Barbara Frandino sull’astronomo Aristarco di Samo, e i disegni di Gastone Novelli per “Il bagno di Diana” di Pierre Klossowski.

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Il Sistema Museale Integrato si presenta quale realtà unica in Italia comprendente musei, archivi storici e altre realtà espositive proprietà di Leonardo, adiacenti ai siti produttivi. Con l’obiettivo di valorizzare e comunicare la memoria storica, industriale e tecnologica, i musei vogliono essere un punto di riferimento culturale per le nuove generazioni e per i territori in cui sono situati.

Promossi da volontari e seniores, per rivolgersi in particolar modo ai giovani, il ‘Sistema Museale’ intende essere uno strumento di conoscenza di quell’evoluzione tecnologica che è parte del presente e soprattutto del nostro futuro. Come un immaginario ponte da attraversare, qui si racconta quel progresso di cui, ancora oggi, Leonardo è protagonista.

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