19 febbraio 2021

I cinque clamorosi fiaschi commerciali della tecnologia

  • Di Antonello Picci

Lo diceva Galileo, la scienza procede per tentativi ed errori. E questi sono utili perché ci portano alla verità.

La storia recente della tecnologia è costellata di intuizioni e fallimenti e questo è il percorso necessario della crescita e dello sviluppo. Ai fallimenti è dedicato addirittura il museo dei flop, creato in Svezia nel 2017 a Helsingborg: https://museumoffailure.com. Il museo raccoglie non solo gli esempi del mondo tecnologico, fra gli altri troverete anche il gioco da tavolo lanciato dal Donald Trump imprenditore Trump the game.

Fra gli inciampi un posto di rilievo lo occupa il Laserdisc. Ve lo ricordate? Una via di mezzo fra CD e DVD con le dimensioni dei 33 giri. Su questo progetto investirono giganti come Philips, MCA, Sony e Pioneer. In Italia giunse nel 1990 e il suo insuccesso commerciale derivò soprattutto dal costo elevato e dalla superiore manegevolezza del DVD che di lì a poco lo soppiantò definitivamente.

Spesso il fallimento dipende per paradosso da un’idea troppo futuribile, che ancora non ha adeguati supporti dei materiali o delle tecnologie complementari. In questa categoria c’è un altro tecnosauro che pareva destinato ad una grande diffusione: il Videotel, precursore delle chat. Era un “banale” sistema di messaggeria istantanea che funzionava attraverso un terminale dato a noleggio (7 mila lire al mese) dalla SIP, l’allora gestore telefonico. Sostanzialmente un monitor 9 pollici con annessa tastiera. Cugino del francese Minitel e dell’inglese Prestel ebbe una discreta diffusione in alcuni pub che lo installarono a metà degli anni ’80. L’imminente avvento di Internet lo rese inutile.

Altro caso molto citato è quello delle cassette per la riproduzione video Betamax, sviluppate già dal 1975, un anno prima delle VHS e considerate di migliore qualità. Tuttavia lo standard per l’home video divenne quasi subito il VHS per i costi inferiori che decretarono la fine delle Betamax.

Se ci spostiamo dai supporti materiali al mondo dei software probabilmente la vicenda più famosa è quella di Windows Vista. Il sistema operativo apparve subito difettoso, lento e con problemi di compatibilità. Tanto che molti tornarono al più affidabile Windows XP. Anche Bill Gates può fallire.

Ed infine il clamoroso insuccesso del colosso delle ricerche su internet, quello a cui ogni giorno chiediamo qualcosa: Google. Nel 2012 la società di Montain View produsse i primi prototipi dei Google Glass, gli occhiali del futuro che promettevano una realtà aumentata. Di struttura flessibile e resistente erano muniti di un vetrino su un lato degli occhiali, un mini display. La dotazione prevedeva anche una fotocamera, un sistema di connettività wi-fi e bluetooth, app per riconoscimento facciale e chi più ne ha più ne metta. Nel 2014 negli store ufficiali il prezzo di lancio era di 1500 dollari. Un errore evitabile, sarebbe bastato che avessero letto gli annunci su L’Intrepido e Il Monello per rendersi conto che in Italia quarant’anni prima avevamo inventato gli occhiali a raggi x al modico costo di 7.900 lire.

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