19 marzo 2020

Dizionario del Coronavirus/1

  • Di Claudia Fiasca

Le parole scientifiche, civili ed emozionali divenute ormai parte del nostro lessico familiare.

Per riflettere su come sta cambiando il significato di alcuni termini e la percezione che ne abbiamo a riguardo.

Abbracciare: dall’epoca dei “free hugs” (abbracci gratis), l’iniziativa sociale nata a Sydney nel 2004 per promuovere atti casuali di gentilezza disinteressata, al divieto di abbracciarsi per evitare il contagio del Covid-19. L’atto considerato consolatorio, amichevole, affettuoso, fraterno, riconciliante, è vietato.

Applauso: è il gesto che unisce l’Italia per ringraziare medici, infermieri e operatori sanitari per la fatica e lo sforzo di questi giorni. Si applaude dalle finestre e dai balconi per infondere coraggio, come segno di vicinanza, per sfogo o per commozione. È, assieme al canto, l’espressione di una ritrovata forma di collettività.

Arcobaleno: da sempre simbolo di pace e uguaglianza di diritti, l’arcobaleno è l’immagine più rappresentata nei disegni realizzati dai bambini. #andràtuttobene è lo slogan che ne potenzia il messaggio di speranza e rinascita.

Autocertificazione: è il modulo, diffuso dal Ministero dell’Interno e previsto dalle misure contemplate dal DPCM del 9 marzo scorso, da compilare e presentare alle forze dell’ordine, in cui si esplicita, sotto la propria responsabilità, il motivo per il quale si è lasciata la propria abitazione, nonostante i divieti previsti dal Governo e si dichiara di non essere sottoposti alla quarantena. L’uscita è consentiva solo per “comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute, o rientro presso il proprio domicilio/residenza.”

Autoisolamento: è uno dei provvedimenti introdotti dal DPCM del 9 marzo scorso, finalizzato a contenere il rischio di contagio. Riguarda tutte le persone, anche se asintomatiche rispetto al Covid-19, che sono rientrate da un’area dichiarata “zona rossa” (o vi hanno semplicemente transitato) o sospettano di essere stati esposti a rischio di contagio.

Balcone: spazio che storicamente e politicamente ha delle connotazioni ben precise, il balcone è oggi - nei giorni di quarantena - l’incontro con “gli altri”. È l’affaccio quotidiano, riscoperto, sulla vita altrui. È il luogo per eccellenza dove si manifesta empatia e si dà voce agli stati d’animo. Dai balconi scendono bandiere, cartelli con messaggi di speranza che coesistono insieme ai gesti più ordinari: il bucato steso al sole, il tavolo dove pranzare, i vasi con le primule in fiore da innaffiare. Spazio di socialità è - adesso più che mai - il luogo da cui affacciarsi per sentirsi meno soli.

Bandiera: è un oggetto composto da cinque elementi: un pennone, una fune, la galloccia, un drappo di stoffa e un puntale. Il tricolore è il simbolo dell’Italia e il suo sventolare sussurra o grida il sentimento del Paese. Che sia uno svolazzare lento e pacato, che sia appena sfiorata dal vento, o che sia immobile e distesa su un feretro, lasciata a mezz’asta, o agitata dall’allegria di una vittoria, innalzata da moti di orgoglio e sentimenti d’appartenenza nazionale: la bandiera è lo sfondo cromatico e denso di significati in cui si riconoscono gli italiani. In questi giorni le bandiere colorano le facciate delle istituzioni italiane ed europee in segno di solidarietà e cordoglio per le vittime della pandemia. Il tricolore è segno di una comunità che si riconosce nel suo passato, nel suo difficile presente e che guarda fiduciosa al futuro, seguendo con lo sguardo il suo svolazzare.

Bollettino: ricorrono sempre più sovente terminologie militari: bollettino, trincea, coprifuoco. È il resoconto della giornata redatto dalla Protezione Civile e comunicato al Paese. Non solo numeri ma anche appelli, moniti, richieste e ringraziamenti.

Canzoni: la colonna sonora che cerca di infondere speranza e regalare spensieratezza in queste giornate di quarantena è una compilation nazionale che si apre con l’inno di Mameli e scavalca persino i confini con “Bella ciao”, cantata dagli abitanti di una strada di Bamberg, in Baviera, il 18 marzo, affacciati anch’essi dai balconi e dalle finestre. C’è la musica - tutta italiana - di Manferdi, Albano, Cotugno, Fiorini, Jovanotti, Baglioni. È così che si ritrovano inquilini solisti, piccole orchestre condominiali arrangiate, o una radio accesa sul davanzale con la finestra appena socchiusa. Poi, in alcune regioni, c’è il silenzio di chi non riesce a dare voce al dolore di certe giornate. Lì la musica si ferma, il volume si abbassa e – adesso – è giusto che si rispetti il silenzio.

Casa: che l’isolamento sia volontario o no, l’ambiente domestico in questi giorni è lo spazio in cui, per senso di responsabilità, si è chiamati a stare. Che sia grande, bella, nuova, vecchia, con lavori in corso o in costruzione, in affitto con i coinquilini, piccola e stretta per stare con i genitori anziani. Ognuno è giusto che abbia una sua versione di questo ambiente. “Casa” è anche lo spazio desiderato dai più deboli, coloro i quali vivono in condizioni di emarginazione e difficoltà economica.

Cina: Il mercato di Wuhan, Wuhan’s South China Seafood City market, diventa la scenografia del primo atto della pandemia, prima di arrivare in Europa.

Contagio: “dal lat. contagium, der. di contingĕre «toccare, essere a contatto, contaminare», comp. di con- e tangĕre «toccare»”. Basta l’antica etimologia del termine a ribadire che tra i comportamenti da adottare per evitare il contagio del virus è meglio restare a distanza, evitando contatti ravvicinati.

Corona Virus e Covid-19: Cina, 31 dicembre 2019. Si notifica un focolaio nella città di Wuhan, nella provincia di Hubei di casi di polmonite, di cui si sospetta il possibile meccanismo di trasmissione da animali vivi. La malattia scatenata dal virus, provvisoriamente chiamata “2019-nCoV”, a distanza di pochi giorni viene ribattezzata con “COVID-19”: Corona Virus Disease. Il virus invece ha preso il nome di “Corona” dall’osservazione al microscopio della sua forma, tanto affascinante quanto pericolosa.

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