15 settembre 2020

Dossier 5G

  • Di Ginevra Leganza

“Dossier 5G”, l’ultimo libro di Marco Pizzuti (Mondadori, giugno 2020), mette quasi voglia di gettare lo smartphone, svanire nel bosco, disertare il campo. Telefonico, s’intende. E no, non si tratta dell’aggiornamento immaginifico di “Vita nei boschi”. Pizzuti, fuoriclasse della controinformazione, inserisce – fra sterminati dati, grafici e interviste – la storia di Ulrich Weiner, triste palingenesi di Thoreau. Weiner è un’antenna vivente. Patito nato per radio e telefoni, scopre un giorno – ormai proprietario d’azienda – di aver sviluppato la sindrome da elettroipersensibilità. Si ritrova prigioniero di un usbergo d’impaccio: una costosa tuta antiradiazioni con copricapo schermante. Può farne a meno solo nella Foresta Nera, ubicato in un camper, al riparo da radiofrequenze. La sorte di uno, ipersensibile appunto, diventa caveat per tutti.

Quello del Dossier non è un appello partigiano (il campo o il bosco). È piuttosto un tragitto nei dirupati dati di laboratorio. Esiste la scienza, ovvio, non è ancora chiaro se esista davvero la ricerca scientifica. I risultati sono tanti, e discrepanti: le pressioni dell’industria sulla ricerca sono indubbie, com’è indubbio che il 5G non sia poi quest’ambrosia. Bene non fa. Resta da capire se faccia meno bene di 2, 3, 4G. Già nel 2015 – 4G regnante – erano fin 300.000 i cittadini lombardi spossati e malaticci causa display.

"Dossier 5G" l'inchiesta non autorizzata sulla rivoluzione tecnologica destinata a cambiare la nostra esistenza di Marco Pizzuti. Editore: Mondadori

"Dossier 5G" l'inchiesta non autorizzata sulla rivoluzione tecnologica destinata a cambiare la nostra esistenza di Marco Pizzuti. Editore: Mondadori

Il Dossier è comprensibilmente sbilanciato sull’analisi dei rischi sanitari. Del resto, come potrebbe non esserlo in un’epoca post-pandemica, scrupolosissima nella custodia della pelle, indifferentissima alla sua libertà? L’altro grande tema – ossessionante chi scrive – è proprio questo. Accanto all’orrida prospettiva di morte per glioma (di morte si muore), agli incendi californiani (forse dolosi), alle sostituzioni di alberi che non siano d’intoppo alle antenne (se la vedranno gli ambientalisti), alla caccia alle streghe di saputi logografi progressisti (venture caciare televisive), si aggira uno spettro. Che sia il sempiterno spettro del comunismo? Sarà un upgrade. L’interconnessione, la vocazione ubiquitaria della rete, i legami intelligenti tra gli oggetti, ridestano l’incubo del controllo. Perché se l’auto intelligente è il sogno di tutti gli accidiosi spatentati, il fatto di doverla pagare tramite smart contract è un vero incubo. Stando al contratto intelligente, il giorno che sul conto manchi pecunia, le portiere si bloccheranno finché non si ottempererà al pagamento. “Inquietante, no?” chiede Pizzuti. Inquietante, sì. I mille dilemmi posti adombrano poche essenziali certezze: il 5G è imminente, bisognerà conviverci.

Mondo intelligente non vuol dire mondo giusto, mondo bello… Intelligente è acuto, pronto, e all’occorrenza spietato. Chissà che fine faranno – sotto la cappa psicologica dell’occhiuto digitale – le nostre belle fandonie quotidiane. Chissà se la menzogna che dà grazia alla vita si farà stigia probità. In tal caso, vorremmo davvero fuggire nel bosco, disertando il campo. Lontani, finalmente. Non dalle onde millimetriche, sibbene dai ministri delle verità.

Marco Pizzuti

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