25 marzo 2020

Dizionario del Coronavirus/3

  • Di Claudia Fiasca

Le parole scientifiche, civili ed emozionali divenute ormai parte del nostro lessico familiare.

Per riflettere su come sta cambiando il significato di alcuni termini e la percezione che ne abbiamo a riguardo.

Ondata di ritorno: come in uno tsunami, il termine “ondata di ritorno” a significare la possibilità di un ritorno di propagazione del virus all’interno di quelle aree che stanno registrando numeri in calo o addirittura “zero contagi”. L’entusiasmo di un possibile trionfo in questa battaglia è da tenere sotto controllo.

Pandemia: la sua etimologia deriva dal greco e significa “tutto il popolo”. Nel tardo pomeriggio dell’11 marzo scorso, la parola “epidemia” viene surclassata da “pandemia”. Come se quel vaso di Pandora sia stato aperto ancora una volta.

Panic shopping: in molti Paesi del mondo è stata la reazione più immediata e compulsiva della collettività all’uscita delle prime restrizioni emanate dai Governi a causa della pandemia. La paura della chiusura totale delle attività, o – più banalmente – l’incapacità di “non poter fare a meno di qualcosa” (che non fosse davvero così necessario) ha visto riversarsi un considerevole numero di persone nei supermercati. Nei casi peggiori, lunghe code di persone tenute – o, verrebbe da dire, trattenute – a debita distanza dai commessi, per entrare con ordine nei negozi e uscirne con i carrelli pieni di scorte di ogni genere. Nelle migliori delle ipotesi, lunghe code umane, rispettose, silenziose, munite di mascherine, hanno aspettato ore il proprio turno per fare la spesa; nei casi più deplorevoli c’è anche chi si è recato al supermercato per semplice passatempo. L’effetto del “panic shopping” si può riassumere nell’immagine degli scaffali vuoti e in quelle dei grandi container alimentari, posti al centro delle corsie, ancora sulle pedane di legno, ancora da sballare e, tuttavia, già vuoti.

Paziente Zero: nel corso di un’indagine epidemiologica è il primo paziente da individuare durante la diffusione di un’epidemia. È la pedina di questa sfida di cui è stato doveroso ripercorrere tragitti e spostamenti sulla scacchiera mondiale.

Personale Sanitario: l’opinione pubblica li ha definiti gli eroi di questa battaglia. Le persone “in trincea” medici, infermieri e quanti si adoperano ogni giorno per l’assistenza agli ammalati. Una riconoscenza che spesso passa inosservata.

Protezione Civile: è la struttura della Presidenza del Consiglio dei Ministri preposta al coordinamento delle politiche e delle attività in tema di difesa e protezione civile.

Quarantena: è il periodo di isolamento forzato richiesto per limitare la diffusione del virus. La sua durata differisce in base al periodo di incubazione delle malattie di cui si cerca di evitare il contagio. Il suo nome trae origine dai quaranta giorni di isolamento che dovevano essere rispettati da quanti arrivavano dai paesi colpiti dalla peste nel XIV secolo.

R0 (si legge “Erre zero”): è il valore che indica il «tasso di riproduzione virale». Il numero medio di contagi che può propagarsi da una persona infetta. È il fattore su cui si basano le previsioni e le statistiche che rappresentano le cosiddette “curve di picco”.

Sanificare: è il verbo con cui si rende sano un ambiente o un oggetto, un alimento in modo da renderlo rispondente alle norme igieniche. Ai tempi del Corona virus, è l’azione che può prevenire il contagio, limitando la diffusione del virus che pare avere lunga durata anche sulle superfici. Oltre al gesto del lavarsi le mani, la sanificazione sta interessando tutte le superfici comuni degli ambienti pubblici e privati: dai corrimano delle scale alle maniglie di porte, ascensori e portoni, dagli uffici, ai mezzi pubblici fino alle strade. La lotta al virus ha inevitabilmente fatto registrate il boom di vendite di prodotti disinfettanti, ormai introvabili.

Silenzio: è lo stato sonoro in cui ci si è ritrovati da quando si è imposta la chiusura temporanea di bar, ristoranti e attività commerciali che non garantiscono beni di prima necessità. Il silenzio è percepibile nelle immagini dall’alto delle città deserte, ove può fare eco anche il più piccolo rumore. È il silenzio che accompagna queste giornate e che cerchiamo di riempire con parole, suoni e musica.

Smartworking o “lavoro agile”: è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall'assenza di vincoli orari o spaziali. Ove ci sono state le possibilità e dove le mansioni lo prevedevano, tante sono state le aziende che si sono attrezzare per permettere ai loro dipendenti di lavorare a distanza. Un numero sempre in crescita che – auspicabilmente – passata l’emergenza, potrebbe favorire anche in Italia l’adesione a un nuovo approccio al lavoro che sia più flessibile e svincolato, ma che garantisca comunque risultati.

Solidarietà: si dice di quel gesto di benevolenza e comprensione che si manifesta per aiutare o dare supporto a una situazione di dolore, di disagio, di difficoltà. Il racconto solidale dell’Italia di questo – come di altri momenti – vorremmo fosse un ricordo privato per ciascuno. L’invito è di trovare tra le immagini, da quelle dei momenti più domestici e quotidiani, alle più forti e toccanti che ricorrono nei notiziari, una che possa esprimere cosa ricorderemo della solidarietà di questi giorni.

Tampone: è l’esame diagnostico praticato ai soggetti sintomatici e a tutti coloro entrati in contatto con pazienti positivi al virus. È un accertamento attraverso il quale le Autorità predisposte tentano di individuare possibili contagi e quindi attuare ogni utile misura di precauzione per il contenimento della malattia.

Triage: termine adottato dalla lingua francese, sta a significare smistamento, cernita. È un sistema utilizzato per selezionare i soggetti coinvolti in infortuni, sulla base di una valutazione immediata di gravità, quadro clinico del paziente e cure necessarie. In casi di eventi importanti che coinvolgono un numero assai ampio di persone, la decisone della priorità d’intervento può essere soggetta a importanti risvolti etici e morali.

Untore: neologismo seicentesco e di reminiscenza manzoniana. Nel XXXI e nel XXXII capitolo de I Promessi Sposi si legge di reazioni popolari e processi contro gli “untori”, coloro i quali erano sospettati di diffondere la peste attraverso l’unzione di persone e oggetti. Un atto compiuto consapevolmente e spesso dietro denaro. Nella fantasia popolare e “nell’istinto di massa”, la metafora dell’untore è comparsa tra i titoli di stampa. Forse per la voglia di dare una visione romanzata al dramma odierno, di questo epiteto non si è considerata la sua accezione più infima: la consapevolezza del compiere un gesto che infetta e può stroncare migliaia di vite umane, come fu per l’epidemia del 1630. Viene da chiedersi se al posto di “untori” sarebbe stato più opportuno chiamarli più oggettivamente “diffusori, propagatori” o nella versione inglese “spreader”, sceverando il termine da qualsiasi volontà e lucida determinazione dell’intento. Che si porti rispetto al dolore di chi ha subito un lutto e a quell’inamovibile - seppur ingiustificato - senso di colpa che può fondarsi su questa dilagante quanto crudele e silenziosa modalità di trasmissione che miete, ogni giorno, migliaia di vittime.

Vaccino: nella storia della medicina è considerato la chiave di volta per debellare influenze e malattie infettive. Argomento fino a poco tempo fa controverso, oggi come allora, la parola vaccino equivale a speranza.

Virale: anche la percezione di questo aggettivo è stata stravolta rispetto all’uso che se ne faceva fino a poche settimane fa. Se infatti prima indicava un contenuto la cui diffusione sul web e sui social era considerata dilagante e inarrestabile, oggi “virale” è tornato ad acquisire il suo significato più letterale e autentico, provocando allarme e preoccupazione.

Virologa/o: è il medico specialista in Virologia, un ramo della microbiologia che studia e analizza i virus, la loro tassonomia, la loro cultura, la genetica, le cause e le conseguenze annesse alla loro diffusione. Sono gli esperti che i Governi, i mass media e l’opinione pubblica stanno interpellando per comprendere gli andamenti dei contagi, studiare dati (ancora pochi per redigerne una vera e propria letteratura del Coronavirus), predisporre nuove restrizioni contro la diffusione del virus. Se nell’immaginario comune sono visti come scienziati chiusi in laboratori, a movimentare silenziosamente provette sigillate, intenti nell’osservazione al microscopio, i virologi adesso parlano alla stampa, presenziano programmi tv e sono portavoci delle teorie e degli studi scientifici in corso. A loro, spesso, anche il compito di “fare comunicazione” e il dovere di ricordare quali precauzioni adottare per evitare il contagio.

Zero contagi: è l’espressione con cui si indica l’obiettivo che tutto il mondo, e ciascun Paese con le sue modalità, intende raggiungere. Il 19 marzo a Wuhan, da dove è partito il focolaio, e nell’intera provincia di Hubei, si è festeggiato il traguardo dei “zero contagi” dopo tre mesi di blocco totale. Un traguardo raggiunto, appunto, ma non ancora la proclamazione di una vittoria.

Zona rossa: espressione che deriva anch’essa dal lessico militare, oggi, si definisce tale un’area ad alto rischio di contaminazione verso la quale le Autorità Sanitarie e le Autorità locali hanno predisposto dei veri e propri divieti che impattano sulle abitudini di vita della comunità residente.

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