15 marzo 2020

Covid-19, parla Cacciari: il virus è curabile ma la carenza di strutture uccide

  • Di Camilla Povia

Intervista al filosofo ex sindaco di Venezia

Mancano ancora dieci giorni alla fine della quarantena decisa dal Governo. “E nel 2020 stiamo sperimentando”, ci dice Massimo Cacciari – filosofo, tra i protagonisti del dibattito scientifico e culturale – "questo paradosso: fronteggiamo un virus assolutamente curabile ma con la carenza di strutture di terapia intensiva e di personale specializzato a supporto". Per Hans Castorp, il giovane ingegnere protagonista ne ‘La Montagna Incantata’ di Thomas Mann, sono stati sette gli anni trascorsi in isolamento nel sanatorio Berghof a Davos, sulle Alpi svizzere, a causa di una polmonite.

Thomas Mann, scrittore e autore de "La Montagna Incantata". Il romanzo scritto nel 1924, narra le vicende di Hans Castorp, ambientate durante il periodo della Prima Guerra Mondiale, in un sanatorio svizzero, il Berghof di Davos. Nel romanzo si affrontano i temi della malattia, vista più come condizione mentale e morale che fisica, e dell’amore che il protagonista prova per la signora Chauchat.

Thomas Mann, scrittore e autore de "La Montagna Incantata". Il romanzo scritto nel 1924, narra le vicende di Hans Castorp, ambientate durante il periodo della Prima Guerra Mondiale, in un sanatorio svizzero, il Berghof di Davos. Nel romanzo si affrontano i temi della malattia, vista più come condizione mentale e morale che fisica, e dell’amore che il protagonista prova per la signora Chauchat.

Sempre meno di sette anni.

“Vede, la situazione che stiamo vivendo in questi giorni è imparagonabile a qualsiasi altra emergenza sanitaria del passato. Prima di tutto bisogna intendersi: qui si deve affrontare una vera e propria pandemia. Ad ascoltare pareri scientificamente autorevoli sembrerebbe che la crisi derivi da una mancanza di strutture sanitarie in grado di sopportare l’urto del virus. Non abbiamo abbastanza ventilatori e medicine in dosi sufficienti. La polmonite che costrinse Hans Castorp sulla montagna, all’epoca era incurabile. Si immagini se con quella malattia oggi non ci fossero le penicilline. Nel 2020 stiamo sperimentando questo paradosso: fronteggiamo un virus assolutamente curabile ma con la carenza di strutture e personale a supporto”.

Nessun riferimento dunque neanche con la peste del seicento.

“Macché! Quell’epidemia alla quale tutti si riferiscono era incurabile. Dovevi solo aspettare l’immunità di gregge di cui parla oggi l’Inghilterra. E infatti morivano i due terzi della popolazione come niente, quando poi il virus non trovava più chi attaccare si fermava, e allora moriva lui. Ma parliamo di malattie incurabili a fronte di un’assenza totale di qualsiasi sistema sanitario. Oggi, al di là della novità del virus, saremmo di fronte a qualcosa che si potrebbe curare. Peccato non ci siano abbastanza strutture di terapia intensiva. E’ un problema tecnico-scientifico-economico. E’ la politica che dovrebbe mettere in campo un piano di previsione e prevenzione”.

Massimo Cacciari, filosofo. Photo Credit: ANSA

Massimo Cacciari, filosofo. Photo Credit: ANSA

Tanto più nella nostra epoca all’insegna della ‘globalizzazione’, dove ogni fenomeno che accade in un luogo, in pochi minuti può avvenire anche dall’altro capo del mondo, come testimonia anche la diffusione del Coronavirus.

“Ogni fenomeno è pandemico proprio a causa della globalizzazione. Per questo ogni Paese deve essere pronto per affrontare le situazioni impreviste. Anche perché è dimostrato che ogni secolo ci tocca una grande epidemia. Negli ultimi anni abbiamo avuto l’Ebola, la Sars e cose analoghe. Sappiamo che un certo tipo di legame tra noi umani e il mondo selvaggio animale, se non controllato a dovere, può portare a pericoli grandissimi. Le ultime epidemie non a caso vengono da un rapporto con la fauna vivente sempre ai limiti dell’illegalità, penso al commercio di carni e di animali, soprattutto in Cina. L’Oms da anni lancia allarmi su questo tema, purtroppo destinati a restare inascoltati”.

Che succederà nei prossimi giorni? E’ possibile un fronte comune tra i Paesi per fronteggiare l’emergenza?

“Ora purtroppo l’epidemia dilagherà anche in Europa. Mi auguro che i Paesi si metteranno d’accordo non tanto per fronteggiare l’emergenza, perché in un modo o nell’altro tutti adotteranno comportamenti analoghi ai nostri, ma per mettere in campo una strategia comune pensando al dopo. Bisogna pensare a chi sopravvivrà a questa enorme emergenza. A chi magari resterà senza lavoro, o con un lavoro ancora più precario o con un improvviso crollo del reddito. E mi creda, sono centinaia di migliaia di persone”.

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