07 maggio 2020

Diamo più fiducia agli imprenditori (anziché sorvegliarli)

  • Di Luciano Violante

Nessun paese può rinascere e progredire nel sospetto, nella sorveglianza e nella sfiducia.

Si programmano interventi per la ripresa della produzione. Si studiano le modalità per permettere ai singoli settori produttivi di operare nella salvaguardia della salute. Si progetta di immettere grandi quantità di danaro nell’economia. Vogliamo che le cose vadano nel migliore dei modi possibili. Ma questi interventi avranno un successo limitato se non si cancelleranno le leggi e le prassi amministrative fondate sul sospetto e sulla sfiducia nei confronti del cittadino comune e dell’imprenditore. La mafia e la corruzione vanno combattute senza rilassatezza e lo stiamo facendo. Ma è sbagliato adottare prassi e approvare leggi che dovrebbero governare le attività dei cittadini e degli imprenditori come se si trattasse sempre e comunque di soggetti socialmente pericolosi.

La legislazione sugli appalti, ad esempio soffre di questo vizio di origine; fu pensata e scritta non per disciplinare il settore, ma per controllarlo. In quelle leggi l’imprenditore è considerato un soggetto socialmente pericoloso da sorvegliare passo dopo passo e da punire appena possibile; un’opera o una prestazione di servizio sono considerate un’occasione di ladrocinio e di corruttela. Sono leggi basate sul sospetto che non producono opere, ma sorveglianze. Mafia e corruzione vanno duramente combattute, ma l’eccesso di sorveglianza si abbatte solo sulle persone oneste. Nessun paese può rinascere e progredire nel sospetto, nella sorveglianza e nella sfiducia.

Gli italiani hanno dimostrato concretamente rispetto e fiducia nei confronti del governo. Ora il governo deve dimostrare concretamente rispetto e fiducia nei confronti dei cittadini".

Articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" del 7 maggio 2020

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