20 ottobre 2020

Donne e Stem. Conversazione con Edoardo Alesse, Rettore Università dell’Aquila

  • Di Alessandro Rico

Nelle scuole superiori di Torino è partito il progetto “Coding girls”, grazie al finanziamento di Eni e Compagnia di San Paolo. L’idea, come ha spiegato al Corriere il presidente della fondazione, Francesco Profumo, già ministro dell’Istruzione nel governo Monti, è di avvicinare le ragazze alle facoltà Stem (l’acronimo inglese che sta per scienze, tecnologia, ingegneria e matematica). In Italia, infatti, il gentil sesso rappresenta solo il 36% degli iscritti alle facoltà scientifiche. Il primato spetta all’Abruzzo: nell’anno accademico 2017-2018, il 20,8% delle ragazze ha scelto le Stem. Abbiamo approfondito l’argomento con il professor Edoardo Alesse, rettore dell’Università dell’Aquila.

Come si è mosso il suo ateneo per incrementare la presenza femminile nei corsi Stem?

«Da due anni, nell’ambito del progetto Territori aperti, finanziato nel post sisma dai sindacati confederali, promuoviamo un’iniziativa che si chiama Pink camp».

Di che si tratta?

«È un programma che serve a promuovere l’accesso delle ragazze alle facoltà Stem».

Che effetto ha avuto?

«Posso proporle una sorta di statistica personale».

La prego.

«Io insegno nei corsi di laurea di biotecnologie. E lì, il sesso femminile è nettamente prevalente rispetto a quello maschile».

Tutto merito del Pink camp?

«Il dato delle biotecnologie, in verità, è abbastanza consueto. Per quanto riguarda informatica, matematica e ingegneria, invece, la significativa presenza femminile è più tipica dell’Aquila, anche perché gli altri atenei abruzzesi non erogano questi corsi di studio. Ma il nostro impegno non finisce qui».

Foto di gruppo dal "Pinkamp 2019". Copyright: @univaq.it Facebook

Foto di gruppo dal "Pinkamp 2019". Copyright: @univaq.it Facebook

Quali iniziative avete messo in campo?

«Innanzitutto il progetto Pink Camp, in cui ateneo e sindacati cofinanziano dei corsi residenziali, riservati a circa 30 studentesse per anno. Alle fine, le ragazze elaborano dei progetti in ambito STEM e i migliori progetti vengono premiati in una seduta pubblica. Quest’anno si è svolta il 25 settembre. È un’iniziativa molto bella e abbiamo la garanzia di poter continuare a finanziarl.Poi vi sono molte altre iniziative volte a garantire la parità di genere, ad esempio la Medicina di genere e l’elaborazione di un Manuale per un uso della lingua italiana rispettoso dei generi. Insomma per UNIVAQ la parità di genere è un obiettivo strategico inquadrato nel contesto dello sviluppo sostenibile, parte cenrale del programma della governance per i prossimi cinque anni

Da cosa dipende lo squilibrio di genere in certe facoltà?

«È una sorta di tradizione, che viene da una concezione sociologica tanto stratificata nel tempo, quanto aleatoria».

Un caso di scuola è ingegneria meccanica.

«Fino a poco tempo fa, anche informatica e matematica. È una questione di mentalità. Perciò mi piace ricordare un episodio».

Quale?

«Quando a Pierre Curie fu assegnato il Nobel, per meriti condivisi con la consorte Marie, lui si rifiutò di ritirarlo, a meno che non fosse stato attribuito contestualmente anche a lei. Ma posso citare anche un esempio “di casa mia”».

Ovvero?

«Prima di me è stata rettrice una donna, peraltro informatica: Paola Inverardi. L’ateneo aquilano, da questo punto di vista, è all’avanguardia».

E sul piano del profitto, le ragazze iscritte ai corsi Stem se la battono con i colleghi maschi?

«In alcuni ambiti sono anche migliori. Non si dimentichi che l’ultimo premio Nobel per la biologia, pochi giorni fa, è stato assegnato a due biotecnologhe».

Vedremo decine di «meccaniche» nelle scuderie Ferrari?

«E la cosa non ci sorprenderà affatto».

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