27 aprile 2020

Coronavirus, Bonaccini: "Giusto affidarsi alla scienza ma poi decide la politica"

  • Di Camilla Povia

Conversazione con il Presidente della Regione Emilia-Romagna

“L’intera comunità internazionale si è trovata a dover fare i conti con un nemico totalmente sconosciuto, un virus che per primi gli esperti non conoscevano. Mai la politica avrebbe potuto agire da sola, è stato giusto affidarsi alla scienza. Ma la scienza non ha mai deciso da sola”. Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, riflette sulle conseguenze dell’epidemia e si prepara a far ripartire la sua regione in linea con il nuovo Dpcm del Governo.

Presidente, chi è affezionato alla politica e al suo potere decisionale, non può non notare un recente protagonismo della comunità scientifica. E se da un lato è giusto che gli “esperti” e i “tecnici” contribuiscano a redigere linee guida per contenere il contagio, dall’altro non rischiano di occupare il posto che da sempre è stato proprio della politica? Ad esempio decidere in che modo tenere insieme libertà d’impresa, diritto al lavoro e tutela della salute?

“Gli esperti valutano, forniscono pareri che sono fondamentali, analizzano, ma a decidere è la politica. Fin dall’inizio il Governo ha voluto al fianco il Comitato tecnico-scientifico nazionale, una scelta direi obbligata. Gli scienziati hanno indicato le misure di distanziamento sociale e di protezione individuale come quelle necessarie contro il contagio, col primo obiettivo di tutelare la salute pubblica e allentare una enorme pressione sulle strutture sanitarie, il cui collasso avrebbe precluso qualsiasi possibilità di cura. Ma le modalità di applicazione sono sempre state decise dalla politica: dal Governo in maniera uniforme sul territorio nazionale, con la possibilità per le Regioni di provvedimenti ulteriormente restrittivi in sede locale, grazie alla conoscenza del territorio. Le limitazioni al lavoro, all’impresa, all’economia sono state necessarie nel momento in cui la tutela della collettività ha richiesto misure eccezionali, ma sono stati gli organismi politici a decidere, secondo i meccanismi di legge previsti. E quindi la collettività stessa, attraverso chi ha eletto a rappresentarla. Allo stesso modo, adesso si sta ragionando sulla fase 2, sulla ripartenza”.

Fase 2 che inizierà dal prossimo 4 maggio. Come si sta organizzando la sua regione?

“La definizione di linee guida nazionali, e quindi del coordinamento della ripartenza, è la prima delle quattro richieste che ho presentato al Governo come presidente della Conferenza delle Regioni, insieme alla revisione dei tempi delle città, la possibilità di riaperture anticipate nelle realtà produttive dove è garantita la sicurezza e il sostegno alle famiglie rispetto ai figli, specie con la prospettiva per i genitori di iniziare a tornare al lavoro. Dopodiché, in Emilia-Romagna siamo pronti a ripartire anche da oggi, grazie a un progetto condiviso con tutte le parti sociali nel Patto per il lavoro regionale, basato su protocolli di sicurezza nei luoghi di lavoro e regole condivise in tavoli provinciali insieme a enti locali, imprese, sindacati. Ma anche riaperture graduali nelle filiere a forte valenza internazionale, visto il peso dell’export sul Pil regionale, edilizia e cantieri, in particolare le opere pubbliche”.

Quanto potrà durare questa fase?

“Ricordiamoci che il contagio ha rallentato, sì, ma va fermato. La salute delle persone resta la priorità. La durata di una fase che dovrà comunque essere molto controllata dipenderà quindi dall’andamento epidemiologico, dalla diffusione del virus, senza escludere, come sottolineano gli esperti, possibili rialzi, che dovremo gestire e controllare”.

E’ notizia di qualche settimana fa che proprio a Rimini sia stato sperimentato un robot per visitare i pazienti affetti da Covid limitando in maniera sensibile i rischi per il personale medico e sanitario. Come valuta questa esperienza?

“Il robot all’ospedale Infermi di Rimini è l’esempio di come la medicina possa adeguarsi a esigenze sempre nuove, fino a visitare il paziente a distanza, evitando contatti fonte di contagio. Un’evoluzione che peraltro non mi stupisce, anzi, non ci stupisce in Emilia-Romagna: qui si concentra il 70% della capacità di supercalcolo nazionale e con il progetto del Tecnopolo sui Big Data di Bologna la nostra regione si pone ormai come la Data Valley europea. Vi troveranno sede il Data center del Centro meteo europeo, l’Agenzia nazionale Italia Meteo, tutti i più importanti enti scientifici italiani e il supercomputer europeo Leonardo. Risorse tecniche, umane e professionali che saranno fondamentali per pensare il futuro, soprattutto adesso che dovremo ricostruire dopo una crisi così dura, che ci costringerà a rivedere i nostri modelli di vita, dalla sanità alla mobilità, dall’impresa al lavoro, dall’ambiente alla sostenibilità".

L’uso dell’intelligenza artificiale è uno dei focus di Fondazione Leonardo. A novembre abbiamo presentato anche una proposta per uno statuto etico e giuridico dell’Intelligenza artificiale per garantire la salvaguardia della democrazia e dei diritti individuali nell’era dominata dai robot.

"Questa crisi dimostra che senza le nuove tecnologie avremmo avuto molte meno possibilità di affrontarla. Ci saremmo trovati a dover gestire l’emergenza sanitaria con molta meno efficacia di quanto sia stato possibile fare. Lo stesso isolamento delle persone, un cambio di vita radicale, sarebbe stato oltremodo pesante, senza quasi la possibilità di poter comunque lavorare o mantenere relazioni sociali da casa. Ora dovremo ricostruire tutto mettendo al centro la persona, valori di solidarietà e socialità, senza lasciare indietro nessuno. Mettendo la scienza al servizio dell’uomo, non viceversa: definendo regole chiare, certo, anche a tutela della democrazia e dei diritti individuali”.

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