01 giugno 2020

Il 2 giugno d’Italia è la Repubblica, la nostra prima grande prova di fiducia

  • Di Luciano Violante

Ricordiamo le italiane e gli italiani che seppero dare, in una stagione che era di libertà ma anche di povertà, di dolore e di lutti, una grande prova di fiducia, di speranza e di coraggio.

Nelle giornate del 2 e 3 giugno 1946 il popolo espresse due voti. Scelse la Repubblica e votò i componenti dell’Assemblea Costituente, coloro che avrebbero dovuto determinare i principi e i valori fondamentali della nostra identità civile. Per la prima volta nella loro storia le italiane e gli italiani scelsero il proprio futuro liberamente, senza violenze senza discriminazioni. Non era mai accaduto prima di quel momento. Votò il 90% degli elettori. Un popolo affamato dalla guerra, in un’Italia semidistrutta, esprimeva speranza nel futuro e fiducia nelle proprie forze.

Al radicamento di questa speranza e all’alimentazione di questa fiducia concorsero tutti i partiti, perché tutti, pur nella diversità delle storie, dei passati recenti e delle visioni, sapevano parlare di futuro, suscitare fiducia, animare la speranza.

Si pensa comunemente che la Repubblica sia figlia della Costituzione. Non è così. La Repubblica nacque in quei primi giorni di giugno 1946. La Costituzione fu approvata un anno e mezzo dopo, il 22 dicembre 1947. Non è una pedanteria. La Costituzione sarebbe stata diversa se avesse prevalso la monarchia. Una vita politica fondata sul primato della Cosa pubblica è diversa da una vita politica fondata sull’esistenza di un re. La Costituzione è figlia della Repubblica.

Perciò ricordare quella data non è un esercizio di retorica; se lo diventasse sarebbe il trionfo della pigrizia civile.

Le democrazie non muoiono per omicidio, muoiono per suicidio. Muoiono quando perdono la propria ragion d’essere, quando smarriscono i propri fondamenti, quando annaspano invece di nuotare, quando per pavidità si consegnano dimenticando il coraggio di scegliere.

Il due giugno non festeggiamo una data. Ricordiamo quel 90% di italiane e di italiani che seppero dare, in una stagione che era di libertà ma anche di povertà, di dolore e di lutti, una grande prova di fiducia, di speranza e di coraggio.

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