20 luglio 2020

Convinzione e fantasia, così si fa gol al virus. Intervista a Marcello Lippi

  • Di Sara Tardelli

Marcello Lippi, viareggino doc, è il primo allenatore italiano ad aver vinto tutte le competizioni internazionali e ad aver conquistato il campionato di calcio cinese con i suoi milioni di tifosi. Indimenticabile sulla panchina bianco nera con la vittoria della Champions nella stagione 95-96 e amatissimo ct della Nazionale campione del mondo a Berlino, nel 2006. Ci incontriamo a Forte dei Marmi, a due passi dal mare, un luogo intimo per Marcello Lippi “Vivevo a Viareggio tra la pineta e il mare. Sei mesi all’anno dalle 8 alle 9 di sera stavo sul mare, gli altri 6 mesi giocavo a pallone in pineta. Avevo la pelle bruciata dal sole e i capelli incrostati di mare. Mia mamma stava sempre a cercarmi la sera per farmi tornare a casa. In cima al molo con gli amici scalavamo i fari. Tutte cose divertentissime ma sbagliatissime”. Il mare, quest’estate, potrebbe dare una spinta importante in questo momento di crisi economica e potrebbe dirci se sappiamo convivere con il Covid-19.

Marcello Lippi in Versilia nel 1973, all'epoca giocava nella Sampdoria, qualche anno più tardi nel 1982, inizierà la carriera da allenatore. Credits: Olycom

Marcello Lippi in Versilia nel 1973, all'epoca giocava nella Sampdoria, qualche anno più tardi nel 1982, inizierà la carriera da allenatore. Credits: Olycom

Lippi, conosce bene questi lidi e le preoccupazioni dei lavoratori stagionali. Che estate sarà?

Mi affaccio alla finestra e ricordo le spiagge strapiene di persone. In confronto adesso non c’è nessuno. La situazione è dura ma bisogna sempre reagire. Certamente vedo le cose negative ma qual è lo scopo di lamentarsi? Dobbiamo trovare coraggio, entusiasmo, positività. In questi momenti ci vuole fantasia, se ti vedi crollare il mondo sotto i piedi, come può essere oggi, ci vuole convinzione come quando sei davanti alla porta. Altrimenti non fai gol.

Sarà stata la parola gol o l’azzurro della sua maglietta abbinata al colore dei suoi occhi o forse il cielo terso come disegnato da un bambino che mi tuffo nella Nazionale. Quel meraviglioso 9 luglio di 14 anni fa: la quarta coppa del mondo alzata sotto il naso dei tedeschi.

Quest’anno l’emozione del 9 luglio è stata ancora più forte. Ricevo sempre le telefonate di tutti, Cannavaro, Totti, Gattuso. Questa volta, durante il lockdown, abbiamo guardato tutte le partite. Ogni volta che rivedo le partite, mi commuovo perché è stata una cosa stupenda. I giocatori hanno fatto lo stesso e ci siamo emozionati tutti, tanto. La cosa che la gente non immagina, è che se diventi campione del mondo vuol dire che quelle persone sono davvero speciali non solo come calciatori ma come uomini. E’ il segreto delle vittorie.

Qual è il gruppo che le è rimasto più nel cuore?

Quello della Nazionale, senza ombra di dubbio. Dicevano che avevamo vinto per Calciopoli ma è una cavolata. Abbiamo vinto perché eravamo compatti. Fin dai primi giorni ho cercato di trasmettere dei presupposti psicologici precisi: generosità, coesione e cooperazione. Sono parole poco usate nel calcio ma sono questi i principi per me da seguire. Questo è stato il mio lavoro di allenatore, formare una squadra, lavorando con ognuno di loro.

Da tempo si dice che bisogna riformare il calcio alla ricerca di punti fermi. Lippi potrebbe candidarsi alla guida dell’Associazione allenatori. Uso il condizionale perché l’uomo è allergico al potere e innamorato del calcio in carne ed ossa.

Bisogna vedere se si possono creare le condizioni per dare una mano.

A proposito di coesione, prima l’Italia cantava unita sui balconi, adesso sono riesplose le divisioni. Che consiglio darebbe a Conte per tenere unita la sua squadra?

Nessuno però gli chiedo di non fermare di nuovo il Paese. Dobbiamo convivere con questo virus.

Di cosa va fiero?

Sono felice di tutta la mia vita. Sono fiero dei miei figli e di essere ancora sposato. Riconosco che il merito va tutto a mia moglie. Sono fierissimo quando un amico mi dice che sono rimasto uguale a quando avevo 15 anni.

Cosa non rifarebbe?

Non aver studiato abbastanza e non conoscere le lingue.

Dove trova la motivazione per vivere?

La risposta è semplice. Sono felice perché quando mi alzo la mattina, vado al bar e trovo i miei amici. Quando porto la mia barca e sono in mezzo al mare è meraviglioso. Da bambini, ci avevano insegnato a gestire il mare mosso. La maggior parte delle persone quando si trova controcorrente inizia a nuotare. Ma non ce la fanno e spesso affogano. Invece devi farti portare dal mare, concentrandoti a stare a galla e assecondare le onde. Il mare ti porta lontano ma a un certo punto, la corrente cambia, gira e in quel momento ricominci a nuotare e torni a riva.

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