04 gennaio 2021

Era (la) Montecatini

  • Di Oriano Giovanelli

La storia della fonderia Montecatini di Pesaro raccontata nel progetto promosso dall’associazione Macula e ISIA Urbino per valorizzare gli archivi fotografici della città affinché diventino occasione di riscoperta del passato

“Era (la) Montecatini” bella, per alcuni aspetti toccante, pubblicazione a cura della Associazione “macula” e della ISIA di Urbino per Metauro edizioni. A Pesaro, dove ora ci sono l'ipercoop e alcune palazzine residenziali, sotto una teca assemblata dallo scultore Loreno Sguanci c'è un vecchio macchinario a ricordarci che fin dal 1917, ma il libro ci ricorda l'origine della fabbrica meccanica è della prima metà dell'800 ad opera della famiglia Albani, sorgeva lo stabilimento della Montecatini poi Montedison e infine CMP. Fabbrica metalmeccanica, fonderia con una vita fatta di alti e bassi ma con alti talmente forti da condizionare, assieme ad altre fabbriche metalmeccaniche come la Benelli, la cultura di una intera città , segnarne il “genius loci”. Pesaro ha l’imprinting della meccanica nel DNA. Meccanica di precisione ad opera di una classe operaia evoluta capace di leggere un progetto complesso, usare il tornio e il calibro, fare come si dice da noi gli occhi alle pulci. Nello stesso tempo portatrice di una coscienza di se che poco o nulla ha a che fare con il debordante sottoproletariato che si estende a macchia d'olio nella città moderna fra individualismo smarrimento e precarietà.

. La fabbrica e quella classe che le dava anima producevano comunità. L'aggregazione nei turni di lavoro, i dopolavoro, la mensa, la biblioteca, le gite aziendali, le colonie , le feste del 1 maggio e soprattutto le lotte sindacali tutto questo era un vero cantiere di comunità in divenire . Un processo talmente rilevante da favorire attraverso i partiti di riferimento e le proprie organizzazioni sindacali processi politici che hanno accompagnato per decenni la città e ancora oggi se ne distinguono chiaramente i segni. È l'unico settore produttivo manifatturiero che sta reagendo alla crisi e alla globalizzazione non abbassando il livello della produzione anzi spingendo in alto l'asticella della qualità. Diversa è stata la sorte di città segnate dalla prevalenza del settore agricolo oppure dalla presenza di un forte ceto impiegatizio. Perché una città non sono i suoi monumenti ma ciò che prevalentemente in quella città si è fatto attraverso il lavoro. Quello che si racconta in questa pubblicazione non è culturalmente diverso, lo sa bene la Fondazione Leonardo - Civiltà delle Macchine, da ciò che attraverso i musei aziendali raccontano tante altre realtà prevalentemente del centro nord del nostro Paese

. Ma proprio per la dimensione del fenomeno che da almeno 40 anni ci sconvolge forse è tempo che dall'amarcord si passi alla domanda: stante la periferizzazione sociale e culturale che vivono le nostre città prevalentemente a causa del ridimensionamento del ruolo della fabbrica e della classe che gli dava anima, quali sono i luoghi capaci oggi di produrre comunità, cultura condivisa, politica, emancipazione comune. Siamo davvero condannati a società di masse informi di individui soli impossibilitati a fare città oppure questo disegno si può interrompere e invertire . Il dominio, quasi una dittatura, culturale politica ed economica di una minoranza sempre più ricca e decontestualizzata ( a me ricorda il “tallone di ferro” di Jack London ) che ha formato le sue ‘elite e quando non lo ha fatto ha asservito a se le vecchie, è davvero incontrastabile dalla maggioranza degli uomini e delle donne bisognose di una dimensione umana dello stare insieme del fare insieme del condividere. E infine assumendo la transizione digitale come parte fondante del nostro futuro prossimo, nella progettazione di questo percorso quanto impegno è dedicato dalle autorità politiche che stanno per immettervi un fiume di denaro ad orientare il flusso verso scelte che su basi nuove si propongano lo stesso obiettivo: fare comunità e dare occasioni di emancipazione collettiva a chi non ne ha oggi l’opportunità.

La fabbrica non era un paradiso . Lo dice questa pubblicazione troppo fredde d'inverno troppo calde d'estate. Luoghi di malattie professionali che spesso ti portavano alla tomba molto presto, eppure a leggere le testimonianze di che ancora c'è si avverte l’orgoglio di aver partecipato a quella comunità e a quella storia. Una sorta di status, essere operaio specializzato, che oggi tanti ragazzi con tanto di titolo di studio universitario purtroppo se lo sognano. La voglio dire così : è mai possibile che lavorare con un mega super computer tanto intelligente da sfidare l'uomo produca meno in termini di emancipazione sociale e culturale di quanto ne producesse colare l’acciaio bollente o costruire una turbina o un utensile da parte di uomini con le mani e le tute sporche di grasso? La ragione propenderebbe per il No non è possibile, sicuramente non è accettabile.

MACULA - Cultura Fotografica, è un'associazione nata a Pesaro nel febbraio 2010 dall'idea di alcuni giovani ricercatori pesaresi e al fine di diffondere, studiare e conservare la fotografia intesa come bene culturale, fonte storica, mezzo di comunicazione e forma di espressione artistica. Sostenuta dal Comune di Pesaro e dalla Regione Marche, Macula promuove la fotografia attraverso una serie di attività che vanno dall’organizzazione di corsi, workshop e laboratori didattici alla realizzazione di eventi che coinvolgono le scuole, i centri di aggregazione giovanile e il territorio, dal recupero e la catalogazione di archivi fotografici alla cura di una stagione espositiva che vede giovani fotografi marchigiani alternarsi ad autori di caratura internazionale.

Visita il sito per vedere la mostra CLICCA QUI

Condividi sui Social

Ultimo numero Civilità della Macchine

La Rivista - Civiltà delle Macchine

Novembre 2020

L’ultimo numero dell’anno ha come focus principale l’impatto che il 5G avrà sulla nostra società: dagli sviluppi geopolitici alle sfide che le nuove tecnologie impongono alle democrazie. L’editoriale di Enrico Savio ci introduce alla nuova civiltà digitale; il tempo è al centro delle riflessioni, tra gli altri, di Gianfranco Pasquino, Lucetta Scaraffia e Tiziana Lippiello.

Sistema Museale

Il Sistema Museale Integrato si presenta quale realtà unica in Italia comprendente musei, archivi storici e altre realtà espositive proprietà di Leonardo, con l’obiettivo di valorizzare e comunicare la memoria storica e tecnologica del Gruppo.

Con il patrimonio industriale che custodiscono, i Musei e gli Archivi vogliono essere un punto di riferimento culturale per rafforzare l’identità di Gruppo e promuoverla come valore all’esterno.

Il Sistema Museale intende diffondere quell’evoluzione tecnologica che è parte del presente e soprattutto del nostro futuro. Promossi da volontari e seniores, per rivolgersi in particolar modo ai giovani, i musei e gli archivi sono strumenti per la permanenza di una storia nella società, conservandone e tramandandone i valori. Come ponti immaginari da attraversare, qui si racconta quel progresso di cui, ancora oggi, Leonardo è protagonista.

Leggi Tutto
Copyright © 2019 Leonardo S.p.A. Privacy & Cookie Policy