15 marzo 2020

Caschi respiratori che salvano pazienti e ospedali

  • Di Giuseppe Babbaurra

Intervista al proprietario dell’azienda modenese che produce i caschi CPAP, dispositivi versatili e molto utili per far fronte all'emergenza coronavirus.

“Mille chiamate al giorno”. Cosa? “Riceviamo mille chiamate al giorno”, risponde con voce squillante Maurizio Borsari, il titolare della Dimar, azienda specializzata nella produzione di dispositivi per la ventilazione non invasiva, con varie tipologia di interfaccia. Ecco, al tempo del Covid-19, il virus che sta facendo tremare il mondo intero, queste fabbrica che si trova nella bassa modenese produce un casco che serve per la terapia "CPAP", ventilazione a pressione positiva continua. Tradotto, aiuta a respirare chi ha difficoltà. E Borsari, sempre in camice e sempre in azienda, è la persona più ricercata da tutti gli ospedali d’Italia. “Siamo la prima linea”, spiega nel corso di una telefonata con Civiltà delle Macchine.

Qual è stata l’ultima struttura ospedaliera che l’ha cercata?

Un attimo prima di sentirla ho risposto a un’ospedale del Garda e a uno della Campania. E sono chiamate complicate perché ci chiedono un aiuto per salvare vite umane. Ci portiamo addosso questo senso di responsabilità anche perché siamo solo tre aziende in tutto il mondo e tutte italiane a produrre questo casco. E che fa il casco? Il casco stabilizza il paziente dal punto di vista respiratorio e lo isola così da ridurre il numero di paziente che ha bisogno del supporto respiratorio più importante, vale a dire la terapia intensiva.

E lei appunto cosa risponde?

Io cerco di accontentare tutte le richieste. Ma è difficile farlo. Le confesso che il più grande senso colpa è avere in mano il dispositivo e non potere darlo a tutti.

Vi ha cercato anche il governo, la Protezione civile?

Sì, la Protezione Civile, la quale appunto sta facendo di tutto per farci aumentare la produzione. Noi gli abbiamo promesso che faremo il possibile, considerando il fatto che siamo umani e non siamo immuni.

Una curiosità: quali sono i tempi di produzione?

Ahinoi è molto lenta per un singolo device. E la ragione è legata al fatto che c’è una manualità molto difficile da sostituire con gli automatismi.

Ci spieghi meglio.

Non è un problema di numeri. Tradotto, se assumo dieci, venti, cento dipendenti, non serve a nulla.

Maurizio Borsari, titolare di Dimar (azienda specializzata nella produzione di dispositivi per la ventilazione non invasiva)

Maurizio Borsari, titolare di Dimar (azienda specializzata nella produzione di dispositivi per la ventilazione non invasiva)

Non potrebbe reclutare personale già formato?

Qui sta il nodo: non esiste un personale già formato nel nostro settore. E’ necessario tempo prima di essere pronti alla catena di produzione, è un lavoro di precisione dove non solo si deve sapere cosa sia il lavoro in camera bianca ma è altresì utile una attitudine maniacale. Detto questo, siamo molto fortunati perché nel nostro territorio c’è una cultura diffusa del biomedicale.

Prima di venire travolti dal Covid-19 quanti caschi producevate?

Duecento al giorno circa.

E ora?

Adesso stiamo provando ad arrivare a 600 al giorno.

Quanto costa un singolo dispositivo?

Attualmente tra i 150 e 200 euro e comprende tutto il kit necessario senza il quale non può funzionare.

Quanti siete in azienda?

Eravamo una ventina fino a qualche settimana fa, adesso stiamo ampliando l’organigramma perché rappresentiamo la prima linea di difesa per cercare di ridurre il numero di pazienti che necessità del trasferimento in terapia intensiva.

Lei dove si trova adesso?

Sono sempre qui, alla Dimar, non mi muovo, cerchiamo di lavorare 24 ore su 24, non ci fermiamo mai, ma siamo consapevoli di non essere in grado di fermare quest’onda. I grossi problemi arriveranno quando il Covid-19 scavallerà l’Appenino. A proposito la lascio perché ho già ricevuto tre chiamate".

Chi la cerca?
Non lo so. Chiudo e richiamo ogni singolo numero.

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