07 aprile 2020

Coronavirus, le Fondazioni non taglieranno fondi alla cultura. Conversazione con Andrea Mascetti

  • Di Camilla Povia

Il coordinatore della commissione Arte e Cultura di Fondazione Cariplo: “le Fondazioni fanno ripartire iniziative e progetti culturali”.

Se, come sembra, l’emergenza Coronavirus darà uno scossone alle Fondazioni ex bancarie accelerando una loro ristrutturazione che privilegi contributi a favore del terzo settore rispetto alla cultura, Andrea Mascetti sarebbe decisamente contrario. L’avvocato varesino, nonché coordinatore della commissione Arte e Cultura di Fondazione Cariplo, ha come sempre le idee molto chiare e non ne fa mistero. “Le Fondazioni non hanno il compito di finanziare la sanità. Se qualcuno coltivasse l’idea di andare a rimpinguare alcune aree lasciate scoperte dallo Stato, non coerenti con i nostri statuti e soprattutto con la nostra mission storica, non mi troverebbe d’accordo”.

Andrea Mascetti, avvocato, da giugno 2019 è coordinatore della commissione Arte e Cultura di Fondazione Cariplo

Andrea Mascetti, avvocato, da giugno 2019 è coordinatore della commissione Arte e Cultura di Fondazione Cariplo

Quindi come giudica le donazioni che sono state effettuate dalle varie Fondazioni, oltre alla sua, a favore della sanità pubblica colpita dal Coronavirus?

“Sono state iniziative mirate e motivate dallo stato di necessità che, soprattutto in alcune aree della Lombardia, hanno meritato un intervento rapido e concreto. Ma noi non nasciamo, lo ripeto, per sostenere il sistema sanitario e sociale (opera invero degna di un Titano) ma per dare idee e contributi ai settori da sempre per noi strategici: il welfare di comunità, la cultura, la ricerca scientifica e l’ambiente, che devono rimanere i settori principali ai quali si rivolgono le Fondazioni”.

Allora possiamo stare tranquilli, le Fondazioni continueranno a sostenere la cultura.

“Ma certamente. Semmai cambieremo la struttura dei prossimi bandi, saranno più semplici e finalizzati a far sopravvivere quelle associazioni o quelle imprese culturali che negli anni si sono caratterizzate per la loro serietà o che hanno alle spalle una storia credibile e dunque meritano aiuto in questo momento. Le Fondazioni non solo non taglieranno i contributi alla cultura ma anzi saranno un punto di riferimento per fare ripartire le iniziative e i progetti”.

I contributi potranno andare anche alle piccole librerie? La paura è che questo settore non si rialzi più dopo questa crisi.

“Basta che siano associazioni del terzo settore. Ma il tema dell’editoria minore è complicatissimo. In questi giorni ho comprato molti libri online e pensavo che, forse, questo tempo di segregazione forzata potrebbe sollecitare la voglia di leggere e, quanto prima, di tornare nelle piccole librerie delle nostre città”.

E come la mettiamo con l’aumento delle tasse che qualcuno, più pessimista di altri, in questi giorni sta paventando? Temo che questa crisi la pagheremo tutti.

“Lo Stato dovrebbe fare ora, in questo preciso momento, degli atti coraggiosi proprio in questi campi, per dare un grande segno di novità e di speranza. Diminuire l’imposizione fiscale alle Fondazioni, ad esempio, o ancora permettere una detrazione totale ai privati che contribuiscono come benefattori al settore culturale del paese. Questi sarebbero segnali importanti che darebbero un senso a questi giorni così difficili per tutti”.

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