30 marzo 2020

Diario di Arianna/1

  • Di Arianna De Luca

Ogni giorno, fino al più bel giorno: quando saremo nel dopo.

Mi trovo al davanzale della finestra di camera mia. Giusto adesso.

Quando sento la necessità di prendere una boccata d’aria scelgo sempre quella di sinistra, accanto al mio letto. Lo faccio perché è l’unica finestra che mi consente di vedere la casa dei miei nonni materni, perché in qualche modo mi fa sentire vicina a loro.

Se mi chiedessero di descrivere mio nonno usando un solo aggettivo, lo definirei sicuramente caloroso. Di questi tempi non ha modo di mostrare questa sua peculiarità e impedirgli di darmi un bacio il giorno del mio compleanno mi ha davvero spezzato il cuore.

A proposito di compleanni, ieri ho “festeggiato” quello della mia migliore amica a mezzanotte. Il suo ventesimo compleanno è stato diverso da tutti gli altri: lei, un tiramisù e uno schermo illuminato che racchiudeva le voci delle persone a lei care. Sono queste le feste ai tempi del Covid-19.

Ci si deve accontentare di volti spesso sfocati dall’altra parte dello schermo, di una connessione che non sempre funziona al meglio, di restare bloccati in posizioni buffe vittime di screenshots. Le videochiamate generano in me sentimenti contrastanti, perché se da un lato fanno sì che io mi senta meno sola, dall’altro mi fanno rimpiangere il contatto diretto con le persone che fanno parte della mia vita.

C’è proprio il bisogno di “vedere” e “sentire” l’altro. E forse non è solo una mancanza, piuttosto la necessità di smaltire il carico dei nostri problemi e delle nostre insicurezze condividendoli con gli altri.

Il nuovo giorno è ormai un giorno che di nuovo ha ben poco. Non l’avrei mai detto, ma più passano le giornate più cresce in me la nostalgia di svegliarmi presto la mattina, di fare colazione in fretta rischiando di perdere l’autobus, di andare a scuola con l’ansia di un’interrogazione o di una verifica fissata con poco preavviso. Avevo perfino accolto quasi con gioia la notizia della chiusura delle scuole, ero felice perché improvvisamente mi era stata data la possibilità di staccare un po’ la spina, di poter trascorrere più tempo con i miei amici. Vivo in un piccolo paesino che risente della mancanza degli studenti universitari in periodo di sessione. Da quando la notizia dell’emergenza ha iniziato a diffondersi su tutti i notiziari, divenendo il principale argomento di discussione per accompagnare il caffè nei bar, molti di loro hanno scelto di tornare a casa, assecondando la preoccupazione dei genitori. In poco tempo i locali erano diventati sempre più affollati e si ironizzava sul fatto che sembrava si stessero anticipando le vacanze di Pasqua. Nessuno di noi aveva la consapevolezza di cosa stesse realmente accadendo, ma in pochi giorni abbiamo avuto modo di capirlo, di renderci conto che questo non era affatto un problema da sottovalutare…

Arianna De Luca, studentessa

Arianna De Luca, studentessa

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