13 maggio 2020

Fase 2, Alessandra Ghisleri: “ la politica non segue il buon senso, ma insegue il consenso”

  • Di Amelia Cartia

La direttrice di Euromedia Research: “dal Governo servono segnali per credere nel lavoro e nella ripresa”

Secondo i suoi ultimi sondaggi la fiducia nella politica è al minimo storico: solo 5 italiani su 100 dichiarano di fidarsi dei politici. Ma non è solo la sondaggista Alessandra Ghisleri a risponderci da Milano, bensì l’imprenditrice che sente di dover tutelare i dipendenti di Euromedia Research. A lei chiediamo quale sia il polso del Paese in questa fase 2.

“Se il lockdown - spiega - è stato apprezzato per salvaguardare la salute contro un nemico invisibile, quando sono sorti intoppi burocratici le persone hanno iniziato a essere più attente nel concedere fiducia. E le imprese che hanno ricominciato a lavorare non hanno avuto protocolli ufficiali. Siamo ancora in una fase di burocratizzazione per l’App, mentre altri Paesi sono già operativi perché più coperti dai test, che a noi fanno difetto. La gente è ancora preoccupata: se prima temeva di ammalarsi, ora ha paura di non poter lavorare, anche perché non si sa come evolverà la situazione. Esiste una diffusa insicurezza legata da una parte alla consapevolezza di non poter riprendere come prima, e dall’altra al non sapere come e se si riprenderà. Il tessuto economico è fatto da una fitta rete di interazioni che è alla base del sistema produttivo: se manca una maglia tutto è più fragile. Emergono così le paure: impoverirsi, non arrivare a fine mese. Se guardiamo i numeri, la responsabilità degli italiani ha risposto positivamente quando ha dovuto rispettare le regole, lo stesso rispetto ora è chiesto in cambio alle istituzioni. Sarebbe una buona occasione per risistemare la burocrazia perché, mentre le polemiche vanno in cerca di chi può aver sbagliato, c’è una famiglia in più in difficoltà.

Quale il nodo possibile tra governo e imprese?

Bisogna tutti fare un passo indietro, per il bene di tutti. Andare incontro alle persone non con l’assistenzialismo, ma con iniezioni di benzina. I corpi intermedi più che porre ostacoli dovrebbero integrarsi nel meccanismo. Inserendo la cassa integrazione non si può pensare di risolvere in due mesi: il problema resterà, con l’aggravante di avere molte aziende ferme. Questo potrà creare tensioni sociali i cui segnali sono già evidenti. Gli italiani hanno compreso che le abitudini vanno rimodulate: servono protocolli d'intesa aggiornati con regole, test diagnostici e materiali ufficiali. Per mettere i miei ragazzi in sicurezza nei nostri uffici abbiamo fatto investimenti, comprando mascherine e guanti, gel disinfettanti a prezzo di mercato, prevedendo sanificazioni periodiche, e divisori tra le scrivanie. Sono soldi che abbiamo investito per la ripresa, ma di quali detrazioni fiscali potremo usufruire? Occorre lasciar da parte i colori politici perché oggi chi governa non deve inseguire il consenso, ma il buon senso: dare input per credere nel lavoro e nella ripresa. Ben venga riuscire a dare in base agli investimenti fatti, la distribuzione degli aiuti dev’essere un incentivo. Non serve dare a pioggia: ragioniamo piuttosto sulle perdite avute.

Come le pare si sia agito finora?

Si è giocato a zona. Poiché il nemico è sconosciuto si è inseguita la crisi là dove si apriva una falla, lasciando di volta in volta scoperto il resto. È mancata una struttura di approccio. Con il senno di poi, tutte le indicazioni devono andare di pari passo su più fronti: valutando l’aspetto sanitario, quello economico, e quello psicologico. Le indicazioni devono abbattere i muri di diffidenza per dare nuova fiducia. Ci dicono che abbiamo capito come trattare il virus. Dovremmo aver imparato che serve prevenire e organizzare con studi previsionali, non inseguire il virus, che va invece affrontato mostrandoci in grado di investire su tutti i tavoli che ci pone davanti: Europa, sanità, scuola, imprese, famiglie… come fossimo un grande scommettitore con in mano tutte le fiches del Paese.

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