20 marzo 2020

Dizionario del Coronavirus/2

  • Di Claudia Fiasca

Le parole scientifiche, civili ed emozionali divenute ormai parte del nostro lessico familiare.

Per riflettere su come sta cambiando il significato di alcuni termini e la percezione che ne abbiamo a riguardo.

D.P.C.M. è l’acronimo di: Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. Il nome del decreto “Io resto a casa” emanato l’11 marzo scorso diventa subito uno slogan condiviso, a parole e - in certi casi, ma non sempre - anche nei fatti.

Didattica a distanza: è la soluzione adottata, ove possibile, per poter favorire la continuità dell’azione didattica. L’avvio di questa nuova modalità di fare lezione per certe strutture è stata immediata, per altre più lenta e complicata da gestire. Gli studenti si ritrovano adesso a dover seguire le lezioni da casa tramite video, chat di gruppo, collegamenti offline e online; gli insegnanti correggono file word dal computer, fanno l’appello su registri virtuali, caricano contenuti e compiti su apposite piattaforme. Tuttavia, come si legge nella nota del 13 marzo del Ministero dell’Istruzione, l’aspetto più importante è “mantenere la socializzazione”. Che si adotti, quindi, qualsiasi strumento atto a poter garantire vicinanza, coinvolgimento e – per quanto sia possibile – continuità nell’apprendimento. Ma ripensando alla socialità e alla necessità di “mantenere” la relazione tra alunni e insegnanti, e tra gli studenti stessi chissà se quest’anno, adesso che è primavera, mancherà loro anche il ricordo della ricreazione in cortile.

Dispositivi di protezione: riassumiamo con questo termine tutto ciò che può tutelare l’uomo dal contagio, in primis, guanti e mascherine. Sono divenuti introvabili da un giorno all’altro. Indispensabili per il personale medico e paramedico, le mascherine sono diventate il simbolo della lotta che ogni giorno si conduce nei reparti degli ospedali, a tutela dei lavoratori e dei pazienti. Le immagini di bambini, uomini e donne con il naso e la bocca coperti saranno tra quelle che, probabilmente, resteranno nella memoria collettiva di questa vicenda.

Epidemia: indica un fenomeno dannoso, una grave malattia (la peste, la lebbra, il tifo…) la cui manifestazione è frequente, localizzata e di durata limitata. È il sostantivo più utilizzato prima dell’11 marzo, quando il Corona Virus è stato appellato come “pandemia” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Esercito: “è la componente terrestre delle Forze Armate Italiane, delle quali fa parte assieme alla Marina Militare, all'Aeronautica Militare e all'Arma dei Carabinieri; tutte dipendenti dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e inserite nel Ministero della Difesa.” Sono circa ventimila i militari scesi in campo che stanno prestando servizio in tutto il territorio italiano. Li vediamo adoperarsi nell’allestimento degli ospedali da campo nelle aree più colpite e in quelle che si preparano a registrare il picco dei contagi, schierati in strada contro le violazioni delle restrizioni adottate dal Governo. È l’esercito che ha assolto un duro compito, quello rappresentato nell’immagine che è forse la più dolorosa di questa vicenda. “C’è l’Italia che porta l’Italia” nello scatto che resta immobile nella memoria nazionale: quei settanta mezzi militari muoversi lentamente in fila, a trasportare le salme dei cittadini di Bergamo fuori dalla città.

Eziologia: è una branca della Scienza che si occupa di ricercare cause, avvenimenti e motivi scatenanti di una certa classe di fenomeni.

Flashmob: il termine è stato coniato nel 2003 per indicare un’azione improvvisa che trova luogo in un tempo e in uno spazio preciso, organizzata da un gruppo di persone, su iniziativa spontanea e volontaria. È una delle dinamiche che sono figlie dell’era digitale e che offrono occasioni di condivisione, di protesta, di solidarietà tra la gente. Ai tempi del Corona Virus, il flashmob – almeno in Italia – a partire dal 12 marzo, è un appuntamento nazionale che ha un orario e un luogo stabilito: ore 18, finestre e balconi. Nel rispetto delle regole, l’iniziativa dilaga da Nord a Sud e permette a chi è chiuso in casa di sentirsi meno solo. Strappa un sorriso, fa cantare, può commuovere, può perfino far riscoprire una parte dell’identità nazionale italiana che, anche nei momenti di maggiore difficoltà, cerca di non perdere speranza e leggerezza.

Focolaio: se nel linguaggio medico-scientifico è la sede di un processo patologico, nella sua accezione più rara si trova anche “focolare” che ha un rimando ben diverso. “In relazione al fatto che il focolare era nel passato la parte più intima della casa, esso rimane simbolo della casa stessa e dell’intimità familiare”.

Grazie: è la parola con cui si esprime gratitudine e riconoscenza nei confronti di chi si sta adoperando per far fronte all’emergenza sanitaria in corso. Il grazie è sentito e ci auguriamo che - quando tutto sarà finito - la riconoscenza per queste persone rimanga impressa nella memoria collettiva.

Hashtag: è un aggregatore tematico, una sorta di etichetta che, anticipata dal cancelletto e seguita da una o più parole senza spazio, rende più facile per gli utenti dei social ricercare temi di discussione, argomenti o commenti relativi a fatti e vicende. Si potrebbero definire degli “slogan”, poche parole composte connesse tra loro, che creano in rete dei bacini di opinioni, espresse tramite foto e messaggi. Sono i segni dell’aggregazione sociale 4.0. #coraggio, #iorestoacasa, #iorestoincorsia, #andràtuttobene sono le tracce di un racconto quotidiano, ma saranno anche il lessico con cui narreremo questi giorni in futuro.

La campagna social del Ministero della Salute con l'hashtag #iorestoacasa

La campagna social del Ministero della Salute con l'hashtag #iorestoacasa

Immunità di gregge (o immunità di gruppo, o di branco): l’espressione indica quel fenomeno per cui, una volta raggiunto il livello di copertura vaccinale o di immunità, considerato sufficiente all’interno di una popolazione, si possono considerare al sicuro anche le persone che non sono vaccinate o che non hanno ancora contratto il virus. Tra i titoli della stampa, “immunità di gregge” è l’espressione riportata nelle dichiarazioni di Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico del governo britannico, il 13 marzo scorso.

Lockdown: significa blocco, isolamento. Sta a indicare tutte quelle misure cautelative e restrittive adottate dai Governi dei Paesi del mondo per fronteggiare l’emergenza del Covid-19. Tali restrizioni si concretizzano nella chiusura delle scuole, dei centri ricreativi e delle attività commerciali, nel blocco o nella riduzione delle corse dei mezzi pubblici e nella sospensione del traffico aereo da/per certe destinazioni del continente.

Mani: l’atto di lavarsi le mani, segno di igiene e buone maniere (impartito da mamme, zie, nonne e maestre prima di sedersi a tavola) e che risuonava così “passato” diventa più che mai attuale. Le mani sono le prime protagoniste della prevenzione al virus. Nel modo di comunicare vivace degli italiani continuano, per fortuna, ad agitarsi liberamente dalle finestre e dai balconi. Tra le misure di prevenzione però si chiede di evitare strette di mano e si invita a lavaggi frequenti.

Musica: la musica, come forma d’arte, è espressione di un linguaggio universale. La musica infonde coraggio, coinvolge, rallegra. Questa volta non ascoltiamo la musica individualmente dagli auricolari per non voler sentire altro, ma ascoltiamo la musica anche per sentirci meno soli.

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