08 marzo 2020

Automi in casa nostra

  • Di Egle Monti

Dal n.3 di "Civiltà delle Macchine" del 1955.

[…] Solo il Proteus mi fa uscire dall’inerzia. Quello lì, se fosse un uomo, sarebbe l’anima delle comitive. Fa di tutto e costituisce la mia vendetta personale contro la maionese che da tempo immemorabile m’impazzisce sotto le mani. Ma il Proteus, in casa nostra, ha la funzione che avevano un tempo i Balcani nell’equilibrio europeo: accende la guerra, Discussioni improvvise scoppiano tra mio marito, la cameriera e me. Ognuno vuole farlo andare, perché il divertimento di vedere che cosa combina è veramente notevole. Infatti, impasta, frulla, spreme, trita, passa tutto, trita il ghiaccio, affetta, grattugia e fa tante altre cosette che richiamano nella mischia anche i cani, attratti dall’odore. Naturalmente io voglio tostare caffè mentre la cameriera decide di macinare la carne e Gigi insite per tritare il ghiaccio dell’aperitivo. “Ci vorrebbero almeno due Proteus in ogni casa” sosteniamo Sebastiana e io, finalmente d’accordo e alzando la voce per sovrastare quella di mio marito che parla di fallimento, di assalto alle banche e alle diligenze e di altre cose enormi che non avrà mai il coraggio di affrontare.

Da qualche tempo, naturalmente, nella cassetta delle lettere troviamo fasci di opuscoli con lunghe spiegazioni particolareggiate sul funzionamento di elettrodomestici fotografati a colori sulla copertina, come Ava Gardner. Nell’interno, zeppo di disegni complicati e di numeri romani e cardinali, schiacciate comepensées dentro un libro, donne senza sedere, sul tipo degli angeli, altissime e dalle caviglie filiformi fanno andare i vari meccanismi, sorridendo come rane mentre brandiscono una carota, accanto a cuochi stilizzati che impugnano coltelli terribili da partita a carachè nella malavita. Dalla lettura dei foglietti rinchiusi nelle scatole dei medicinali, che noi ci siamo sempre strappati di mano, siamo passati allo studio della parte meccanica della vita. Non c’è più niente da fare, le cameriere scarseggiano sempre di più; Felicitée, la servetta di “un coeur simple” di Flaubert e “La servante au grand coeur” di Baudelaire sono sepolte da molto tempo nello stupendo cimitero della letteratura francese. Le crisi domestiche si susseguono con un crescendo pauroso e arriverà presto l’epoca in cui ognuno dovrà badare da sé all’andamento della propria casa.

Fondazione Ansaldo, Fondo fotografico General Electric

Fondazione Ansaldo, Fondo fotografico General Electric

A volte mi assale un dubbio ossessionante. Non finiremo per farci servire da un robot? Da uno di quegli uomini di ferro che, nei films, sono servitori fedeli durante anni e anni e alla fine strozzano il padrone, senza che nessuna persuasione, né alcuna forza possa arrestarli? Una sera, in casa di amici, De Chirico e io prevedevamo l’avvento di questo servo dal cuore di ferro e ricordo benissimo che proprio De Chirico sostenne che ci avrebbe sgozzato.

Per il momento, poverini, gli elettrodomestici sono innocui e passivamente obbedienti. La penetrazione pacifica che hanno fatto in ogni casa testimonia del loro buon carattere e della buona volontà con la quale adempiono ogni dovere.

Dovunque si vada, s’incontrano, buoni amici di tutti, ormai. Ma la sorpresa più grande che mi abbia procurato un loro incontro l’ho avuta in casa di una chiromante dove avevo accompagnato Vivi Gioi che crede nelle scienze occulte, L’antro della Sibilla era curato in ogni particolare. Solo Luchino Visconti avrebbe potuto ideare uno scenario simile: uccelli impagliati, un gatto imbalsamato, stampe riproducenti personaggi ultraterreni, fotografie di vecchie tristi e di uomini dai baffi ricurvi, debolmente illuminati da una lampadina. Un profondo senso di suggestione emanava dalle carte bisunte con le quali, la chiromante, stabiliva il destino di Vivi. “uno, due, tre…un uomo a cavallo – Uno, due, tre… alle porte di casa… - Uno, due, tre… a ora di notte…”. Un rumore opaco, sordo e continuo mi distraeva da quel pittoresco annuncio di bene e di calamità. Socchiusi l’uscio della stanzetta nella quale, aspettando, udivo contemporaneamente l’indovina e lo strano rumore: al di là del “gabinetto di consultazioni” una donna formosa faceva andare un grosso frullino colmo di frutta tritata.

Superstizione e progresso, polvere e acciaio cromato. E il rumore del frullino, di colpo, mi sembrò il canto del gallo che nella Danse macabre di Saint-Saens annuncia l’avvento della luce dopo le tenebre.

Fondazione Ansaldo, Fondo fotografico General Electric

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Promossi da volontari e seniores, per rivolgersi in particolar modo ai giovani, il ‘Sistema Museale’ intende essere uno strumento di conoscenza di quell’evoluzione tecnologica che è parte del presente e soprattutto del nostro futuro. Come un immaginario ponte da attraversare, qui si racconta quel progresso di cui, ancora oggi, Leonardo è protagonista.

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