27 aprile 2020

È tempo

  • Di Oriano Giovanelli

Siamo in un tempo digitale? Bene allora cominciamo a vivere la città in digitale. Questa è la sfida.

Intervista di Giuseppe Sala sindaco di Milano a Repubblica del 20 aprile scorso. Se ne leggono tante in questi giorni e neppure quella mi stava suscitando un particolare interesse. Sul finire un dettaglio richiama la mia attenzione "bisogna ragionare sui tempi della città" dice il Sindaco della capitale economica del Paese. La cosa mi fa riflettere e apre una finestra di ricordi.

Metto su Time dei Pink Floyd, nella mente il quadro di Salvador Dalì dove l'orologio segna un tempo moderno molle fluido sgocciolante tendente al liquido qualche decennio prima dei testi di Bahuman. Del resto lo stesso orologio in scultura l'ho visto imponente proprio a Milano in piazza San Babila pochi anni fa.

Il celebre 'Orologio molle' di Salvador Dalì prende forma in piazza San Babila a Milano.

Il celebre 'Orologio molle' di Salvador Dalì prende forma in piazza San Babila a Milano.

Ma tu guarda dopo tanti anni qualcuno torna a bussare a quella porta. Benvenuto dott. Sala. Se vuole l'accompagno in una delle stanze della officina delle idee di quei fantastici anni '90 quando dai Comuni provammo a cambiare l'Italia prima di essere ricacciati in un angolo dalla burocrazia tentacolare statale, dalla nostra inadeguatezza, dalla definitiva mutazione della politica, dall'apparire sull'essere veicolato dalle televisioni commerciali e dai talk show urlanti.

Ma ad una condizione: si tolga dalla testa che la soluzione per riprendere la mobilità urbana nella fase 2 dell'emergenza covid-19 sia quella di riaprire le zone a traffico limitato delle nostre città perché se la pensa così non abbiamo proprio niente da dirci. Ripensare i tempi della città deve al contrario rafforzare l'organizzazione della mobilità sostenibile, la diffusione delle piste ciclabili ecc. perché perseverare è diabolico e tonare dove eravamo prima della pandemia non è la migliore delle idee visionarie che un amministratore di una città bravo come Lei deve proporre.

Un piano dei tempi e degli orari della città, quella sì è una strada buona, sana, lungimirante, utile. L'avverto è una strada complicatissima e faticosa perché le persone sono più gelose del loro tempo che dei rispettivi compagni mogli mariti amanti anche se lo usano da schifo; e non c'è niente di più duro della ripetitività dei comportamenti. Ivano a Jessica "O famo strano", ma quando mai! Ma questo Lei lo può scoprire anche andando a rovistare negli archivi del suo Comune perché la Milano riformista anche in quegli anni elaborava cose molto interessanti.

Spero che non abbia semplicemente buttato lì il concetto ma abbia intenzione davvero di rilanciare questo capitolo importantissimo del governo locale travolto negli anni dell'ultraliberismo dal liberi tutti, ognuno faccia come vuole, come se le città fosse semplice contenitore di individualità e non comunità dialogante e organizzata.

Il tempo nella vita di una persona è una sorta di linea fra due punti: il concepimento e la morte. Nella vita sociale la "convenzione" fondamentale da cui dipende la fede, il lavoro, la spesa, le relazioni, l'arricchimento culturale, l'esercizio sportivo, proprio tutto insomma. L'evoluzione della sua organizzazione nella vita degli uomini è stata lenta: il tempo dei nomadi cacciatori e raccoglitori, il tempo degli uomini stanziali e agricoltori, il tempo della società industriale. Sostanzialmente siamo ancora lì con piccole variazioni e adattamenti. Questa situazione drammatica che stiamo vivendo può essere davvero una grande occasione: passare dalla organizzazione del tempo della società analogica alla organizzazione del tempo della società digitale. Se non ora quando! Se per evitare il contagio non possiamo ripetere meccanicamente i tempi delle nostre giornate, trovarci tutti nella stessa ora sul bus sulla metro al supermercato al cinema a teatro in banca all'ufficio postale al ristorante al bar, facciamo di necessità virtù e ripensiamo i tempi a partire dai bisogni di salute, della sostenibilità ambientale, del buon vivere, del buon lavorare. Trasformiamo il tempo in un modello di vita meno stressata, meno scandita dal ritmo imposto da razionalità analogiche e caliamoci nelle opportunità di una flessibile organizzazione digitale. Un tempo diverso, non un dato ma una scelta, un progetto.

Pensi che vantaggio ha Lei oggi rispetto a noi 20 anni fa quando il cellulare esisteva ma non era uno smartphone quando il touch screen il gps non era di uso comune e di Big io non conoscevo i Data ma solo Francesco Di Giacomo del Banco del Mutuo Soccorso.

Siamo in un tempo digitale? Bene allora cominciamo a vivere la città in digitale. Questa è la sfida caro Sindaco.

Se soltanto due mesi fa qualcuno ci avesse proposto di lavorare in modo così esteso da casa gli avremmo detto che era un pazzo, un opportunista in cerca di scuse per lavorare meno. Visti i risultati perché dovrebbe essere una pazzia continuare! Visto quanto tempo risparmiamo grazie alla puntualità con cui iniziano le riunioni in rete? Progettiamo che studenti insegnanti impiegati non prendano tutti lo stesso autobus alla stessa ora del mattino. Che i negozi non siano aperti tutti negli stessi orari. Che l'happy hour non corrisponda per tutti alle ore 19 ma per tanti magari alle ore 9 con amici o amiche al bar a commentare un quotidiano dopo aver portato i figli alla scuola materna, che quelli bisogna portarli mica prendono il bus da soli, gustando cappuccino e cornetto che fa anche meno male di spritz e patatine.

Perché dovrebbe suscitare scandalo che alle 19 si sia a casa a lavorare in smart work avendo avuto la mattinata libera e fatto shopping di vicinato, che non c'è fila nel negozio sotto casa, poi alle 12 visto un film o uno spettacolo teatrale alla fine del quale pranzato nel foyer tanto il prezzo del pranzo è compreso nel costo dello spettacolo. Oppure organizzare la giornata a seconda che piova o sia bel tempo per evitare traffico, godersi la tintarella, andare in biblioteca, senza venir meno ai propri doveri contrattuali. Certo non tutti gli impegni di lavoro sono uguali e il lavoro in fabbrica va trattato con un approfondimento e una cura speciale a partire da una riduzione dell'orario di lavoro. Pianificazione appunto non liberi tutti per evitare che queste innovazioni creino nuove forme di discriminazione e di disuguaglianza.

Quando a Pesaro nel 1995 impostammo l'attività della Consigliatura 95/99 sul cruscotto del grande cambiamento che volevamo produrre vi erano simultaneamente, oltre ai capisaldi ordinari di un comune ben amministrato come il sociale, i servizi educativi e le opere pubbliche, una nuova organizzazione della struttura amministrativa del comune, un nuovo piano regolatore, un nuovo progetto partecipazione che aveva fra i suoi principali obiettivi un percorso di Urbanistica partecipata, e un programma dal nome "Città del terzo millennio" entro il quale spiccava proprio il Piano dei tempi e degli orari della città.

Il Piano approvato nel 1998 fu pubblicato nel 1999 in Urbanistica Quaderni collana dell'Istituto Nazionale di Urbanistica da Sandra Bonfiglioli e Roberto Zedda che per quel piano furono i progettisti incaricati con il contributo determinante di Paola Stolfa.

Desincronizzare i tempi della città dagli uffici pubblici ai negozi cercando di adeguare i loro orari al mutare delle stagioni e alla domanda di una città turistica. Lavorare sugli orari delle biblioteche e dei musei. Promuovere una mobilità alternativa verso le aree industriali, ripensare gli spazi della città in funzione di una città sicura e nel contempo viva, ripensare la sosta, avviare un programma di piste ciclabili. Questi ed altri ancora erano gli obiettivi del Piano. Parallelamente nacque il progetto "a scuola andiamo da soli" che comportava che i genitori evitassero di portare in macchina i loro figli ma si fidassero di farli andare da soli per percorsi sicuri segnalati e sorvegliati dai "nonni vigili". Furono sperimentate le "banche del tempo" perché se hai tempo puoi metterlo a disposizione di altri e ti sarà ripagato con altro tempo quando ne avrai bisogno. Circa quaranta soggetti sociali e istituzionali coinvolti in un processo di co-decisione. Tavoli di co-progettazione con i soggetti privati, azienda ufficio che fossero, per spingerli a metterci del loro in questa rivoluzione. Premio ai comportamenti virtuosi, professionalità dedicate come i mobility manager che in quegli anni entrarono in scena, costruzione dell'Osservatorio sui tempi e gli orari della città per adattare il Piano ai cambiamenti.

Questo è quello che cercammo di fare più di 20 anni fa e ci voleva un virus per farci ricordare che non erano affatto cattive idee. Qualcosa è rimasto, altre azioni virtuose sono state generate da quel contesto di riflessione e elaborazione. Il valore aggiunto che oggi può rendere quel progetto molto più concreto è proprio la tecnologia e l'intelligenza artificiale.

Qualche volta in modo stucchevole sentiamo ripetere in questi giorni "insieme ce la faremo" ecco questo è davvero un progetto che si può fare solo se lo si fa insieme altro modo non c'è.

Vade retro burocrate del non si può e avanti Sindaco con il segno dei tempi.

Prince - Sign 'O' the Times

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