05 maggio 2020

Covid-19, Fase 2: arriva il braccialetto smart per la sicurezza sul lavoro

  • Di Amelia Cartia

Intervista a Paolo Pandozy, CEO di Engineering, la società che ha messo a punto un sensore wearable per il distanziamento nei luoghi di lavoro.

Partita la fase due, è tempo di arginare il rischio contagio in aziende e fabbriche appena riaperte. Il tema riguarda tutti, e una soluzione è stata proposta da Engineering, maggior gruppo italiano nel settore tecnologia e digitalizzazione, che ha messo a punto con la piattaforma “Smart proximity” un sistema di tracciamento e distanziamento destinato ai suoi dipendenti in primis, e a tutti quelli che vorranno adottarlo poi. Basta un braccialetto.

Paolo Pandozy, CEO della società, ci spiega cos’è Smart Proximity?

“Un sistema che, tramite l’utilizzo di un badge assegnato a ciascun lavoratore, permetterà di raggiungere due obiettivi: la sicurezza sul lavoro e il monitoraggio ai fini dell’eventuale isolamento di colleghi positivi al coronavirus. Il badge riconosce se si entra in contatto con il badge di un collega a un metro di distanza per una decina di minuti. Se le due persone sono a meno di un metro si attiva un segnale sonoro, in modo che si allontanino. Il sensore registra poi i dati, e ti avvisa se sei entrato in contatto con una persona positiva. Il lavoratore stesso potrà scaricare i dati e aggiornarli regolarmente. Nell’immediato serve da rilevatore di distanza, e a posteriori consente di ricostruire i contatti e informare chi è a rischio”.

Paolo Pandozy

Paolo Pandozy

Un principio di tracciamento simile a quello della app Immuni.

“Sì. Funziona con la stessa tecnologia di base di Immuni, ma è più preciso, perché mentre la app usa il bluetooth appoggiandosi sugli smartphone, che sono tutti diversi, questo sistema è uniforme: se l’app ha infatti una tolleranza di un metro nel rilevare due telefoni che si incrociano, Smart Proximity ha una tolleranza di dieci centimetri”.

Il sistema è destinato ai dipendenti delle aziende che lo adotteranno. Avete richieste esterne?
“Engineering conta diecimila dipendenti in Italia e duemila nel mondo: lo useremo per loro, ovviamente. Ci sono poi altre cento aziende che lo stanno sperimentando in fase prototipale, e che sono interessate alla seconda fase, organizzativa. La produzione va riprogettata. Per cui i dati raccolti vanno scaricati ogni giorno, e abbiamo sviluppato degli algoritmi che analizzando la frequenza con la quale in certi ambienti avvengono contatti ravvicinati possono segnalare all’impresa in quali reparti intervenire”.

In che modo questa tecnologia consentirà di mantenere la privacy?

“La tecnologia è compliant non solo con le direttive del Garante della Privacy, ma con le regole sindacali delle imprese, dove ci sono vincoli sul monitoraggio delle attività dei lavoratori. I dati sono anonimi: sapremo che in un reparto ci sono stati contatti, ma non l’identità di chi entra in contatto con chi. L’anonimato viene superato solo dal medico competente nel momento in cui una persona dovesse risultare contagiata, per mettere a disposizione i dati relativi ai suoi contatti”.

Il badge sarà da indossare sul posto di lavoro. Comporterà dei costi?

“Non ci sono costi eccessivi: i dati vanno trasferiti al server, ma basta una connessione wifi. Sono apparecchi semplici, serve solo un braccialetto o un ciondolo, basta portarlo con sé”.

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