22 gennaio 2020

Emanuele Severino, il filosofo dell’eterno

  • Di Edoardo Dallari

Tutto è eterno. Questo lo scandalo che la filosofia severiniana ci impone.

Pensare l’essente, ciò che è, come ciò che diviene in quanto proveniente dal nulla e ritornante nel nulla (epamphoterizein, “oscillante”, secondo l’espressione platonica) è la Follia. La cultura occidentale, in tutte le sue manifestazioni, appartiene alla fede nel divenire del mondo, è espressione del nichilismo, del credere che le cose siano nulla. La Tradizione, l’epistème, afferma la necessaria esistenza della Verità, dell’Eterno, di Dio affinché il mondo sia. Il Sottosuolo (Nietzsche, Leopardi, Dostoevskij, Gentile), l’anti-epistème, dichiara necessaria la “morte di Dio”: se l’immutabile fosse, il divenire sarebbe impossibile. Per entrambi un solo scopo: salvare l’uomo dalla morte, salvare il divenire, salvare la vita. Nell’ottica di Severino entrambi risultano fallimentari.

Ciò che i critici, a mio avviso, non hanno mai compreso, o hanno fatto finta di non vedere, è la totale assenza nel suo pensiero della volontà di negare il divenire del mondo. Gli si obbiettava: come si fa a dire che tutto è eterno e non diviene? Come si fa a dire che la legna non diventa cenere? Ma Severino non si è mai sognato di negare che il mondo divenga. Piuttosto ha voluto fondare diversamente, in quello che lui chiama “destino della verità”, proprio il divenire medesimo. Non vi accorgete – diceva – che dire che l’essente è equivale ipso facto a dire che è eterno? Come potrebbe essere se non fosse eterno? Ciò che appare è il divenire degli eterni, non il diventar-altro, il diventar nulla! Di più: solo ciò che è eterno può morire.

La destinazione della Tecnica al dominio, il compimento dell’Apparato tecno-scientifico ha le proprie radici esattamente nel nichilismo dell’Occidente. Se e poiché le cose vanno e ritornano nel nulla, allora io uomo posso – anzi, devo – trasformarle, violentarle, affinché ritornino ad essere ciò che in quanto tali sono: nulla. Quando il Sottosuolo dice che non esistono immutabili, la via all’incremento indefinito della potenza tecnica è spianata, nessun limite la può più fermare, contenere, bloccare.

Tutte le forze che si contendono il dominio del mondo – capitalismo, democrazia, cristianesimo –, per realizzare lo scopo che le definisce e vincere sulle altre – l’incremento del profitto privato, l’uguaglianza, la diffusione del Vangelo -, devono servirsi come mezzo della potenza maggiore, ovvero della Tecnica. Tuttavia servendosi di essa, tali forze si vedono costrette a potenziare sempre più ciò che le rende potenti: l’Apparato medesimo, che diventa dunque il loro fine snaturandole e rendendole esse stesse mezzo dell’aumento infinito della potenza.

La storia del mondo procede verso il Paradiso della Tecnica, che è a un tempo “luogo” della libertà dell’uomo, in quanto quest’ultimo è essenzialmente tecnico (un centro cosciente che elabora mezzi per la realizzazione di scopi), e del nichilismo, poiché esprime compiutamente la volontà che le cose siano nulla. Ma nessuna angoscia potrà vincere: tutte le contraddizioni, tutta la violenza sono già da sempre tolte, superate, nella Gioia del Destino.

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