20 marzo 2020

Il senso lombardo per la comunità

  • Di Oriano Giovanelli

Un modo diverso di essere nazionali.

La Lombardia sta affrontando una prova durissima. Bergamo, Brescia, Milano, Varese, Lodi, Mantova , Cremona, Pavia, tutte le province sono in grande difficoltà. La struttura economica è potente come l'arco di Ulisse, ma nessuno dei Proci è in grado da solo di inarcarlo per scoccare la freccia capace di uccidere il virus maledetto. Facciamo noi, no faccio io, fa provare me rimbalzano le voci di Palazzo. Itaca sembra allo sbando.

Chi è l'Ulisse, chi è colui che, forte della esperienza di aver affrontato l'ignoto, di aver provato la vertigine del viaggio infine richiamato dalla sua terra, può salvare Itaca dal caos.

Testa di Ulisse, Gruppo di Polifemo a Sperlonga

Testa di Ulisse, Gruppo di Polifemo a Sperlonga

È il particolare senso lombardo per la comunità.

È quella la forza che piegherà l'arco e lancerà la freccia.

Non facciamoci ingannare dalle chiacchiere da cortile. Non si faccia l'errore di contrapporre la “ rosa camuna “ al tricolore. Milano e la Lombardia sono l’Italia e sono nello stesso tempo un modo diverso di vivere il sentimento nazionale.

È una differenza che ha radici antiche.

La loro forza risiede nell'aver sempre coltivato l’idea e il valore della autonomia della loro comunità. Pragmaticamente, laicamente, ma con azioni concrete e conseguenti che hanno dato un senso a valori profondi.

Non deve stupire e non deve essere oggetto di considerazioni dietrologiche l’insistenza con cui la Regione si batte per aprire la nuova struttura ospedaliera di terapia intensiva nel padiglione della vecchia fiera, e ancora meno deve stupire che sia quell'obiettivo concreto e circoscritto a far scattare una gara di solidarietà a suon di milioni di euro.

È la stessa molla che ha portato 15000 milanesi per le strade a ripulire la città nel maggio del 2015 dopo la devastazione di gruppi violenti scesi in città contro Expo.

È la stessa cultura di cui parla da anni un grande lombardo come Piero Bassetti.

È quella comunità studiata in tutte le sue sfavillanti luci e le sue cupe ombre dal sociologo Aldo Bonomi.

È la comunità della sussidiarietà fra livelli istituzionali ma soprattutto fra società civile e sistema istituzionale.

È la Lombardia del CLNAI, Comitato di Liberazione Alta Italia, che non pochi pensieri diede a Togliatti impegnato ad attuare la “svolta di Salerno” mentre i “garibaldini” non avevano proprio intenzione di fondersi con gli eserciti alleati. E i comunisti di Milano nel 1947 non ci pensarono su due volte ad occupare la Prefettura quando il prefetto Troilo nominato dal CLN fu fatto fuori dal Governo De Gasperi.

È la Lombardia del sindaco Emilio Caldara che fra il 1914 e il 1920, in contemporanea con il suo collega e compagno Francesco Zanardi il “sindaco del pane” della città di Bologna, elaborò un progetto di socialismo municipale fatto di riforme, atti, decisioni, tutte azioni concrete, autonome dal poter dello Stato e osteggiate dai Prefetti, indirizzate verso il benessere delle masse popolari.

È la Lombardia di Carlo Cattaneo, il cui 150° della morte nel 2019 è stato praticamente snobbato a Roma, figura chiave di un risorgimento diverso e ciò nondimeno in prima linea come Presidente del Consiglio di Guerra nelle 5 giornate di Milano; per nulla convinto del valore di Casa Savoia ma pragmaticamente operoso per potare avanti il processo di emancipazione dall'Austria; fervente repubblicano e capace di voltare le spalle al nuovo regno venuta meno la sua speranza per una Italia federale.

Cupola della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano

Cupola della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano

Ecco dove stanno le radici, ecco perché per i lombardi l'idea di comunità non è confondibile con la somma di tanti vicinati, ma è il prodotto di una rete fitta di relazioni, associazioni, strutture, fondazioni, tutte autonome e tutte connesse. Niente a che vedere con le realtà del centro sud. Il primato della comunità come bene collettivo e del far da sé mentre altrove c'è il primato della relazione famigliare e dell’affidarsi al potere.

Nulla di analogo si trova nel resto del paese se non in qualche modo sull’asse della via Emilia fra Milano e Bologna.

Sarà ancora nella sua idea di comunità e di autonomia che la Lombardia troverà le forze per farcela. Come spesso le è accaduto a Roma non tutto capiranno, non tutto approveranno, ma alla fine converrà a tutti sostenere quella straordinaria forza motrice che sarà essenziale per tirarci fuori non solo dalla emergenza ma dalle conseguenza successive alla emergenza.

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