26 maggio 2020

Conto alla rovescia per SpaceX, ha inizio la nuova rivoluzione spaziale

  • Di Danila Aprea

L’intervista, alla vigilia dello storico lancio del Crew Dragon, all’astronauta Roberto Vittori.

Imprenditori nello spazio

Mi rivolgo all’esperto dei percorsi misteriosi: le janare hanno mai avvistato un Ufo? In quel momento squilla il telefono. Qualcuno dall’altra parte mi fa notare di essere stato disturbato da una mia chiamata durante le previsioni meteorologiche in diretta. Sorrido. E’ il Tenente Colonnello Daniele Mocio, portavoce di Roberto Vittori, astronauta e soprattutto persona di rara umanità. È tradizione che da quando gli ho fatto squillare una volta il telefono in diretta Tv, perché aveva dimenticato di abbassare la suoneria, gli telefono tutte le volte che mi capita di vederlo in tv al mattino. Che coincidenza! Penso. Parlo di Ufo e shuttle. Roberto Vittori decollava a bordo dello shuttle Endeavour esattamente il 16 maggio 2011. Dalla stessa rampa, domani, 27 maggio, partirà il Crew Dragon della SpaceX che ospiterà Bob Behnken, 49 anni, e Doug Hurley 53 anni, entrambi veterani di due voli con lo Shuttle. Il lancio, dalla piattaforma 39A della base di Cape Canaveral in Florida, è previsto alle 22.33 (ora italiana), con arrivo alla Stazione Spaziale previsto alle 17.39 del 28 maggio.

Siamo liberi. La città si è ripopolata; mi sembra ormai lontano quel vuoto “quantico” della città, riempito solo della voce narrante della Pietra Santa e delle janare, di qualche giorno fa.

“La bellezza ci salverà” pensavo in quel momento irripetibile mentre cercavo di catturare le immagini di una città vuota ma piena di anima, e avvolta da un silenzio psicomagico e ultraterrestre.

Allora devo fare un “salto quantico”, un salto nello spazio e recuperare un’altra bellezza, nonostante le interferenze, tra organismi viventi, di virus e batteri in una zona di verità tra i mondi.

Sono al telefono con Roberto Vittori, astronauta e cosmonauta dell’Aeronautica militare e dell’Agenzia spaziale europea ESA, attualmente addetto spaziale presso l’Ambasciata d’Italia di Washington: Il Crew Dragon della SpaceX è il nuovo programma lunare.

Vittori racconta. Il Falcon 9, il razzo vettore, il primo stadio, non ha la forma di un aeroplano come lo shuttle tradizionale ma quella di un razzo come la Soyuz.

Roberto Vittori

Roberto Vittori

Si tratta del primo lancio da suolo americano, dal 2011, da quando la NASA ha dismesso gli Space Shuttle. Gli USA, da allora, sono ricorsi alla Russia per portare equipaggi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Ogni lancio con la Soyuz russa, è costato agli americani circa 80 milioni di dollari. Le navette russe Soyuz sono state l'unico mezzo che ha consentito gli astronauti statunitensi di andare sulla Stazione orbitale e tornare a Terra. Partenza e atterraggio dal Kazakistan.

Quello di oggi, mi spiega Vittori, è un evento storico per gli US, forse per tutti noi, anche per altre ragioni:

L’attore principale e il proprietario del programma Crew Program è Elon Musk, che ha fondato Paypal, SpaceX, Tesla Motors ed ha ispirato la figura di Iron Man. Perché, come osservo, i supereroi sono tra noi e hanno abitudini umane.

Oggi la Nasa è il cliente.

Musk ha interamente progettato e sviluppato il sistema e questa è la prima missione spaziale con fini commerciali. Sei mila ingegneri reclutati dal 2002. Tecnologia riutilizzabile. In passato, dallo spazio rientrava solo lo shuttle. Oggi con questi sistemi moderni è possibile il riutilizzo di tutto il materiale tecnologico. Da qui l’abbattimento dei costi.

Siamo entrati nell’era dello space economy. La Nasa comprerà servizi e non realizzerà più shuttle. E il lancio non sarà più autorizzato dalla NASA, ma dalla Federal Aviation Administration. Cambiano le regole e cambiano gli attori.

Il primo stadio del Falcon 9 atterrerà e non si distruggerà.

La differenza tra la tecnologia aeronautica e quella spaziale, Vittori è entusiasta, è la riutilizzabilità della tecnologia. Il razzo classico non è riutilizzabile; l’aeroplano, sì.

Di qui, l’intuito di Elon Musk di aeronautizzare le tecnologie spaziali per riutilizzarle. Lo farà anche con la navicella Starship che decolla come un razzo, ma riesce ad atterrare come un aereo senza distruggersi.

La Crew Dragon può portare fino a 7 astronauti, anche se l’equipaggio standard sarà di 4 (Credits: SpaceX/Nasa)

La Crew Dragon può portare fino a 7 astronauti, anche se l’equipaggio standard sarà di 4 (Credits: SpaceX/Nasa)

Il Secondo stadio, il Dragon, spingerà la capsula fino alla Stazione Spaziale internazionale (in orbita terrestre bassa dedicata alla ricerca scientifica e gestita dalle cinque diverse agenzie spaziali: la statunitense NASA, la russa RKA, l’europea ESA, la giapponese JAXA e la canadese CSA-ASC).

Il terzo stadio è la capsula Crew Dragon che ospiterà gli astronauti e tornerà a terra con loro. È la commercializzazione delle orbite basse, fino alla Stazione Spaziale Internazionale (ca 400 km) con una maggiore facilità d’accesso che non sarà più riservata alle tradizionali agenzie spaziali ma anche e forse soprattutto agli operatori economici.

Penso al colonialismo dell’ottocento. Heilé Salassié, Imperatore d’Etiopia, aveva detto a un nostro ambasciatore: voi prima mandate i missionari per convertirci, poi mandate i commercianti per farci comprare le vostre merci e poi mandate l’esercito per controllare il territorio dove si muovono missionari e commercianti.

Nello spazio non ci sono missionari; la speranza è che non arrivino gli eserciti. I missionari potrebbero servire, dopo, per convincere i potenti.

E l’esperto dei percorsi misteriosi proprio in questo momento sta registrando il marchio delle janare in Cina.

Il Crew Dragon rappresenta anche un trampolino di lancio verso un altro traguardo il primo sbarco di un essere umano su Marte.

Aeronautica nello Spazio

Martedì è stato effettuato il tentativo sperimentale di mettere in orbita un satellite relativamente piccolo 300 chili di proprietà di Richard Branson, (https://www.space.com/virgin-orbit-first-launcherone-rocket-test-may-2020.html). Il fondatore di Virgin Group. Si tratta di un Boeing 747 appositamente modificato e chiamato Cosmic Girl; sotto l’ala è posizionato un razzo che, ad una certa quota, verrà poi lanciato verso lo Spazio. Non parte da una rampa ma da un aeroplano. E’ una straordinaria innovazione. Dimostra che la tecnologia aeronautica è fondamentale per la space economy. Risultano convenienti sia i lanci di persone sia i lanci di satelliti.

Cosa cambia dal punto di vista della regolamentazione aereo spaziale?

Risponde Vittori. Il trattato del 1967 sui principi che governano le attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico costituisce la base del diritto internazionale spaziale.

Il trattato valorizza il concetto di «patrimonio comune dell’umanità» delle risorse extra-atmosferiche pur non escludendone il relativo utilizzo. II successivo Accordo del 1979 che presiede alle attività degli Stati sulla Luna o sugli altri corpi celesti (cosiddetto Accordo relativo alla Luna) enfatizzava invece tutta una serie di divieti e per questo è stato contestato dagli Stati Uniti.

La controproposta degli Usa all’Accordo del 1979 parte dal 2015.

In una legge di quell’anno, “U.S. Commercial Space Launch Competitiveness Act”, si regola tanto l’esplorazione dello spazio a fini commerciali quanto i diritti riguardanti le risorse presenti sugli asteroidi. Il governo americano si impegna a favorire lo sviluppo di modelli di business sostenibili e riconosce la proprietà di tali risorse che siano rivendicate dopo l’estrazione. Va chiarito che la legge non permette la proprietà di asteroidi o di altri a corpi celesti, ma solo delle risorse che venissero eventualmente estratte. Successivamente, l’amministrazione Trump ha confermato la linea operativa attraverso quattro direttive sulla politica spaziale.

Nella prima direttiva del dicembre 2017 si prevede l’apertura delle missioni verso la Luna e successivamente Marte, a partnership pubblico-private. Con la quarta direttiva del febbraio 2019si crea la Space Force.

Il 6 aprile il presidente Trump ha sottoscritto l’ordine esecutivo per incoraggiare il supporto internazionale degli altri governi nell’utilizzo delle risorse spaziali. La Casa Bianca chiarisce il proprio punto di vista: Lo spazio è sia a livello legale che fisico un dominio unico dell’attività umana, e gli Stati Uniti non lo intendono come un bene comune.”

In sintesi, nei lunghi nove anni dall’ultimo volo dello Space Shuttle, l'attenzione della NASA, così come degli innovativi protagonisti statunitensi della space economy, passa dalle orbite terrestri alla superficie lunare e alle relative risorse.

In tale contesto, è importante evidenziare il ruolo dell'Aeronautica Militare, perchè, fino alle orbite basse, il modo più logico ed efficiente di operare rende necessario ampliare la capacità operativa delle tecnologie aeronautiche verso l’aerospazio: volo suborbitale, medicina aerospaziale, piattaforme stratosferiche, lancio da piattaforme in volo, allargamento del monitoraggio dello spazio aereo ai fini di sicurezza e difesa fino ad arrivare ed includendo le orbite basse.

In effetti, nello scorso settembre è stato siglato un Accordo quadro tra aeronautica militare e Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) con lo scopo di avviare progetti volti a sostenere lo sviluppo della tecnologia per i lanciatori di piccoli satelliti innovativi da piattaforma aerea.

Nel 2021 sarà poi effettuato, proprio con equipaggio dell'Aeronautica, il primo volo suborbitale con Virgin Galatic. Non è un vero e proprio viaggio nello spazio. E’ un volo sperimentale effettato con un cosiddetto "spazioplano" che parte da un aeroporto, specializzato come spazioporto, giunge fin quasi a 100 km di altezza, rimane qualche minuto in microgravità e poi torna da dove è decollato.

Aeronautizzare la tecnologia spaziale vuol dire anche dare corretta interpretazione al paradigma del principio di territorialità che distingue la competenza ambientale dell’aeronautica che oggi non può più essere limitata ai 20 km.

L’Asi regolata dal dgls 128/2003 stabilisce che lo spazio inizia dopo i 20 km. Nulla di più sbagliato. Osserva, Vittori. Nella corretta interpretazione del concetto di sicurezza e difesa dei cieli sovrastanti il territorio nazionale la fascia aeronautica e la fascia aerospaziale devono essere fatte coincidere, considerando le orbite basse come transizione verso lo spazio vero e proprio.

Credits: NASA

Credits: NASA

E’ quindi necessario riorganizzare le definizioni, soprattutto quando poi diventano la base di leggi dello Stato, perché non possiamo restare vincolati a impostazioni superate o inapplicabili. Esempio se un oggetto non identificato invade lo spazio aereo, l’aeronautica militare interviene perché ha il compito istituzionale della difesa dei cieli. Con i radar controlla e con gli aeroplani intercetta, assicurando la difesa del territorio. Se invece pensiamo ai satelliti in orbita, ci rendiamo conto che ci sono molteplici passaggi di oggetti totalmente a noi sconosciuti, ma non ce ne preoccupiamo. C’è però una fascia ibrida. Supponiamo di essere a 150 km e che ci sia, ad esempio un oggetto (come fu il caso della navetta spaziale cinese Tiangong 1 - di cui la Cina stessa perse il controllo); tale circostanza realizza un rischio reale e grave per il territorio e per la popolazione. Il controllo della parte alta dell’atmosfera, fino ad oltre i 100 km sono la naturale estensione e specializzazione del compito istituzionale dell’Aeronautica Militare. Questo significa che quella che era l’attività di monitoraggio della fascia aeronautica con i radar deve evolvere in monitoraggio dell’aerospazio fino alle orbite basse. Controllo, monitoraggio e gestione delle orbite basse, più vicine alla Terra, competeranno alle aeronautiche mondiali. L’esplorazione dello spazio e l’utilizzo delle relative risorse procederà verso la conquista della Luna, poi Marte, e così via

In prospettiva, aggiunge Vittori, gli aeroporti evolveranno in spazioporti, gli aeroplani in spazioplani. Il monitoraggio della fascia aeronautica dovrà espandersi alle orbite basse.

La legge n. 7 del 2018 attribuisce al Presidente del Consiglio dei ministri l'alta direzione, la responsabilità politica generale e il coordinamento delle politiche del governo relative ai programmi spaziali e aerospaziali. L’Art. 2 istituisce il Comint (Comitato interministeriale) per le politiche relative allo spazio e dell’aerospazio che dipendono quindi direttamente dalla Presidenza del Consiglio.

Vittori mi racconta un aneddoto. Quando, dopo lunghissima attesa, il testo relativo alla riorganizzazione delle competenze in ambito aerospazio e spazio venne approvato dal Parlamento nel 2018, Lui stesso evidenziò il gravissimo pre-esistente errore di definire l’inizio di dette competenze “spaziali” a 20 km (DGLS 128/2003). Vittori, pertanto, auspicò che nell’implementazione della nuova Legge (del 2018) si potesse finalmente impostare le linee guida nazionali su solide basi, nell’evidenza che aerospazio e spazio sono due ambienti fisici differenti: in un prevale l’aerotermodinamica, nell’altro il principio di inerzia. Del resto, se non riusciamo neppure a definire con chiarezza i domini di rifermento, come possiamo sperare di poter parlare di programmi? Sono trascorsi due anni. La speranza è sempre l’ultima a morire.

Lo saluto e il mio pensiero a decollo verticale va verso l’unico uomo a tratti extraterrestre che abbia mai conosciuto: mio padre. “Roba” da supereroi.

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