24 giugno 2020

I 75 anni della Grande Vittoria, la lezione di Vladimir Putin

  • Di Oriano Giovanelli

In un articolo sulla rivista statunitense The National Interest, il presidente russo sottolinea il contributo decisivo dell'Unione Sovietica e dell'Armata Rossa alla sconfitta della Germania nazista.

Non è necessario fare sconti agli aspetti illiberali del governo di Vladimir Putin per ritenere il suo scritto a 75 anni dalla fine della seconda guerra mondiale orgoglioso, profondo, documentato e politicamente importante.

Traggo questo discorso da The National Interest e dopo averlo letto più volte mi rimangono impressi gli aspetti umani , la perdita di un fratellino di due anni nell’assedio di Leningrado la madre sopravvissuta miracolosamente, il padre volontario al fronte e ferito gravemente, esempi paradigmatici del sacrificio di un popolo costato ventisette milioni di morti, un abitante su sette e che coinvolse non solo il popolo russo ma tutti i popoli delle allora repubbliche sovietiche.

Chi non entra nel sentimento di quella prova di coraggio e sacrificio, che per me è stata espressa come da nessuno , senza sconti, in tutta la sua drammaticità in Vita e Destino di Vasilj Grossman, difficilmente potrà capire perché il 9 di maggio è per quei popoli ancora un giorno in cui spontaneamente in migliaia escono di casa con le immagini dei loro cari a ricordo della “grande guerra patriottica”.

Ma ciò che conta e che qui sinteticamente riporto è l’aspetto attuale e politico. Vladimir Putin si chiede a chi giova una revisione della storia, alterare il contesto in cui maturò il nazismo, non ricordare le assurde umiliazioni imposte dai vincitori della prima guerra mondiale con le sanzioni al popolo tedesco decise a Versailles e criticate non solo dai sovietici ma anche da figure come Giacomo Matteotti e J.M. Keynes, gli interessi economici che lo alimentarono, le sottovalutazioni (chiamiamole così) che accompagnarono il poderoso riarmo della Germania e le sue prime mosse espansionistiche, omettere l’inefficacia della Società delle Nazioni, fino ad occultare il contributo determinante alla sconfitta del nazismo apportato dalla disfatta inflittagli dall’ Armata Rossa.

F.D. Roosvelt : 28 aprile 1942 “ queste forze russe hanno distrutto e stanno distruggendo più potenza bellica dei nostri nemici…di tutte le altre nazioni unite messe insieme”

W, Churchill “ è l’esercito russo che ha strappato le viscere alla macchina militare tedesca…”

Quali basi storiche, si chiede Putin e non solo lui, abbia la risoluzione del Parlamento Europeo su “l’importanza del ricordo europeo per il futuro dell’Europa” del 19 settembre 2019; oppure che significato si debba attribuire alla scelta di non menzionare l’Unione Sovietica fra i partecipanti alla coalizione che ha sconfitto il nazismo in occasione del 75° anniversario.

E’ irrilevante che io riconosca ragioni e torti. Ma non posso che sottolineare il valore di affermazioni che non andrebbero fatte cadere non soltanto dagli storici di tutto il mondo ma anche dai leader politici almeno da quelli europei se solo si conviene che la politica ha a che fare con la storia e che non c’è presente politicamente accettabile che si possa costruire senza una base storica condivisa. Lo dico con le parole di Putin “… attingendo ad una memoria storica condivisa possiamo fidarci l’uno dell’altro e dobbiamo farlo…”

Dice Putin: “ Esortiamo tutti gli stati ad intensificare il processo di rendere pubblici i loro archivi e pubblicare i documenti precedentemente sconosciuti della guerra e dei periodi prebellici…in questo contesto siamo pronti per un ampia cooperazione e progetti di ricerca congiunti che coinvolgano gli storici”

E ancora annuncia l’impegno a “…istituire la più grande collezione russa di documenti d’archivio, materiale cinematografico sulla storia della seconda guerra mondiale e del periodo prebellico”.

Non sono solo affermazioni che sollecitano tutti i protagonisti di quelle vicende ad aprire glia archivi e produrre insieme un grande fatto culturale davvero affascinante. No Putin ragiona politicamente, pragmaticamente e sostanzialmente pone domande politiche in particolare all’Europa che io provo a tradurre ma rimando alla lettura del testo perché ognuno si faccia una sua idea.

Su che basi storiche intendete costruire l’Europa ( credo che senza menzionarlo egli pensi a ciò che sta accadendo in Polonia)? Davvero credete che in una logica di rinnovata guerra fredda si possa occultare che le radici dell’Europa attuale sono nella lotta al nazifascismo e che quella lotta l’abbiamo vinta assieme? Davvero pensate che sia tutto da buttare il sistema di coesistenza successivo alla seconda guerra mondiale per cedere a logiche unipolari o “anarchiche” che non prevedano l’obbligo ( di qui la citazione del ruolo svolto dal “potere di veto” in sede ONU) del dialogo fra le gradi potenze mondiali? Pensate davvero che le grandi contraddizioni che il modo ha di fronte a se ( esaltate dalla emergenza covid-19 ndr) possano essere affrontate senza sedi di concertazione e dialogo come i nostri predecessori seppero fare prendendo lezione dal dramma della guerra?

Oggi si pensa di ricondurre tutto lo scenario mondiale ad un confronto USA - Cina. Penso che sia riduttivo e pericoloso e che Europa e Russia possano svolgere una funzione per evitare questa drastica e dannosa semplificazione. Se c’è uno scenario che mi allarma davvero è quello di una Europa che si rassegna alla logica unipolare degli USA da un lato e una Russia che volge il suo sguardo solo vero l’Asia, il continente che segnerà la storia del mondo in questo secolo , acconciandosi magari ad essere il braccio armato della grande potenza economica Cinese. In questo scritto di Vladimir Putin trovo più di uno spiraglio per veder confermata l’anima europea della Russia che tanto ha segnato nei secoli la cultura e la politica della nostra parte del mondo. Un anima che guarda ad occidente di cui anche noi abbiamo bisogno.

A me sembrano questioni maledettamente serie alle quali non si può certo rispondere con un tweet.

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