27 aprile 2021

“Borgo Italia”: un Paese che riparte dal paese

  • Di Elena Caracciolo

Esiste una distinzione sostanziale tra abitare e popolare, tra riconoscersi nei luoghi e non solo collocarsi a degli indirizzi; non si tratta di una sottigliezza filosofica, né di un fine lavoro di precisazione linguistica. Si tratta di una consapevolezza: la stessa che l’intera Nazione deve recuperare e che sta alla base del percorso di “Borgo Italia”. Il volume di Edizioni Eclettica in collaborazione con l’Istituto Stato e Partecipazione si configura infatti come un intelligente viaggio per sensibilizzare ad un “ritorno al borgo” che è testimonianza dell’abitare rispettoso, del vivere bene e del produrre con qualità. Sensibilizzazione necessaria poiché, come emerge dall’opera, gli ultimi anni hanno invece misconosciuto il borgo, con tutte le conseguenze economiche, demografiche e sociologiche che ne sono derivate e che sono ben scandagliate dal curatore Clemente Ultimo. “Cogliere l’esistenza del problema” attraverso una serie di “note interpretative” e contestualizzazioni analitiche è infatti il primo passo per fronteggiare quella che appare come un’“eutanasia silenziosa” del mondo limitrofo, una “morte annunciata delle aree interne del Paese” che pure vanno a formare, oltre che il 22% della popolazione totale, il 92% dell’intera casistica delle tipicità “made in Italy”. Contraddizione inspiegabile, quest’ultima: l’eccellenza italiana materiale e immateriale proviene infatti da quei medesimi piccoli comuni rimessi al proprio destino infausto segnato da assoluta assenza di manutenzione, stagnazione data dalla concentrazione dei processi di sviluppo nelle metropoli ed ingessanti razionalizzazioni delle spese.

Una volta tracciata una panoramica d’insieme che ha inquietanti risvolti quali, in primis, lo svuotamento del territorio e il divario tra piccolo e grande centro, il volume pone la seguente domanda esistenziale: “il declino è inevitabile?”. La risposta all’interrogativo costringe ad una presa di coscienza non solo in quanto Paese economico, ma soprattutto in quanto uomini senzienti. Più nel dettaglio: se il declino può essere aggirato economicamente grazie a comunità non arrendevoli, a iniziative imprenditoriali sostenibili, a lodevoli esperienze come il southworking e a manutenzione, riqualificazione e digitalizzazione, ciò che è interessante è che aggirare il declino non è solo a vantaggio del borgo e della sua popolazione, ma del generale soggetto umano di qualunque estrazione e provenienza. Ciò può essere spiegato con l’aiuto di una serie di autori come Cristina Campo, Michel Foucault, Martin Heidegger, Gregory Bateson o infiniti altri pensatori che hanno definito linfatico l’abbeveramento ai luoghi e al senso dei luoghi; ma può, più semplicemente, essere ricondotto ad una grande lezione di cui l’uomo contemporaneo ha bisogno per invertire la tendenza della propria serialità mentale e liquidità ontologica. Il borgo può, cioè, essere metafora di un modus vivendi che costringe a pensare la totalità, a produrre con cognizione e ciclicità e ad invitare a scelte relazionali e non solo occasionali e ad impianti normativi qualitativi e non meramente finanziari.

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