15 maggio 2020

Il “fort-da” freudiano ai tempi del Coronavirus

  • Di Sara Manfuso

Nello stesso ambiente domestico interagiscono con il mondo le madri e i figli attraverso lo schermo dei propri dispositivi.

L’accelerazione impressa dall’emergenza Covid-19 alla gestione da remoto di una moltitudine di lavori - tra questi anche quello dello studente con la didattica online - pone diverse questioni: alcune di queste strettamente legate alla gestione empirica di un fenomeno che nel 2020 resta ancora limitato (banda larga che non copre il territorio nazionale nella sua interezza a discapito delle aree periferiche; carenza di investimenti delle risorse necessarie alla formazione della digitalizzazione delle professioni; inadeguatezza dei dispositivi tecnologici delle realtà pubbliche/private e dei lavoratori che in queste operano). Altre, e sono quelle che mi premono maggiormente, che ineriscono il mutamento sociologico epocale in cui siamo immersi e il diverso paradigma - per dirla alla Kuhn - che ci prepariamo ad adottare, degno di una rivoluzione concettuale e relazionale che interessa rapporti fondativi in termini identitari come quello “madre-figlio”.

Nello stesso ambiente domestico interagiscono con il mondo le madri e i figli attraverso lo schermo dei propri dispositivi (laddove si è fortunati e ne esiste più di uno, o semplicemente qualcuno) e ci costringe a fare i conti per i figli con una inaccettabile “presenza-assenza” della figura genitoriale femminile (c’è fisicamente ma mi resta inaccessibile poiché le sue energie mentali sono dirottate altrove) e per le madri con un’atavica colpa “dell’essere altrove” acuita dalla presenza questuante della prole cui sottrarsi per garantire un dignitoso livello qualitativo della prestazione professionale.

È, per citare Freud, una contemporanea reinterpretazione del “fort-da” in termini di formazione identitaria del bambino, per cui lo sperimentare l’assenza e l’incubo dell’abbandono è un passaggio necessario nel cammino evolutivo verso la maturità psicologica ed emotiva.

Ma quando la mamma non c’è per davvero, è tutto paradossalmente più facile di quando “c’è ma non c’è” (richiamando “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes

Sigmund Freud

Sigmund Freud

Il padre non è oggetto di questa riflessione poiché nella divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale nella pur sempre viva visione patriarcale di cui tutti siamo portatori non sempre consapevoli, è a lui consentito - diritto che pu scegliere arbitrariamente di non esercitare - di essere “assente in presenza”.

L’emergenza Covid19 esaspera dunque ulteriormente il bisogno di un reale e pieno rispetto della donna - che non vuol dire rivendicare ideologicamente un’astratta forma di uguaglianza con l’uomo emulandolo o “rincorrendolo” (non c’è cosa più bella della diversità dei sessi e della loro espressione), ma la garanzia di pari opportunità a partire dalla gestione “interiore” di se stesse come lavoratrici, per giunta da remoto con figli in presenza. Al resto avrebbe dovuto e dovrebbe pensare la politica, ma se non è bastata una pandemia….

Sara Manfuso

Sara Manfuso

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