14 aprile 2020

“Ce l’ho... manca!” la soluzione nei medicinali in casa?

  • Di Peppino Caldarola

La lotta della scienza contro il virus si combatte con tutte le armi, quelle potentissime e la fionda. Qualcuna gli farà del male.

Ce l’ho. Non ce l’ho. Come quando giocavamo con le figurine. Sfogliavi l’album, apparivano i rettangoli bianchi con nome del calciatore, e poi c’era la pila di immaginette da incollare. Mancavano sempre quelli che ti servivano.

Può sembrare blasfemo, ma da quando c’è il coronavirus e un virologo, un ospedale, un medico titolato annuncia che un farmaco ce la sta facendo a battere questo figlio di un pipistrello a molti, a me per esempio, capita di guardare con cupidigia nella cassetta dei medicinali. Ce l’ho. Non ce l’ho.

L’italiano medio è ipocondriaco. Io mi sono consolato con i film di Verdone e con quello che dice di sé Verdone che è ormai un’autorità scientifica. Compro in farmacia tutto quello che può servire in caso di bisogno, soprattutto di estremo bisogno. Una sera feci un figurone a Milano, durante un dibattito, quando chi parlava prima di me ebbe un malore e chiese un rimedio. Tutti si guardarono attorno spaventati. Io misi la mano nella tasca della mia giacca. Ce l’avevo.

Nei primi giorni questi rimedi antivirus avevano nomi strani, impronunciabili. I medici del Cotugno però li iscrivevano in un quadro familiare: cura l’artrite reumatoide, dissero del primo. E’ così il tocilizumad è diventato familiare. Mai io non ce l’avevo.

Poi è arrivato il turno degli antimalarici. Nome complicato anch’esso: idrossiclorochina. Leggo di buoni risultati. Ricordavo un nome simile quando mi ero rifornito in farmacia di farmaci anti-gotta (non si sa mai), ma mi ero illuso. Non ce l’avevo.

A Pasqua però la splendida sorpresa. Ho letto i titoli dei notiziari e mi sono praticamente commosso. Ho aperto il cassetto dei medicinali, un vero scrigno, e ce l’ho. Due scatole di Eparina sono nel fondo del cassetto.

Non ricordo più perché sono lì né da quanto tempo, però ho visto che non sono scadute. La scoperta ha reso sempre più familiare questo terribile nemico che ci costringe in casa e fa morire tanta gente. Scienziati si dannano l’anima per trovare rimedi, laboratori di tutto il mondo cercano cominciano a testare i vaccini sulle persone ed ecco che nel nostro cassetto degli attrezzi della nostra personale ipocondria c’è il rimedio. Forse c’è il rimedio.

Questo dice alcune cose. Che il fatto che siamo tutti allenatori, poeti, cantanti è una cattivissima cosa. Ma che siamo tutti ammalati potenziali e molto apprensivi è un’ottima cosa. Certo il farmaco lo prendi se te lo ordina il medico, ma – come si dice! – ne conosci la faccia, l’hai persino usato.

La seconda cosa è che questa lotta della scienza contro il mostro si combatte con tutte le armi, quelle potentissime e la fionda. Qualcuna gli farà del male. Il mio vero dispiacere è che qualche settimana prima dell’epidemia, essendo scadute, ho buttato via altre medicine. Sai quanti virus potevo considerare alla mia portata di combattente. Devo confessare, infatti, che sono sicuro che l’idrossiclorochina qualche anno nel mio cassetto dei medicinali deve aver sostato.

Ce l’avevo io Pizzaballa, l’introvabile figurina con il portierone dell’Atalanta.

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