04 novembre 2019

Lo specchio eterno del digitale

  • Di Mariagrazia Pontorno

Nel febbraio 2013 su Channel 4 va in onda Be Right Back, il primo episodio della seconda stagione di Black Mirror, serie ideata da Charlie Booker. Sempre nel 2013 nelle sale cinematografiche esce Her, pellicola a firma di Spike Jonze. Nel 2012, mentre gli autori dei due film sono al lavoro sulla scrittura dei copioni, viene presentata al mondo Siri, l’assistente digitale Apple. Quell’anno, si vede, tirava aria di intelligenza artificiale bio-ispirata. Her è la storia d’amore tra Theodore (Joaquin Phoenix) e Samantha (la voce di Scarlett Joahnsson), il suo OS, Sistema Operativo. Nel contesto in cui avviene la vicenda infatti la relazione sentimentale con una intelligenza artificiale è socialmente accettata, si può per esempio fare un pic-nic o un viaggio con l’amato, tenendolo in tasca. Her si situa pienamente nel genere sci-fi, racconta una storia condita di tecnologia ma in cui il pensiero scientifico cede il posto a quello magico. Dal pensiero magico a Hollywood il passo è breve. Nella release di iOS 11 del 2017, Apple si è ispirata alla voce setosa della Johansson per implementare il suo assistente vocale. Alex Acero, a capo della divisione tech di Siri racconta in una intervista a Wired (How Apple Finally Made Siri Sound More Human) di come la visione di Her lo abbia aiutato a renderne più appealing la voce. Nello specifico Siri si ispira a Scarlett nell’allungare le sillabe prima di una pausa e a modulare gli alti e i bassi del tono vocale, risultando più fluida, più umana.

Her - Lettera di Theodore a Catherine

Diverso è invece il discorso per Be Right Back. Come in tutte le puntate di Black Mirror il rigore nell’affrontare il rapporto tra tecnologia e società è il marchio che rende cult questa serie antologica, assimilando lo schermo dei device a specchio delle ombre umane. Il risultato è un futuro distopico, in cui si intravedono i prossimi anni o addirittura mesi, motivo per cui in tanti ne evitano la visione prima di dormire. Nella puntata in questione Martha perde il compagno Ash in un incidente stradale. Per alleviare la sua sofferenza una amica indiscreta la iscrive a un programma sperimentale basato sul machine learning, in cui l’intelligenza artificiale simula la personalità di Ash attingendo dai dati pubblici, condivisi sui social quando era in vita, e da quelli privati (mail e video-ricordi), forniti dalla stessa Martha. Le tracce digitali sparse in rete vengono così raccattate per assemblare un essere a lui somigliante, ma che in effetti, a dire della fidanzata delusa, è una “performance di cose che ha fatto senza pensare” (leggi: il postare). Il clone ha imparato ciò che Ash ha esibito, mostrato, selezionato, senza alcuna capacità di elaborare pensieri complessi. La pelle ha la stessa compattezza, lo stesso incarnato, ma più da vicino, a distanza da innamorati, gli manca un neo, è il perturbante.

Immagine correlata

E se in Her Samantha è una intelligenza artificiale consapevole, la cui consistenza eterea è elemento di vicinanza con l’ignoto e forse il divino; in Be Right Back la rete neurale descritta corrisponde al reale sviluppo degli studi sul machine learning (è di pochi mesi fa l’annuncio di Real Talk, l’algoritmo messo a punto da tre ricercatori di Dessa, in grado di replicare esattamente la voce di un essere umano). Del resto il futuro in Black Mirror è ben piantato a terra, cupo, qualche giorno in più dell’oggi, non si proietta mai nelle vastità del cielo in forma di desiderio o speranza, esclude derive immaginifiche. Be Right Back si annuncia come un Orfeo ed Euridice a lieto fine ma si rivela presto una versione techno di Frankestein. Cioè quello che è al momento l’intelligenza artificiale. Non, quindi, la sconfitta della morte. Semmai l’evoluzione del concetto di ricordo. Sono I Sepolcri, servono ai vivi, ma fuori da ogni recinto sacro.

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